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Twitter uccida il retweet, ecco perché. I consigli di Atlantic

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Che cosa succede a Twitter? E che cosa dovrebbe succedere? Fatti e analisi

Twitter è pronto a cambiare il proprio servizio e stando alle indiscrezioni pubblicate dalla stampa – e in parte confermate dalla stessa compagnia – a farne le spese per primo potrebbe essere il tasto “like”, che potrebbe sparire.

ADDIO AL CUORICINO

La società di Jack Dorsey ha confermato di voler rimodulare l’offerta con l’obiettivo dichiarato di migliorare la qualità delle interazioni. Come tutti i social, infatti, Twitter soffre per l’utilizzo distorto messo in opera da molti utenti: si va dagli insulti riversati da “semplici” troll a vere e proprie campagne di disinformazione che sfruttano bot per rilanciare fake news o messaggi discriminatori.

Secondo i vertici, una possibile soluzione potrebbe essere l’eliminazione del pulsante “like”. Il “cuoricino” disincentiverebbe una partecipazione costruttiva degli utenti, magari spingendo contenuti dannosi con l’obiettivo di indurre l’algoritmo di Twitter (una specie di “cervello” che decide le regole del funzionamento della piattaforma) a favorirli.

L’azienda – ovviamente tramite tweet – conferma l’indiscrezione. “Come diciamo da tempo, stiamo ripensando completamente il nostro servizio per incentivare conversazioni sane, e ciò include il pulsante “like”. Per ora siamo solo all’inizio e non abbiamo piani da condividere oggi”.

IL PULSANTE RETWEET

C’è tuttavia chi pensa che, se l’obiettivo è davvero stimolare interazioni costruttive, non è tanto il “like” a dover essere sacrificato, quanto piuttosto il retweet. Ovvero quel comando che consente di condividere sul proprio profilo un tweet altrui. È stato Taylor Lorenz su The Atlantic a sollevare la questione.

Tanto per cominciare, per l’utente di Twitter la vera “ricompensa” è il retweet più che il like, e questo è anche il motivo che induce molti a esacerbare il linguaggio e i concetti nel tentativo di scatenare un dibattito. “Se davvero Twitter vuole rientrare nel controllo del meccanismo di ricompensa che ha creato, il pulsante retweet dovrebbe essere il primo da eliminare” argomenta Lorenz. Tanto più che il “contributo” al dibattito di chi retwitta è “l’equivalente digitale di urlare: ‘Ecco, infatti!’ nel bel mezzo di una conversazione”.

Peraltro, a proposito di fake news, dal momento che i tweet non si possono modificare, il retweet di una notizia falsa genera automaticamente un suo rilancio. E lo fa senza che il responsabile faccia neppure la fatica di copiare e incollare, come avveniva invece fino a qualche anno fa, quando il pulsante retweet non esisteva. Quando quest’ultimo è stato introdotto, nelle intenzioni dell’azienda, avrebbe dovuto favorire la diffusione di contenuti validi, ma nei fatti si è rivelato anche un potente amplificatore di messaggi deleteri.

Lo sanno bene molti degli utenti, che hanno deciso di utilizzare un’estensione della piattaforma attivata nel 2013 in grado di non mostrare i retweet. Una soluzione capace di “pulire” il feed da ripetizioni dello stesso concetto giudicate inutili. Un concetto simile a quello adottato da chi invece punta su versioni di Twitter capaci di nascondere il conteggio dei retweet o addirittura dei follower.

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