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Attenzione a Spritecoin, la moneta virtuale che ruba i dati

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spritecoin

Spritecoin promette guadagni facili in pochi click, ma è un virus che prende possesso del computer non lo lascia più

 

Il successo del Bitcoin ha attirato l’attenzione di tutti verso le monete virtuali, anche quegli hacker. Se i malviventi del Web, fino ad oggi, si sono limitati ad utilizzare i nostri Pc per fabbricare la criptovaluta o hanno chiesto riscatti in Bitcoin per non rubare i dati, adesso fanno molto di più. Sfruttando proprio tutto l’entusiasmo che gira intorno a questo mondo, provano ad entrare nel computer e a spiarci.

Spritecoin, infatti, si presenta come moneta virtuale che promette guadagni facili in poco tempo, una cugina del bitcoin su cui tutti dovremmo investire. Ma l’abito non fa il monaco: e Spritecoin è una finta valuta, in realtà un software malevolo che rende inaccessibili tutti i file contenuti nel computer infetto e pretende il pagamento di un riscatto. Mentre stiamo installando il tutto e stiamo dando vita (o almeno stiamo pensando di farlo) al portafogli online che dovrebbe proteggere i nostri risparmi, ci chiede anche l’inserimento di una password. In quel momento, il software starebbe già installando un ransomware, capace di cifrare tutti i documenti contenuti nel dispositivo impedendone l’accesso al proprietario.

La truffa all’utente, dobbiamo dirla tutta, è proprio ben organizzata. Spritecoin, infatti, viene anche pubblicizzato su alcuni forum specializzati in monete virtuali come “criptovaluta che garantirà ricavi sicuri”. Non è difficile, dunque, che i non addetti ai lavori e i meno esperti ci caschino.

Il riscatto per liberare il pc dovrà essere pagato, ovviamente, in criptomoneta. In Monero, per essere precisi: l’utente per avere l’accesso ai propri file dovrà pagare 0,3 Monero (78,28 Euro).

Ma anche dopo aver pagato il riscatto, non tutto ritorna come prima. Nel momento in cui il malware ha preso possesso del pc, infatti, questo cerca di accedere alle credenziali contenute sui browser, così da sottrarre le credenziali degli utenti. E queste, ovviamente, potrebbero tornare utili in un secondo momento.

E ancora: in base alle prime indagini, sembrerebbe che pagata la cifra richiesta dagli hacker, durante la procedura di sblocco del contenuto cifrato, il programma installa un altro pezzo di software, capace di prendere possesso di ulteriori segmenti del pc. Quindi gli hacker sono in grado di rubare documenti, analizzare il materiale fotografico contenuto nel computer e attivare la webcam del dispositivo (catturano immagini per poi ricattare ulteriormente l’utente).

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