Innovazione

Il Canada vuol esser il nuovo leader mondiale del settore tech

di

Canada

Il Canada si propone di accogliere i talenti stranieri che non possono entrare negli Usa: il Paese prova ad essere il nuovo leader mondiale del settore tecnologia

 

La guerra scatenata da Donald Trump contro gli immigrati potrebbe avere un vincitore: il Canada. Il Paese, infatti, si propone di ospitare tutti i talenti che gli Usa rifiutano, puntando a diventare leader mondiale del settore tecnologia.

Il decreto firmato da Trump, che blocca l’arrivo di cittadini provenienti da sette Paesi musulmani: Siria, Iraq, Iran, Yemen, Somalia, Sudan e Libia, ha creato il caos negli aeroporti Americani, con gente ferma alla frontiera e assistita da avvocati di turno, che non accettano le nuove norme anti-immigrazione. Della situazione prova ad approfittarne il Canada, dove decine di amministratori delegati di società tecnologiche hanno deciso di scendere in campo per chiedere al premier Justin Trudeau di accogliere tutti coloro che vengono rifiutati alle barriere a Stelle e strisce. Sarebbe un bel vantaggio per il Paese del Nord-America.

“Possiamo assumere e formare i professionisti migliori al mondo, costruendo società che contribuiscano alla crescita della nostra economia”, si legge nella lettera firmata dai dirigenti delle aziende tech, tra cui Tobi Lutke di Shopify Inc, immigrato dalla Germania, e Ryan Holmes di Hootsuite media Inc.. “Abbracciando la diversità, saremo in grado di guidare l’innovazione a beneficio del mondo.’silicon valley

John Chen, amministratore delegato di BlackBerry Ltd., ha definito il decreto di Trump un atto estremo “estremo”, e ha esortato il Canada ad approfittare della situazione, offrendo i propri visti alle persone qualificate.

A condannare la decisione di Donal Trump sono state anche le aziende tecnologiche Usa, consapevoli che l’immigrazione è essenziale alla crescita e allo sviluppo di idee e progetti. Basti pensare che il 51% delle aziende statunitensi del valore di più di 1 miliardo di dollari ha avuto un co-fondatore straniero, secondo i dati della Fondazione Nazionale per la politica americana.

Anche la Cina vuole la sua Silicon Valley

A regalare una nuova prospettiva agli immigrati tech  americani è Robin Li, co-fondatore del più grande motore di ricerca cinese Baidu Inc., esprimendo, in realtà, i sentimenti di molti dei suoi compatrioti. Robin Li si augura che alcune delle decine di migliaia di esperti optino di far carriera nella seconda più grande economia del mondo.

“Ho letto che un consigliere del presidente eletto Donald Trump lamenta il fatto che i tre quarti degli ingegneri della Silicon Valley non siano americani”, aveva detto Li in una Conferenza tenutasi nella storica città di Wuzhen. “Mi auguro che molti di questi ingegneri arriveranno in Cina e sceglieranno di lavorare per noi.”

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