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A Porto Marghera il primo centro europeo di produzione per le batterie al litio?

Alkeemia

Alkeemia si impegnerà in un investimento da 21 milioni di euro per diventare tra i primi produttori di sali di litio per le batterie destinate all’elettromobilità

 

Come riportato dall’agenzia di stampa Energia Oltre, Alkeemia, azienda attiva nel settore della chimica del fluoro, guidata dall’Ad Lorenzo Di Donato, intende mettere sul piatto 21 milioni di euro, 10 dei quali concessi dalla filiale Intesa Sanpaolo di Cagliari, a seguito della valutazione positiva del Circular Economy Desk di Intesa Sanpaolo Innovation Center, assistiti dalla Garanzia Green di SACE, per il completo revamp del proprio sito industriale, collocato in un territorio da sempre strategico per l’industria chimica e per la produzione di energia. Nel proprio impianto di Porto Marghera Alkeemia dispone di una capacità produttiva di 27mila tonnellate di acido fluoridrico anidro destinate alle industrie dei fluoropolimeri, dei refrigeranti, dell’agrochimica, del trattamento dei metalli e della raffinazione petrolifera. L’azienda è attiva anche nella produzione di solfato di calcio sintetico, con una capacità di oltre 100mila tonnellate annue utilizzate nei mercati dei fertilizzanti, del cemento e dell’edilizia.

IL REVAMP DI ALKEEMIA

I fondi, in particolare, saranno impiegati nell’acquisto di macchinari di ultima generazione, più efficienti e di minore impatto ambientale, per arrivare nel 2024-2025 a rinnovare completamente la produzione. Insomma, l’intenzione è quella di creare un centro in cui sviluppare ciò che occorre per fare batterie al litio, come ha spiegato il Ceo Di Donato: «lo stabilimento punta a diventare la nuova piattaforma europea per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di processi legati al fluoro, in particolare per quelli orientati all’industria delle batterie a ioni di litio».

L’ambizione è di diventare «tra i primi produttori di sali di litio per le batterie destinate all’elettromobilità», considerato che oggi i sali di litio vengono prodotti solamente in Giappone, Corea e Cina. «L’Europa è in ritardo – dice Di Donato – e noi vogliamo colmare questo vuoto» attraverso un progetto che rappresenta «un forte impegno per lo sviluppo sostenibile nell’ambito dell’industria europea della mobilità elettrica e dello stoccaggio di energia».

LA VENDITA NEL 2021 AL FONDO UK

Alkeemia, fino all’ottobre 2021 controllata da Fluorsid, gruppo di produzione e vendita di fluoroderivati per l’industria dell’alluminio, ora fa capo alla società d’investimento londinese Blantyre Capital Limited, fondata nel 2016 da Mubashir Mukadam già Head of European Special Situations di KKR e prima ancora amministratore delegato di York Capital. Mubashir ha iniziato la sua carriera in Bankers Trust/Deutsche Bank. Blantyre gestisce capitali per oltre 1,6 miliardi di euro per conto di investitori istituzionali come piani pensionistici pubblici e privati, finanziamenti, fondazioni, fondi privati e family office.

GLI ALTRI ASSET CEDUTI

Con la medesima operazione Fluorsid, che aveva costituito nel 2018 l’Alkeemia spa comprando lo stabilimento Solvay di Porto Marghera, ha ceduto la controllata e i relativi asset, ovvero lo stabilimento di Porto Marghera in Italia e la partecipazione del 50 per cento in Cf Carbons in Germania. CF Carbons è produttore di clorodifluorometano (HCFC-22 o, più comunemente, R22), opera nello stabilimento all’interno dell’Industriepark Hoechst, a Francoforte, la cui attuale capacità produttiva si attesta intorno ai 24.000 MT/anno. L’altro socio al 50% è Nobian (Nouryon Industrial Chemicals Gmbh), produttore europeo di cloroderivati, quale ad esempio i clorometani. Il gruppo nel 2021 ha fatturato quasi 42 milioni di euro, con una perdita operativa di 2,4 milioni di euro e un debito netto di 10,7 milioni di euro.

GLI ALTRI INVESTIMENTI IN ITALIA

Il passaggio di consegne al fondo britannico allarmò i sindacati italiani, preoccupati per la sorte dei 70 addetti nella fabbrica che è tra i principali produttori di acido fluoridrico anidro (AHF) in Europa. Ma in Italia si parlò di Mubashir Mukadam anche a fine novembre 2020, quando acquisì un complesso di 16 mila metri quadri al Tronchetto: 5 dei 6 blocchi in gran parte sfitti, destinati a uso commerciale, negozi e uffici. L’operazione era stata effettuata attraverso Shire, un fondo immobiliare di diritto italiano gestito da InvestiRe sgr e interamente sottoscritto da un veicolo facente capo appunto a Blantyre Capital Limited. Obiettivo di quell’operazione la riqualificazione dell’area. All’epoca, si trattava del secondo investimento che Blantyre aveva concluso in Italia, dopo quello del luglio precedente, quando il fondo Shire aveva rilevato 4 alberghi a Roma, Milano e Venezia Mestre.

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