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Perché l’Esa non russerà su ExoMars. No news di Draghi su Asi?

Asi

Vista la guerra in Ucraina, l’Agenzia Spaziale Europea ha sospeso la missione ExoMars su Marte delle agenzie spaziali europee di Europa (Esa) e Russia (Roscosmos). Tutto ok all’Asi? Il corsivo di Paolo Chersei

 

Lo scorso 14 marzo Riccardo Iacona ha presentato una puntata di Presadiretta su Rai 3 su quello che è l’argomento del giorno, la guerra di Ucraina. In coda al servizio “La Cina come via della pace”, Iacona con Francesca Nava e Antonella Bottini si è dilungato su quello che può considerarsi a tutta ragione uno dei principali gioielli tecnologici italiani: il programma ExoMars.

Il tema è stato premonitore di qualcosa che è scaturito nei giorni seguenti. A seguito infatti del Consiglio che si è tenuto a Parigi il 16 e 17 marzo, l’ESA ne ha sospeso il proseguimento. Ne ha appena dato notizia l’Agenzia Spaziale Italiana, con un comunicato stampa. In esso si fa riferimento agli impatti di quanto sta avvenendo in Europa sui programmi dell’Agenzia. In sintesi, così si esprime la ASI, le misure adottate sono la sospensione della missione, il cui lancio era previsto nell’autunno del 2022 ma già messo in forse lo scorso 28 febbraio e poi, come già noto, visto il ritiro degli 87 tecnici spaziali russi presenti al Centro spaziale europeo, saltano i lanci programmati con il vettore Soyuz dallo spazioporto europeo di Kourou ma proseguono le attività della Stazione Spaziale Internazionale. Specifiche proposte – conclude ASI – saranno sottoposte all’approvazione degli Stati Membri ad un Consiglio straordinario di ESA che sarà convocato nelle prossime settimane.

Lo si sospettava e nessuno aveva avuto il coraggio di esprimersi apertamente. Ma è pur vero che se Roscosmos non intende accettare per aprile al cosmodromo di Bajkonur il prezioso carico per integrarlo con il lanciatore ed il veicolo di atterraggio Kazachok prodotto dalla Lavočkin, sarebbe stato impossibile rispettare le date e far ammartare il programma più ambizioso del Vecchio Continente – e forse anche spregiudicato per un’alleanza che si è dimostrata fatale – entro i termini previsti, ovvero la primavera del 2023.

Il colpo è durissimo, inutile negarlo. Qualcuno si domanderà anche a che serve piangere sul latte versato mentre bande di soldati impazziti stanno espugnando Kiev con i metodi e la crudeltà di antiche soldataglie medievali ma con la micidialità di armamenti del XXI secolo.

Ma è pur legittimo rammaricarsi di un investimento importante – dell’entità di un miliardo e duecento milioni di euro – che ha visto l’agenzia europea assegnare all’industria italiana la leadership principale della missione e la responsabilità complessiva di sistema di tutti gli elementi. Inoltre Thales Alenia Space Italia è responsabile della progettazione, sviluppo e verifica di tutto il sistema del rover Rosalind Franklin, dello sviluppo della navigazione del modulo Carrier e del sistema di guida e della realizzazione dello sviluppo del rover, incluso il laboratorio d’analisi ALD e fornisce componenti di base del modulo di discesa e il radioaltimetro. Leonardo fornisce invece i sistemi fotovoltaici le unità di potenza e i sensori di assetto e lo speciale drill di due metri che progettato per perforare il suolo prelevandone campioni da esaminare. Anche lo sviluppo del centro di controllo di missione e l’infrastruttura che avrebbe dovuto fornire le comunicazioni necessarie per condurne le operazioni sono di responsabilità di Telespazio.

Marte è un pianeta esigente. Le sue rotazioni attorno al Sole lo portano ad avvicinarsi significativamente alla Terra solo ogni 24 mesi, più o meno. Attendere due anni, nelle migliori ipotesi con una massa di tecnologia oggi di frontiera ferma a terra rappresenterebbe una scelta molto rischiosa, facilmente raggiungibile da Stati Uniti o Cina, per esempio.

Che fare? È difficile saperlo, così come si attende con ansia la sorte professionale di quella novantina di tecnici e scienziati che hanno dedicato tutto il loro tempo a vincere questa scommessa così sfidante.

E in ASI che si dice?

Nelle interviste effettuate dalle giornaliste del programma di Iacona, non è comparso il responsabile dell’Agenzia. Difficilmente possiamo credere che la Rai non abbia pensato di rivolgersi al presidente dell’ASI per avere una definizione ufficiale di quanto si sta supponendo ma che abbia posto le domando più difficili a Piero Benvenuti, astrofisico di gran pregio sicuramente e vice commissario in uno dei momenti in cui ASI non ha certo brillato per la sua trasparenza. Ammettiamo tutta la nostra preoccupazione perché in una fase così complessa per tutte le dinamiche che vedono in prima linea le più alte tecnologie nazionali, il governo Draghi non abbia ancora trovato una soluzione per mettere alla guida dell’ASI un presidente che sappia coniugare capacità manageriali, scientifiche e strutturali.

Quali altre prove dovremo attendere? Che ASI concluda la realizzazione della sua opera cinematografica per mettere mano ai problemi seri che l’attanagliano?

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