Innovazione

Alibaba, Jack Ma: internet e automazione porteranno tanto dolore

di

Alibaba

Jack Ma di Alibaba sostiene che Governi e aziende devono trovare una soluzione per dominare l’avvento dell’automazione e non subire la diffusione dei robot

 

Internet e automazione porteranno più guai che vantaggi. È questa la sentenza di Jack Ma, presidente di Alibaba Group Holding Ltd, colosso dell’e-commerce, secondo cui Governi e società dovrebbero prepararsi al peggio, a decenni di dolore a causa dello stravolgimento dell’economia.

Una tesi simile a quella di Bill Gates, che preoccupato dall’avvento in fabbrica dei robot propone una tassa sugli automi. Approfondiamo insieme.

Jack Ma: prepariamoci ad anni di dolore a causa dell’automazione

Non è tutto oro quel che luccica, nemmeno quando si parla di innovazione e digitalizzazione. E a sostenerlo è Jack Ma, che proprio della tecnologia ha fatto la sua fortuna. Secondo il Presidente e ceo di Alibaba, Governi e aziende dovranno cambiare i sistemi di istruzione e stabilire nuove norme perchè uomo e robot collaborino nello stesso reparto. É necessario, ha sostenuto jack Ma durante una conferenza sull’imprenditorialità (Entrepreneur Club China) tenutasi a Zhengzhou, in Cina, rendere soft il duro colpo che l’automazione infliggerà al mondo del lavoro.

Nei prossimi 30 anni, il mondo proverà molto più dolore che gioia” a causa della perdita di lavoro per l’avvento dell’automazione, ha detto Jack Ma. “I conflitti sociali nei prossimi tre decenni avranno un impatto nell’industria e in tutte le fasi della vita.”

Parole insolite per il co-fondatore di Alibaba, che in generale tende ad abbracciare con positività il futuro, ma da visionario ha sempre provato a mettere in guardia sugli impatti della digitalizzazione. Già qualche anno fa, infatti, Jack Ma aveva detto che l’e-commerce sarebbe stata una delle cause di un freno alle vendite dei negozi tradizionali.

“Già quindici anni fa avevo sostenuto che Internet avrebbe stravoloto tutti i settori, ma la gente non mi ascoltav, perché non ero nessuno”, ha detto Ma, che guidando Alibaba, il più grande operatore di e-commerce della Cina, spendendo miliardi di dollari per entrare in nuovi business (dalla produzione di film e video streaming al cloud computing), conosce bene sia le attese dei consumatori sia quelle che dovrebbero essere le paure.

Durante la conferenza sull’imprenditorialità, Jack Ma non si è risparmiato critiche anche verso il settore bancario tradizionale cinese, puntando il dito contro la mancanza di un sistema di credito robusto, che fa lievitare i costi per tutti.

Come scrive Bloomberg, Jack Ma è stato a volte brutale nella sua critica alla società che non si adatta all’innovazione, prevenendo gli impatti. Cloud computing e intelligenza artificiale sono essenziali per fare Alibababusiness, ha spigato il co-fondatore di Alibaba, ma bisogna spiegarlo ai giovani. Se fa una parte la tecnologia crea nuovi posti di lavoro (come ha fatto Alibaba), dall’altra li toglie.

Insieme all’automazione ad incidere sulla diminuzione dei posti di lavoro, secondo Ma, è anche l’aumento della durata della vita, che inciderà sull’età pensionabile. Per Jack Ma, i Governi e le aziende devono agire per governare l’avvento dei robot, senza subirlo.

“Le macchine devono solo fare ciò che gli esseri umani non possono fare” ha continuato Jack Ma. “Solo in questo modo possiamo avere l’opportunità di mantenere le macchine in qualità di aiuto agli esseri umani, e non come sostituti.”

Bill Gates: una tassa per dominare l’automazione

Sempre più robot prendono il posto dell’uomo. In fabbrica, su strada, in banca e in ufficio: l’automazione prende piede, richiedendo nuove regole e nuove soluzioni. Ma a questo punto sorgono spontanee delle riflessioni: cosa sarà delle tante persone che saranno espulse dalle attività produttive? E, ancora, cosa ne sarà delle finanze statali, come sostenerle?

Bill Gates ha provato a dare una risposta,  proponendo di tassare i robot, proprio come aveva sostenuto la deputata europarlamentare Mady Delvaux, ma l’idea non piace proprio a tutti. Proviamo a capire la proposta e chi è favorevole o contrario.

Quello che propone Bill Gates è semplice: visto che i robot ruberanno il lavoro dell’uomo, è giusto che questi vengano tassati. “Al momento se un lavoratore umano guadagna 50.000 dollari lavorando in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se un robot svolge lo stesso lavoro dovrebbe essere tassato allo stesso livello”, suggerisce Bill Gates. “Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa” aggiunge Gates.

In effetti, se i robot prenderanno progressivamente il posto degli esseri umani all’interno delle mansioni lavorative, sempre meno persone lavoreranno e dunque sempre meno individui pagheranno le tasse. Si avrebbe sempre meno denaro per finanziare opere pubbliche e lavori e questo sarebbe un male per le tasche dello Stato: la tassazione dei robot potrebbe essere una soluzione a tutto.

Grazie ai proventi, secondo l’idea di Bill Gates, si potrebbe anche finanziare la riqualificazione della forza lavoro, espulsa dall’automazione. In pratica, se un robot ha rubato il lavoro all’uomo, la tassazione servirà per pagare un nuovo percorso di formazione.

Robot a lavoro. Le prospettive future

E’ l’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute a darci un’idea di quello che potrebeb accadere in futuro. In uno studio approfondito sugli effetti dei robot, la società di ricerca ha tracciato e analizzato gli anni a venire di 2000 singole attività (per intenderci, non fa riferimento alla categoria agricoltore, ma parla di “addetto alle macchine agricole”, di “tornitore”, etc).

La ricerca dimostra che ben il 49% delle attività (che producono salari complessivi per annui per 15.8 miliardi di dollari), grazie alle attuali tecnologie, potrebbe essere svolto dai robot. Meno del 5% del totale professioni potrà essere completamente automatizzato e nel 60% dei lavori, il 30% delle attività potranno essere svolte automaticamente da robot.robot flessibile

Ma l’automazione richiede tempo e (tanti) soldi

Non c’è da preoccuparsi (subito), il processo di automazione “è qualcosa che durerà decenni”, ha affermato James Manyika, direttore dell’istituto e autore del rapporto del McKinsey Global Institute. “E c’è da aggiungere che l’automazione non sarà decisa solo da ciò che è tecnicamente fattibile”.

“Gli esseri umani – come scrive McKinsey – saranno ancora indispensabili: il guadagno in produttività che noi prevediamo potrà essere raggiunto solamente se gli uomini lavoreranno fianco a fianco con le macchine”.
Alla questione competenze, si aggiunge il discorso denaro. Il costo economico del processo di automazione è alto. I veicoli a guida autonoma, come ha spiegato Michael Chui, uno degli autori del rapporto, manderanno a casa 1,7 milioni di camionisti, nella sola America, ma è anche vero che la sostituzione della flotta richiederebbe un investimento di mille miliardi di dollari. E tutto questo rallenta ancora i più il processo di automatizzazione.

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