Innovazione

Vi racconto le opportunità del 5G da non sprecare

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Come pianificare in maniera lungimirante gli investimenti per il 5G e i settori che per primi potranno avvalersi della nuova tecnologia. L’analisi di Ottavio Carparelli, ex senior manager nel settore delle telecomunicazioni, oggi consulente in strategia aziendale

Nelle 2 settimane precedenti ho sommariamente espresso le seguenti opinioni:

  • Tra i tantissimi campi applicativi che possono essere facilitati dalla hyper-connettività “di tipo 5G”, quelli associati alla realtà aumentata sono i più suggestivi e forse con più impatto sulla società
  • A loro volta, i possibili campi applicativi della realtà aumentata sono numerosissimi (sanità a distanza, giochi, visite culturali virtuali, acquisti online e di prossimità, ecc.), e un operatore di telecomunicazioni che volesse diventare un attore veramente significativo di tale trasformazione dovrebbe sforzarsi di posizionarsi in maniera significativa in prossimità sia degli sviluppatori di applicazioni, che dei settori economici che evolveranno per primi

Oggi faccio alcune considerazioni di natura molto diversa, legate al possibile interesse a pianificare in modo lungimirante gli investimenti di infrastruttura associati a quella che Alessandro Puglia e Andrea Melissano, esperti mondiali di 5G di CapGemini, hanno recentemente e spiritosamente definito “A brave new ultra connected society” (facendo l’occhiolino al “Mondo Nuovo” di Huxley).

Cominciamo dall’inizio, in passato ho associato alcune evoluzioni maggiori della società all’acquisto di “superpoteri” da parte dell’umanità: la capacità a trasformare le cose grazie al fuoco, la possibilità di spostarsi rapidamente grazie alla ruota ed al motore, la capacità a ripetere azioni in maniera precisa ed identica portata dalle macchine della rivoluzione industriale, la possibilità di parlare con persone a distanza, e così via, sono stati tutti dei macro esempi, magari banali, di “superpoteri” umani che hanno cambiato la società.

Però questi superpoteri si sono ottenuti ogni volta non grazie ad un miglioramento dell’essere umano di per sé, ma grazie ad una trasformazione del mondo intorno all’essere umano. Ci sono volute strade, reti elettriche e di telecomunicazione, e tanti altri investimenti infrastrutturali (che hanno veramente trasformato il mondo in senso fisico), per poter permettere all’uomo di usare il nuovo “superpotere”. La nuova società ultraconnessa, che permetterebbe all’essere umano di viaggiare nel tempo per vedere le cose come furono e come saranno, e che permetterebbe all’essere umano di ottenere risultati nel mondo fisico grazie a gesti semi-telepatici (l’apriti-sesamo), richiede l’arricchimento dell’ambiente circostante con svariate cose, ad esempio richiede dei sensori che catturino i gesti e le espressioni umane, richiede risorse di calcolo di prossimità che interpretino quei gesti ed espressioni per derivarne la comprensione delle intenzioni, e richiede una serie di meccanismi che “realizzino” le conseguenze volute dall’essere umano. E questo, su larga scala (non solo in casa o in sala giochi).

Non c’è bisogno di passare troppo tempo sulle conseguenze associate ad ogni trasformazione fisica dell’ambiente che ci circonda. Le trasformazioni si fanno con l’uso di energia, ed il fatto che il nostro consumo energetico non sia ancora basato su un “circolo” crea, al giorno d’oggi, un problema quasi esistenziale per i nuovi “superpoteri”, si può” quasi dire che “non ce li possiamo permettere”. Però immaginare che basti dire no al 5G per bloccare i nuovi scenari è poco credibile.

Il WiFi-6, per dirne una, permette e permetterebbe la realizzazione di scenari simili, solo con strutture di costo e regole tecnologiche diverse (migliori o peggiori a seconda dei casi, qui non si intende giudicare e paragonare tecnologie entrambi utili). Inoltre è difficile immaginare l’umanità tutta intera che dica no a “nuovi superpoteri”, e quindi varrebbe la pena di riflettere a come permetterli con il minimo impatto.

Va anche ricordato che la diffusione della 5G è un processo che prenderà vari anni, nei primi tempi assisteremo alla diffusione della comunicazione “estremamente veloce”, che sarà praticamente un’evoluzione di ciò che abbiamo già, permettendo essenzialmente di avere qualità video ad altissima definizione e magari in 3D; gli aspetti di realtà aumentata più trasformativi richiedono anche tempi di risposta molto rapidi e deterministici, e questo sarà possibile solo più in là nel tempo. Immaginate quindi un mondo che venga trasformato in modo assolutamente non regolamentato, lungo un percorso di svariati anni, con la possibilità di installare infrastrutture completamente diverse e in competizione totale, che usino tutte la connessione 5G (o alternativa …).

I problemi energetici, di degrado ambientale e di privacy (e tantissimi altri che cominciamo appena ad intravvedere) sarebbero probabilmente irrimediabili (almeno nel senso culturale che applichiamo oggi). Molti studi recenti hanno evidenziato che una buona parte dell’impatto ambientale delle nuove tecnologie viene dalla proliferazione degli apparecchi (di tutti i tipi) più ancora che dall’uso di per se stesso… semplificando magari un po’ troppo, sarebbe come dire che gli apparecchi collegati in 4G, bluetooth, fibra ecc. che compriamo durante la nostra vita, per vedere ed ascoltare film in linea costeranno ambientalmente di più dell’uso di quegli apparecchi per vedere e sentire i film stessi. Secondo questa linea di riflessione è importante controllare la proliferazione selvaggia delle apparecchiature.

E’ evidente che, come sempre accade, la realizzazione dell’infrastruttura si farà a macchia di leopardo, cominciando da quelle zone dove la richiesta dei nuovi servizi è più elevata. I porti, alcune strutture sanitarie, le grandi strutture sportive, ma anche i centri cittadini più affollati e visitati, e tanti altri “campus” (università, aeroporti, e così via), saranno i primi a “richiedere” la nuova infrastruttura. Sarebbe veramente auspicabile una collaborazione attiva e pluriennale delle varie amministrazioni responsabili per lo sviluppo delle aree prioritarie con gli operatori di telecomunicazione, gli attori del mondo IT, gli attori del mondo della pubblicità (si c’è anche un grandissimo aspetto di pubblicità nel quadro, che magari tratteremo in futuro), e le università, con il loro apporto in sperimentazione ed innovazione, perché i nuovi superpoteri arrivino nel modo meno distruttivo possibile.

Non è solo una sfida, è probabilmente una vera opportunità che permetterebbe a comunità intraprendenti e collaborative di differenziarsi ed emergere.

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