Innovazione

AllertaLom e Immuni: fini e dubbi

di

app anti covid-19 Immuni

Le domande di Giordano Alborghetti (LibreItalia e The Document Foundation) sulle app anti Covid-19 come AllertaLom e Immuni

L’introduzione sarà un po’ lunga, vi prometto di non annoiare, ma necessaria per capire certi processi.

Prima scena: siete a casa di un vostro amico, vi prepara una carbonara talmente buona che gli chiedete la ricetta. La risposta? “Mi spiace la ricetta è segreta, ti devi fidare di me”.

Seconda scena: guardate le due foto qui in basso e ditemi se trovate differenza.

 

Non vi faccio perdere tempo, a sinistra è cibo confezionato, non conoscete gli ingredienti, vi dovete fidare dell’etichetta del produttore, a destra una pastiera napoletana (il mio dolce preferito), ma la ricetta la potete trovare, quindi non solo la mangiate, ma la potete rifare, modificare condividendo le modifiche con altre persone.

Ora provate a traslare questo nel mondo digitale – digitale è immateriale, ma reale -, ci sono due grosse famiglie di software, da una parte quelli che tengono la ricetta segreta – software proprietario -, dall’altra il software libero, per ogni programma tu lo puoi eseguire, modificare, redistribuire, migliorare. Per cui di fatto è trasparente e tutti possono vedere com’è fatto.

Proviamo ad applicare questo principio ad alcuni casi concreti. La Regione Lombardia ha inviato a tutti un sms per scaricare la loro app “allertaLOM” per Covid-19. Com’è fatta questa app? Ricetta segreta o conosciuta? Ovvero codice chiuso o codice aperto? Quali permessi ci chiede? Aspetto importantissimo come sottolinea anche il professor Franco Pizzetti, già presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Ecco i permessi che chiede:

 

Ma ha proprio bisogno di tutti questi permessi? Ho provato a scrivere più volte non mi hanno mai risposto.

“Questionario Covid Bergamo, promosso dal Papa Giovanni. Se tutte le famiglie lo compilassero, ci sarebbe un quadro della situazione epidemiologica più completo. Condividete”. Questo messaggio, via WhatsApp, mi era arrivato qualche giorno fa.

 

Adesso questo modulo è stato bloccato, ma tutti i dati inseriti dove sono? Dati così sensibili e si utilizza Google? Dove pensate che siano andati?

Lo stesso si potrebbe dire della webapp che hanno fatto il Comune di Bergamo. Anche in questo caso un messaggio tramite WhatsApp “Ciao a tutti. Il Comune di Bergamo invita la popolazione a registrarsi su questo sito, per la mappatura della salute dei cittadini. Vi invio il link.”

Anche in questo caso le domande da porsi sono le stesse come sopra. La nostra privacy, che include anche i nostri dati, è fondamentale ed è parte integrante della nostra libertà, per questo dobbiamo essere più consapevoli.

Adesso parliamo della app scelta dal governo “Immuni”. Non mi appassiona l’aspetto di chi sta dietro alla società che l’ha realizzata, così come sapere che nella cordata c’è anche una società di marketing, anche se qualche domanda me la farei, ma quello che mi chiedo e tutti dovrebbero chiedersi è: l’app ha il codice chiuso o il codice aperto?

Perché, come avete letto sopra, il paradigma cambia completamente. Se non so nulla della “ricetta” con cui è stata realizzata come posso fidarmi? Come posso sapere cosa ne faranno dei miei dati e di quelli di milioni di italiani? Dove saranno conservati? La conservazione avverrà su server in Europa? Un unico server in Italia? Per quanto tempo verranno conservati? Potrebbero essere ceduti ad altri? Per fare cosa? (qui l’approfondimento di Start).

Perché fare un’app fatta con API (Application Programming Interface) che legherannoImmuni” a Google e Apple con tutto quello che ne consegue? Come potete capire le domande sono molte e la partenza non è stata fra le migliori.

C’erano altre app che si potevano scegliere a livello europeo che sono già in versione alpha, ovvero in uno stato molto avanzato dei lavori, questa quanto sarà pronta?

Per essere efficace dovrà essere installata sul 60% dei dispositivi, ma quanti lo faranno?

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