Innovazione

App anti Covid-19 in Italia: open source o no?

di

app anti covid-19 Immuni

Come sarà l’app anti Covid-19 in cantiere in Italia? L’intervento di Giordano Alborghetti  (LibreItalia e The Document Foundation)

In questi giorni c’è la rincorsa spasmodica da parte di aziende, enti, università, per rispondere all’appello del Ministero dell’Innovazione, per la creazione di un’app atta a tracciare le persone contagiate e i possibili contatti che possa avere avuto. Ci sono prese di posizioni, diametralmente opposte: chi è a favore a prescindere e chi è contrario a prescindere. È un tema molto delicato, perché fra un interesse collettivo – la salute – e un diritto – la privacy – non è facile trovare un giusto equilibrio. Fra le due posizioni, quella che mi spaventa di più è quella interventista, spesso le dichiarazioni sono fatte da chi è completamente a digiuno di un minimo di conoscenze e competenze digitali/informatiche e lo fa solo per una visibilità facendo dei proclami molto pericolosi, dimenticandosi che un dato è per sempre, oppure perché chi fa queste dichiarazioni ha degli interessi più o meno nascosti.

Ma come fare a decidere? Come si possono conciliare entrambe le esigenze? Un primo discrimine: l’app è proprietaria, ovvero non conosco com’è stata fatta, oppure l’app è open source? Nel primo caso non so quale database viene utilizzato, non so quali server vengono utilizzati e dove sono i dati; nel secondo caso, per sua natura, è tutto trasparente, quindi un approccio completamente diverso.

In questi giorni il Garante della Privacy Antonello Soro è stato molto chiaro, in qualsiasi caso se venisse approvata, il mantenimento dei dati deve essere a tempo, per poi essere cancellati, il rischio è trovarsi in una situazione post 11 settembre, nella quale ognuno è stato tracciato e dalla quale poi non si torna più indietro. Non dimentichiamoci che per sua natura ogni software o app open source hanno un’etica che non si riscontra in un software proprietario.

Su Twitter, grazie a Gianni Bassini, ho scoperto questo progetto che ho trovato molto interessante. Anziché un’app, basta andare sul loro sito, fatto molto bene fra l’altro, rispondendo a delle semplici domande. Tutto questo in modo completamente anonimo, ma nel contempo rigoroso. Ho fatto alcune domande e queste sono state le loro risposte.

“Il fine di questa iniziativa – spiega Bassini – è quello di raccogliere le informazioni relative allo stato di salute delle persone, siano esse sane o infette da Covid-19. I cittadini italiani inseriscono la propria condizione di salute in forma anonima sul sito https://coronastatus.it/ così da avere un quadro della situazione veritiero senza peggiorare le condizioni già precarie delle strutture sanitarie italiane. In qualsiasi momento l’utente che migliora/peggiora il suo stato di salute può modificare quanto ha precedentemente dichiarato sulla piattaforma. Questo progetto è completamente open source dunque chiunque può vedere il codice (disponibile al seguente link: https://github.com/BustByte/coronastatus). Attraverso questa modalità il codice è più sicuro e tutti possono vedere come vengono gestiti i dati raccolti. CoronaStatus è stato originariamente pensato da una startup norvegese chiamata BustBtye, non raccoglie dati sensibili, non c’è alcun tracciamento dell’utente e le informazioni vengono raccolte in modo anonimo”.

“Da non sottovalutare il fatto – aggiunge – che i dati sono consultabili da tutti e sono altresì scaricabili su richiesta. La piattaforma è totalmente a disposizione delle autorità qualora ne avessero necessità. La versione italiana è stata sviluppata con il contributo di Francesco Zerbinati (ingegnere informatico freelance, 30 anni) e Elena Ghidoni (insegnante di tedesco, 26 anni). Siamo in costante contatto con tutta la comunità europea e già in diversi Stati è online”. 

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