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Huawei

At&T, Verizon e non solo snobbano Trump e dicono sì a Huawei

AT&T, Verizon e i produttori di chip hanno rifiutato di firmare l'adesione a principi stabiliti dal Dipartimento di Stato che di fatto escludevano Huawei come fornitore

Trump contro Huawei e contro la Cina, ancora una volta. Ma le aziende americane non ci stanno e questa volta respingono le richieste dell’inquilino della casa Bianca al mittente. Secondo quanto riporta il Financial Times, le aziende tecnologiche statunitensi hanno respinto la richiesta dell’amministrazione Trump di bloccare ogni acquisto di componenti da Huawei e dalle altre aziende cinesi. Andiamo per gradi.

LA RICHIESTA

Partiamo dal principio: il Dipartimento di Stato ha chiesto ai gestori di telecomunicazioni, tra cui i grandi operatori di telecomunicazioni come AT&T e Verizon, e ai produttori di chip di aderire a una serie di principi che avrebbero di fatto escluso Huawei ed altre aziende cinese dalla lista fornitori, secondo quanto tre persone vicine al dossier avrebbero rivelato al Financial Times.

In pratica, secondo il quotidiano economico-finanziario britannico, si chiedeva alle aziende di firmare un documento in cui si impegnavano, tra le altre cose, a non comprare prodotti da aziende che, secondo il governo Usa, hanno infranto le sanzioni vigenti o i cui dati potrebbero essere condivisi con le agenzie di intelligence del loro paese.

STOP AD ACQUISTI DA HUAWEI

Tradotto, significava per le aziende non comprare Huawei. “Queste richieste sono ovviamente rivolte contro Huawei”, ha detto una delle tre persone informate dei fatti al Financial Times.

IL GLOBAL DIGITAL TRUST STANDARD

Promotore dell’iniziativa è il sottosegretario di Stato alla crescita economica, all’energia e all’ambiente, Keith Krach, che ha contattato diverse 13 aziende tecnologiche, con l’obiettivo di garantire il sostegno da parte delle imprese del piano che il dipartimento chiama Global Digital Trust Standard, programma che aiuta il settore privato a investire in settori a sostegno degli obiettivi di politica estera del governo degli Stati Uniti.

IL RIFIUTO DELLE BIG TECH

I big tech, però, non hanno gradito le richieste e hanno respinto l’offerta al mittente per paura, anche, di incorrere in problemi giuridici: firmare avrebbe significato, spiegano le aziende, cooperare in modo tale da escludere un concorrente globale e quindi il pericolo di essere citati in giudizio per motivi antitrust.

“Questo è stato l’ultimo tentativo dell’amministrazione Trump di farci chiudere Huawei. Ma se ci fossimo riuniti per agire contro un concorrente globale come questo, saremmo quasi sicuramente citati in giudizio ”, ha riferito un dirigente di una delle aziende interessate dalla richiesta del dipartimento di Stato al Financial Times.

TRUMP, NUOVO ROUND

Non è certo un mistero, infatti, che l’amministrazione Trump ha già sanzionato Huawei ha adottato misure per escluderlo dal mercato statunitense del 5G e ha introdotto la società cinese nella black list, costringendo le aziende americane a chiedere una licenza prima di vendere all’azienda di Shenzen.

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