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Chi e perché ha chiesto a Bruxelles di indagare su Google for Jobs

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Tutti i dettagli sull’indagine preliminare decisa dalla Commissione europea su Google per il suo servizio di ricerca di lavoro “Google for Jobs”

 

La Commissione europea ha avviato un’indagine preliminare per verificare se Google non stia abusando della sua posizione dominante per favorire il suo servizio di ricerca di lavoro “Google for Jobs” a spese dei suoi concorrenti.

ECCO DA DOVE NASCE L’INDAGINE SU GOOGLE

23 siti specializzati in job finding puntano il dito contro il colosso dicendo che la app, ovviamente direttamente collegata col motore di ricerca, fa concorrenza sleale. Hanno quindi scritto al commissario alla concorrenza Margrethe Vestager, chiedendo che chiuda in Europa il servizio di google mentre indaga sullo stesso.

CHI SONO LE AZIENDE CHE SI SONO RIVOLTE A BRUXELLES

BestJobsOnline, Intermedia, Jobindex e tante altre piattaforme hanno firmato congiuntamente una lettera alla Commissaria UE per la Concorrenza Margrethe Vestager.

LE DENUNCE DELLE PIATTAFORME

Secondo le agenzie on line di ricerca lavoro, tra l’altro, Google offre anche direttamente i suoi servizi ai reclutatori e quindi alla fine si comporta proprio come un portale di annunci, essendo però altro.

CHE COSA HA SVELATO REUTERS

Reuters, che ha potuto visionare il documento, ha svelato che il nodo della questione è legato ai mercati dove Google for Jobs è già attivo, quindi Germania, Spagna, Francia e Regno Unito. In circa un anno di attività è diventato leader nel settore facendo perdere notevoli quote ai concorrenti poiché è direttamente integrato nel motore di ricerca principale. Si replica quindi lo stesso problema già emerso nel settore dello shopping, che poi ha portato a una sanzione nel nel 2017.

COME FUNZIONA GOOGLE FOR JOBS

Google for Jobs nasce per aggregare gli annunci presenti sui vari portali, ma questo è possibile solo se gli sviluppatori codificano gli annunci presenti sui siti seguendo specifiche linee guida. La criticità, come per altri settori, è che nei risultati del motore di ricerca si altera l’equilibrio che dovrebbe consentire a tutti i servizi di avere adeguata visibilità. Non a caso la Commissaria Vestager nel 2018 ha assicurato che si sarebbe occupata della questione.

LA LETTERA DI CHI HA PROTESTATO CONTRO GOOGLE

“Google offre anche direttamente i suoi servizi ai reclutatori e adempie quindi alle funzioni tipiche di un portale di annunci“, si legge nella lettera. “In tal modo, Google sta tentando di aggirare e alla fine servire da sostituto per i portali di annunci. In effetti, alle nostre spalle, i team di vendita di Google si stanno già attivamente e direttamente avvicinando ai nostri clienti e acquisendo reclutatori come clienti chiave”.

COME REPLICA GOOGLE

Non si è fatta attendere la replica di Google, che cosi ha commentato l’iniziativa dell’Antitrust Ue: “Trovare un lavoro può essere difficile, per questo abbiamo collaborato con chi fornisce offerte di lavoro per creare un’esperienza migliore sul motore di ricerca. Chiunque offra un lavoro – dal singolo datore di lavoro alle piattaforme che aggregano offerte di lavoro – può usare questo servizio sul motore di ricerca, e in molti hanno visto un aumento significativo nel numero di domande di lavoro ricevute. Da quando è stato lanciato, abbiamo fatto diverse modifiche per andare incontro ai feedback ricevuti in Europa”. Così un portavoce di Google in merito all’indagine della Commissione europea sul servizio ‘Google for Jobs’ per sospetto abuso di posizione dominante

LE MULTE PRECEDENTI DI GOOGLE

Comunque Google è già stato sanzionato tre volte da Bruxelles, ogni volta per abuso di posizione dominante: a giugno 2017 per il suo servizio “Google Shopping” (2,42 miliardi di euro di multa), a luglio 2018 con il suo sistema operativo gratuito per smartphone Android (4,34 miliardi di euro) e nel marzo 2019 per la sua rete pubblicitaria AdSense (1,49 miliardi di euro).

COME AVANZA IL CIMITERO DI GOOGLE

Intanto, dopo Google Plus e InBox, un’altra app si aggiunge ai cimitero di Google. L’azienda di Mountain View ha annunciato che il primo settembre 2020 chiuderà Hire, l’applicazione per cercare lavoro lanciata due anni fa per sfidare LinkedIn.

CHE COSA DICE GOOGLE SULL’APP HIRE

“Nonostante il successo ottenuto da Hire, stiamo concentrando le nostre risorse su altri prodotti presenti nel portfolio di Google Cloud. Siamo profondamente grati ai nostri clienti, così come ai talenti e ai sostenitori che ci hanno dato supporto in questo percorso”, ha spiegato il colosso americano.

I NUMERI CHE NON CI SONO

Google non ha mai reso noto in via ufficiale quanti hanno utilizzato il servizio destinato prevalentemente alle piccole e medie imprese che necessitano di un supporto durante la fase di selezione e assunzione del personale. Il supporto, spiega comunque Google, verrà garantito fino all’ultimo giorno di operatività.

HIRE COME INBOX E GOOGLE PLUS

Hire si aggiunge agli altri rami secchi tagliati da Big G: dalla casella di posta Inbox all’applicazione Allo per le chat, al suo social network Google Plus che non è mai riuscito a decollare

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