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Ad blocking, anche Google pensa ad un suo blocca spot

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Anche Google pensa ad un suo sistema Ad Blocker, per bloccare gli spot invadenti

 

Avere tutte le info che si cercano su un sito, in pochi secondi, senza dover chiudere le pubblicità, i video che partono all’improvviso e i diversi pop up. Un po’ come vedere un film tutto d’un fiato, senza attese e pause. Un sogno, direbbe qualcuno, che gli Ad blocker cercano di realizzare. Anche Google sta lavorando alla realizzazione di un suo blocca spot.

Peccato, però, che i quotidiani online, i blog e numerosi siti vivono grazie alle pubblicità. Ed è per questo che gli Ad Blocker non piacciono agli editori, che negli Usa, per esempio, minacciano anche di intentare una causa.

Sempre più persone si affidano agli Ad blocker

Ad blockerSolo pochi anni fa ad utilizzare i programmi che bloccano le pubblicità erano i più esperti. Oggi, Adblock Plus, spiega AdAge, è stato installato nei browser più di 400 milioni di volte, con più di  50-60 milioni di utenti attivi (dati di luglio 2015). Un sondaggio condotto nel 2014 da Adobe e PageFair (società che vende agli editori tecnologie per combattere blocco della pubblicità), su 1621 persone ha evidenziato che ben il 28% delle persone negli Stati Uniti naviga con il blocco delle pubblicità attivato.

E, cosa che piace ancor meno a inserzionisti ed editori, ad utilizzare gli Ad Blocker sono soprattutto i Millenials, il target più ricercato. Degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 29 anni, il 41% ha affermato di utilizzare blocco della pubblicità.

Anche Google pensa ad un sistema di ad-blocking

Anche Google avrebbe deciso di scendere in campo contro gli spot selvaggi e starebbe valutando di introdurre sul browser Chrome un sistema di ad-blocking. In base a quanto riportato dal Wall Street Journal, il sistema riguarderebbe sia la versione di Chrome per computer, sia quella per smartphone e tablet.

É bene precisare, però, il sistema, non bloccherebbe in toto le pubblicità, necessarie perché portano denaro nelle casse di Google e dei siti web in generale. Ad esser bloccati dovrebbero esser solo gli spot ritenuti “inaccettabili” dalla “Coalizione per un’industria pubblicitaria migliore”. Parliamo, in particolare, degli annunci pop-up, cioè delle finestre pubblicitarie che appaiono all’improvviso quando si naviga su alcuni siti; degli spot a schermo intero che precedono la visualizzazione di un sito; dei video pubblicitari la cui riproduzione parte in automatico.

smartphone GoogleIl colosso tecnologico starebbe valutando se bloccare le singole pubblicità inaccettabili, oppure agire in modo più drastico, bloccando la visualizzazione di tutti gli spot sui siti che fanno uso anche delle inserzioni invadenti in modo da convincerli a rinunciarvi.

Si tratta di una decisione importante per il settore della pubblicità. Secondo gli analisti di Net Market Share, nel marzo scorso il browser di Google aveva il 58,6% del mercato mondiale, seguito a distanza da Internet Explorer (18,9%), Firefox (11,8%), Microsoft Edge (5,6%) e Safari di Apple (3,4%). Un eventuale blocco cambierebbe qualcosa?

Commissione Europea contro gli ad blocker

Quel che è certo è che la questione sta diventando sempre più spinosa e quello degli ad blocker sta diventando dei dibattiti più rilevanti a proposito di internet. Nelle scorse settimane la Commissione Europea ha proposto una legge che consentirebbe alle media company di bannare gli utenti che li utilizzano.

Ad blockerAnche Facebook è sceso in campo, espremendosi sul’argomento. “Gli annunci pubblicitari sostengono la nostra mission di fornire alla gente il potere di condividere contenuti rendendo il mondo più libero e connesso,” ha dichiarato in un comunicato dello scorso anno Andrew Bosworth, vice Presidente della Ads & e Business Platform di Facebook.

Editori Usa contro ad-blocker

La guerra è in corso. Gli editori di numerosi siti web ad alto traffico negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal report di  Medianomics, intende  intraprendere un’azione legale per contrastare la minaccia deegli Ad-blocker. Nessuno, fino ad oggi, ha portato in tribunale le aziende che bloccano le pubblicità, ma la maggior parte degli editori si dice disposta a farlo.

Sempre più aziende scelgono di non investire in inserzioni online, dal momento che queste verranno bloccate da programmi dedicati. Dinanzi dunque alla costante spremitura delle loro entrate, gli editori sono pronti a scendere in campo. Il sondaggio di Medianomics  è stato condotto su 42 siti ad alto traffico: il  numero non intende certo essere  rappresentativo di tutta l’industria dei media online negli Stati Uniti, ma dare un’idea delle possibili strategie.

 

Editori tedeschi vs Ad blocker: 0 a 5

C’è chi, in realtà, ha provato a portare le aziende di Ad blocker in tribunale. In Germania, il quotidiano Süddeutsche Zeitung, il proprietario di Business Insider, Axel Springer,  RTL Interactive,   ProSieben/Sat1 e Zeit/Handelsblatt hanno portato  in tribunale ben cinque volte Adblock Plus, ma il giudice si è espresso in favore di Eyeo in ogni occasione.

“Tratteremo altre eventuali contestazioni, proprio come abbiamo fatto con quelle in Germania, dove abbiamo sempre vinto. Cose come il blocco degli annunci e la tutela della privacy sono diritti fondamentali per gli utenti che navigano in internet. Continueremo a difendere questi diritti”, ha commentato il portavoce di Eyeo, Ben Williams.

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