Innovazione

Banda ultralarga: perchè l’Europa indaga sui piani Infratel dell’Italia

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La divisione aiuti di Stato dell’Antitrust Ue ha aperto un dossier per verificare la correttezza dei Bandi Infratel per la realizzazione della banda ultralarga nelle zone a fallimento di mercato

Negli ultimi mesi l’Italia ha provato ad accelerare sui piani della banda ultralarga: obiettivo coprire gran parte del territorio con la fibra, entro il 2020. Comprese anche le aree a fallimento di mercato, dove ad installare la tecnologia sarà la vincitrice dei bandi Infratel. Ma è proprio questa procedura a finire sotto la lente di Ingrandimento della Ue, dopo un esposto di Telecom Italia (Tim). Approfondiamo insieme, partendo dall’inizio.

 

Banda ultralarga: il primo Bando Infratel

banda-largaIl primo bando Infratel, quello che riguarda 5 lotti corrispondenti a Abruzzo, Molise, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, ha già ottenuto una sua assegnazione. Sarà Open Fiber a portare la banda ultralarga in quelle zone. La società di Enel, infatti, si è classificata prima in tutti e cinque i lotti del primo bando di gara da 1,4 miliardi per la realizzazione della rete in fibra ottica nelle zone a fallimento di mercato.

OpenFiber ha ottenuto un punteggio altissimo in tutte le gare, distanziando di tanto, sia sul fronte dell’offerta economica sia di quella tecnica, i concorrenti, Telecom fra tutti.

Ma i lavori non possono partire. Telecom infatto ha impugnato la decisione, contestando al Tar le linee guida per le future tariffe all’ingrosso. Il Tribunale si esprimerà in merito tra fine febbraio e inizio marzo. Ma proviamo a capire meglio.
L’operatore vincente, OpenFiber, in questo caso, è tenuto a noleggiare agli altri i servizi fibra, lasciando allo Stato la proprietà della Rete. Le norme AGCOM prevedono criteri di tariffazione adeguati per incentivare lo sviluppo, ma Telecom sostiene che i prezzi dovrebbero essere replicabili da ogni operatore, per non attivare dinamiche anticoncorrenziali.
Anche Fastweb contesta il primo bando Infratel, non contendo dei requisiti per le pre-qualifiche. Anche in questo caso, il TAR dovrebbe pronunciarsi nelle prossime settimane.

Il secondo Bando Infratel

Come dicevamo, non c’è stata ancora alcuna aggiudicazione del secondo bando Infratel, per portare la fibra in Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Cbanda ultra larga fibraampania, Basilicata, Sicilia e provincia di Trento.

Telecom Italia, Open Fiber , Fastweb ed e-Via hanno superato la prima fase. Acea si è pre qualificata nei lottti Marche, Umbria e Lazio (dove si era candidata), ed Estra punta a Marche e Umbria. Telecom e Fastweb, però, hanno deciso di non presentare alcuna offerta, lasciando campo libero ad OpenFiber.

La decisione di Telecom non stupisce per niente, visto quanto successo con il primo bando Infratel, vinto con numerosi punti di scarto da OpenFiber, l’azienda di Enel e di Cassa Depositi e Prestiti, che si è aggiudicata la realizzazione della rete a banda ultralarga nelle aree a successo di mercato. Con grande probabilità, OpenFiber avrebbe vinto anche la seconda gara per la realizzazione della banda ultralarga.

A frenare Telecom sono anche i contenziosi nati intorno alla faccenda, sia quelli per impugnare la prima gara Infratel, sia quelli per ricorrere contro la seconda gara, anche in mancanza di assegnazione.

L’esposto all’Ue e l’”indagine” in corso

Dicevamo che ad incidere sulla decisione di Telecom sono stati anche i contenziosi nati attorno ai bandi. Oltre ad aver fatto ricorso al Tar del Lazio, infatti, Tim avrebbe inviato un esposto anche all’Ue, la cui divisione aiuti di Stato dell’antitrust ha deciso di aprire un caso sul piano per la banda ultralarga del governo italiano nelle aree a cosiddetto fallimento di mercato.

Telecom timSpecifichiamo subito che non si tratta di un’indagine formale, ma la Commissione intende esaminare la corretta applicazione delle norme sugli aiuti di Stato. Tim, infatti, contesta il mancato rispetto della norma che prevede il sussidio pubblico nelle aree in cui non sia presente alcun operatore di mercato e altri profili di incompatibilità nei criteri di aggiudicazione della gara. Per la società guidata da Flavio Cattaneo mancherebbe il requisito fondamentale per dare i contributi di Stato: nelle aree in questione è previsto l’intervento di privati.

È bene precisare che Infratel, la società pubblica che ha dato in appalto la realizzazione e la gestione per i prossimi 20 anni della rete pubblica in fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato, lo scorso anno aveva già ottenuto il via libera dell’Unione europea a procedere, una lunga istruttoria.

Il governo si era infatti assicurato che nelle aree in questione non fosse previsto l’intervento di privati. Ma dopo essersi ritirata dal Bando, ora, Telecom ha affermato che intende investire in modo autonomo nelle aree in questione.

Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Telecom al primo Bando Infratel

Intanto arriva la prima rispsta ai contenziosi di Telecom. Il Tar del Lazio ha respinto, il 20 marzo 2017, il ricorso presentato da Telecom Italia relativo al primo bando di gara per la realizzazione della rete a banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato per le regioni Abruzzo e Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto.

La società guidata da Flavio Cattaneo era ricorsa alla giustizia con l’accusa che le regole per i bandi Infratel favorivano Open Fiber, ma il Tribunale “respinge, dichiara inammissibile” il ricorso e condanna Telecom Italia al pagamento delle spese processuali.

Infratel aveva espresso “soddisfazione per la decisione del Tar” del Lazio.  “Una decisione che  conferma la correttezza del bando di gara messo a punto dopo una rigorosa istruttoria ed un approfondito lavoro tecnico” aveva aggiunto Infratel. “Il bando, peraltro, aveva ottenuto il parere favorevole dell’Autorità per le comunicazioni (Agcom), dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e dell’Autorità dell’energia, ed era stato sottoposto alla vigilanza collaborativa con l’Anac, ottenendo anche da quest’ultima parere positivo.
A questo punto i lavori per la realizzazione di una rete di proprietà pubblica nelle aree a fallimento di mercato possono finalmente entrare nella fase esecutiva.”

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