Innovazione

Apple, Lg, Xiaomi, Samsung, Zte. Ecco le pagelle della Germania sulle radiazioni degli smartphone

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Tutte le conclusioni dell’analisi dell’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni sugli smartphone

La stragrande maggioranza delle persone tiene con sé lo smartphone sempre a portata di mano, 24 ore al giorno. È in tasca mentre sono al lavoro, è in mano sul treno o sul bus di ritorno a casa ed è sul comodino quando si va a dormire. Con questo livello di vicinanza e di utilizzo, molti non si sentono tranquilli e hanno la sensazione di rischiare qualche danno nel lungo termine. Ma mentre è difficile ottenere dalla ricerca una conclusione univoca sugli effetti delle radiazioni dei telefonini sull’uomo, è possibile quanto meno sapere il grado di emissioni che ogni singolo dispositivo ha mentre chiamiamo e appoggiamo il cellulare all’orecchio.

SULLE EMISSIONI RISPONDE L’UFFICIO FEDERALE TEDESCO PER LA PROTEZIONE DALLE RADIAZIONI

L’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni (Bundesamt für Strahlenschutz) dispone di una banca dati completa di smartphone – vecchi e nuovi – e del livello di radiazioni che emettono. O meglio del tasso di assorbimento specifico (Sar, Specific Absorption Rate). A dare un quadro più coerente ci ha pensato il sito di data journalism Statistico che ha stilato una sorta di pagella dei “buoni” e dei “cattivi”. In realtà però non esiste una linea guida universale per un livello “sicuro” di radiazioni telefoniche: la certificazione tedesca per la compatibilità ambientale “Der Blaue Engel” (Angelo Blu) certifica solo telefoni che hanno un tasso di assorbimento specifico inferiore a 0,60 watt per chilogrammo. E quasi tutti i telefoni elencati nella ricerca presentano più del doppio di questo valore di riferimento.

DIETRO LA LAVAGNA XIAMI, ONEPLUS, APPLE E GOOGLE

L’attuale smartphone che crea il livello di radiazioni più elevato è il Mi A1 della cinese Xiaomi. Al secondo posto un altro telefono cinese il OnePlus 5T. Terzo Xiaomi Mi Max 3. In effetti, le due aziende sono fortemente rappresentate in questo elenco, con 8 dei primi 16 telefoni realizzati da una delle due case. Anche la Apple finisce dietro la lavagna: l’azienda californiana compare nella classifica dei primi 16 “cattivi” con due apparecchi (iPhone 7 e iPhone 8, non ci sono gli apparecchi più recenti) assieme a Google con i Pixel 3 e Pixel 3 XL, alla cinese Zte (una volta con l’Axon 7 ini) e Htc (due volte con l Desire 12/12+ e l’U12 life). Ma anche a Sony (con l’Xperia XZ1 Compact).

SAMSUNG AL TOP DEI “BUONI”, SEGUITA DA ZTE E LG

Passando ai “buoni” lo smartphone che presenta il livello più basso di radiazioni è il Samsung Galaxy Note8 con un tasso di assorbimento specifico di 0,17 watt per chilogrammo. In effetti, i telefoni Samsung hanno un ruolo di primo piano, con la metà delle posizioni della top ten occupate da dispositivi della società sudcoreana. Tra loro il Galaxy A8, l’S8 e l’S8+, l’S7 Edge, e l’S9+ ma anche il J6+ e il J4+. Per il resto si tratta di tre prodotti della cinese Zte, due della coreana Lg e due dell’americana Motorola oltre alla taiwanese Htc.

IN ITALIA ENTRO IL 16 LUGLIO AL VIA UNA CAMPAGNA INFORMATIVA SUI RISCHI DELLE RADIAZIONI CELLULARI

Naturalmente la questione è attuale anche in Italia dove entro il 16 luglio partirà una campagna informativa “rivolta all’intera popolazione, avente ad oggetto la individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile (telefoni cellulari e cordless) e l’informazione dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad un uso improprio di tali apparecchi”.

E’ quanto ha deciso il Tar del Lazio a gennaio accogliendo il ricorso dell’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog in una sentenza riportata da PolicyMaker. Spetterà ai ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione, ciascuno per il proprio ambito di competenza, adottare la campagna di informazione e di educazione ambientale “avvalendosi dei mezzi di comunicazione più idonei ad assicurare una diffusione capillare delle informazioni in essa contenute”.

Dal punto di vista della ricerca, invece, anche nel nostro paese non ci sono prove di un nesso tra tumori e cellulari: il Consiglio Superiore di Sanità, in un parere del 15 novembre 2011 – ripreso proprio nella sentenza – che tiene conto della posizione formalmente assunta dall’Istituto Superiore di Sanità, ha rilevato come “allo stato delle conoscenze scientifiche non è dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali” rimarcando tuttavia come “l’ipotesi di un rapporto causale non possa essere del tutto esclusa in relazione ad un uso molto intenso del telefono cellulare…” e che lo stesso Consiglio Superiore di Sanità “… ha quindi raccomandato di mantenere vivo l’interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema, in attesa che le nuove conoscenze risolvano le attuali aree di incertezza”.

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