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Sweet Pea

Altman con Sweet Pea vuole infilarci ChatGpt nelle orecchie?

La scommessa di OpenAi è trovare un involucro fisico per ChatGpt e tutte le sue innumerevoli declinazioni smart: farlo dipendere via via sempre meno dagli smartphone e trovare un prodotto proprietario che la clientela corra ad acquistare per farsi accompagnare tutto il giorno in ogni faccenda dagli agenti Ai. Sweet Pea sarà il primo device?

Nome in codice Sweet Pea. Si dovrebbe chiamare così il primo accessorio hardware della – finora esclusivamente – software house OpenAi nota per aver dato i natali all’algoritmo smart ChatGpt, secondo fonti di stampa. E a Sweet Pea corrisponderebbe un paio di auricolari. Insomma, non la penna intelligente di cui si era parlato nelle scorse settimane.

COME MAI SAM ALTMAN PUNTA ALL’HARDWARE

La scommessa di OpenAi è trovare un involucro fisico per ChatGpt e tutte le sue innumerevoli declinazioni smart: farlo dipendere via via meno dagli smartphone e trovare un prodotto proprietario che la clientela corra ad acquistare per farsi accompagnare tutto il giorno dagli agenti Ai. Le vicissitudini di AiPin, il curioso device indossabile studiato da due ex membri di Apple, insegnano però che non sia affatto facile pensionare gli smartphone.

Occorre infatti trovare un prodotto che l’utente sia spinto ad avere sempre con sé, sia multifunzione e non dia problemi e fastidi in caso di utilizzo prolungato. Per questo Meta, la software house di Mark Zuckerberg, intende sfruttare gli smart glasses come dimora della propria Intelligenza artificiale proprietaria, mentre a quanto pare Sam Altman preferisce differenziarsi e puntare su di un paio di auricolari.

QUANTA HYPE PER IVE

Al centro di tutto quasi sicuramente oltre alla taiwanese Foxconn ci sarà la startup di Jonathan “Jony” Ive, l’ex guru del design di Apple fino al 2019 e poi messosi in proprio, acquistata da OpenAi sul far dell’estate 2025 per 6,5 miliardi di dollari, con l’obiettivo evidente di creare hardware dall’aspetto di tendenza, proprio come quelli che hanno permesso la ripartenza a Cupertino con iPhone e iPod.

Sugli accordi le parti hanno mantenuto il più stretto riserbo. Si sa solo che mentre lo staff di Io, composto da 55 persone fra ingegneri e ricercatori, entrerà a fra parte di OpenAI Ive, invece, pur acquisendo “responsabilità creative e di design”, ha scelto di non diventare diretto dipendente della realtà di Altman venendo dunque inquadrato come una sorta di consulente esterno.

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