Innovazione

5G, la rete delle reti? Fatti, tesi e scenari

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connessione dati 5G

Cosa vuol dire controllare la 5G? E’ dalla risposta a quella domanda che il dibattito si dirige in miriadi di direzioni. Prima puntata di un approfondimento a cura di Ottavio Carparelli, ex senior manager nel settore delle telecomunicazioni, oggi consulente in strategia aziendale

Ho già avuto modo di dire qui su Start Magazine che la tecnologia 5G è una tecnologia che dovrebbe favorire le trasformazioni sociali e strutturali che vedremo nei prossimi anni, ma ho anche detto che la 5G non sarà l’attore principale di tali trasformazioni: altre tecnologie, l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata per esempio, guideranno probabilmente in maniera più diretta le trasformazioni della società. Non è una questione di priorità o superiorità tra tecnologie completamente differenti, che servono scopi diversi, è semplicemente un fatto di posizionamento.

I cambiamenti sociali saranno guidati da come il tessuto di connessione (5G) sarà utilizzato, il tessuto stesso è lì per sostenere i nuovi modelli di uso, non per guidarli. Ma allora perché così tante persone (partiti politici, governi, alleanze militari, associazioni ecologiche, organizzazioni sanitarie, dietrologi e complottisti universali; … probabilmente anche l’associazione degli inquilini di via Galatola 326) si battono e si dibattono intorno alla 5G? Nessuno ricorda un tale dibattito intorno al 2G (CDMA in America, GSM in Europa/Oceania) che pure, forse unico tra le tecnologie di comunicazione mobile, cambiò la società da solo (o almeno in collaborazione diretta con Nokia, Motorola e alcuni altri fabbricanti di telefonini).

Perché quindi un tale dibattito intorno alla 5G? Per scelta e per incompetenza evito di entrare nei dibattiti legati alla salute, al consumo energetico e al campanile di via Galatola 326 che non vuole l’antenna sulla cima, e, ovviamente, non entro nelle discussioni sui poteri occulti. Restano ugualmente moltissimi dibattiti paralleli legati alla 5G, più o meno collegati tra di loro. Solo fare la lista delle problematiche che generano discussioni e prese di posizione è impresa titanica.

Mi scuso anticipatamente con tutti gli esperti e le autorità in materia per la lacunosità ed estrema semplificazione che sono costretto a fare, ma mi sembra necessario illustrare innanzitutto il punto di origine del dibattito tecnico/politico/economico intorno alla 5G. In un certo qual modo, gli “integralisti della 5G” vedono la rete 5G come l’anello di Tolkien, quello che è il capo di tutti gli altri anelli, la rete delle reti.

Cerco di spiegarmi. Oggi siamo abituati ad avere e ad usare molte reti di comunicazione (a volte senza accorgercene), a volte usiamo collegamenti WiFi o internet filare da casa, a volte usiamo la WiFi con il computer in luoghi pubblici (quella Wi-Fi è un po’ diversa da quella di casa, anche se non ce ne importa molto), usiamo ovviamente le reti cellulari, e poi ci sono le reti usate dagli oggetti comunicanti che sono parecchio diverse (ne parlerò più avanti).

Gli integralisti della 5G sostengono che, una volta veramente completata, la 5G può sostituire tutte le reti, ne avrebbe la capacità. Quindi ecco il nodo teorico: chi controlla la 5G controlla tutte le comunicazioni sulla terra (escludendo forse, ma se ne potrebbe discutere, solo le comunicazioni via satellite e quelle faccia a faccia o maschera a maschera); è questo aspetto un po’ distopico che genera discussioni, apprensioni, strategie economiche; scelte politiche e via dicendo.

Cominciamo a trattare questo nodo teorico nel suo aspetto tecnico. Ma è vero che la 5G può sostituire tutte le reti?

La teoria dice si, ma ci sono moltissimi problemi con questa semplificazione estrema. La 5G completa e teorica vedrà (se mai la vedrà) la luce in un futuro abbastanza lontano, e forse sarà già sostituita in molti posti da una 6G, prima di essere veramente disponibile dappertutto con tutte le sue caratteristiche teoriche (il lavoro tecnico di definizione della 6G è già iniziato, non stiamo parlando in astratto).

La 5G che si sta mettendo in antenna oggi è veramente lontana dalla visione ultima della 5G.

Per essere concreti parliamo, in maniera il più semplice possibile, di 4 elementi tecnici. Prima di tutto parliamo della velocità classica (o capacità di trasferimento); è quella che è misurata in bit (mega bit, giga bit, etc.) al secondo. Più velocità permette di trasferire più dati, con le varie generazioni di rete si è passati dalla voce, alle foto, al video e adesso al video ad alta definizione magari mandato continuamente (questo del video mandato continuamente è un argomento affascinante di per se, magari ci ritorneremo in altri articoli qui su Start Magazine). La 5G che si sta mettendo in campo oggi permette un progresso ma non un salto enorme.

Per esempio, Start Magazine ha già pubblicato un articolo che discute dei problemi di capacità di trasferimento riscontrati sulle prime reti 5G, soprattutto in occidente. I risultati mostrano che sul terminale (sul telefonino) la 5G è appena più rapida della rete 4G; le cose vanno un po’ meglio in Asia, dove si è scelto di utilizzare più rapidamente frequenze mai usate in precedenza (il che genera altre apprensioni che preferisco non commentare), ma siamo comunque agli albori del futuro annunciato. Ci vorrà un periodo di assestamento prima di arrivare a velocità vicine a quelle promesse, e, per ora, come già commentato su Start Magazine, i nuovi terminali 5G (il nuovo iPhone 12 appena annunciato, tanto per citarne uno), possono rivelarsi come auto da corsa su una strada di città, quindi l’adozione del nuovo terminale 5G potrebbe anche essere un po’ più lenta delle prime previsioni (anche se ci si può attendere che Apple, Huawei, Samsung ecc. faranno di tutto per convincerci a passare ai nuovi modelli).

Il secondo elemento tecnico importantissimo è il tempo di risposta tra il terminale e la rete, che è una forma diversa di velocità; il tempo di risposta è indipendente dalla quantità dati trasmessa, e può essere rapido o lento anche per quantità di dati piccole, ma è importantissimo per le nuove applicazioni. Pensiamo per un attimo in termini di realtà aumentata o virtuale, è necessario che il tempo che intercorre tra un gesto e il risultato di quel gesto sia almeno così ridotto come quello che succede nel mondo reale. Insomma, se apriamo una porta virtuale con un gesto, la porta si deve aprire immediatamente e non dopo un messaggino di “download”. In realtà, molte delle applicazioni di controllo (auto autonome, controlli di centrali, medicina a distanza, ecc.), cercano di ottenere tempi di risposta molto migliori di quelli umani. Da un punto di vista tecnico si cerca di arrivare a tempi di risposta della rete 5G dell’ordine del millesimo di secondo, per ora, nelle reti 5G in campo, siamo dalle parti dei centesimi, è spettacolare per certe applicazioni, ma è molto (troppo), per parecchie applicazioni trasformative.

Il terzo elemento è quello della coesistenza con il WiFi. Il WiFi è presente in modo capillare in ambienti chiusi (fabbriche, case, luoghi di visita e di divertimento, e così via), la migrazione da WiFi a 5G prenderebbe comunque molto tempo; ma c’è un altro aspetto, ad oggi, il WiFi 6 permette coperture di segnale migliori della 5G in molti ambienti chiusi, con velocità paragonabili, il che fa pensare ad una complementarità tra le 2 tecnologie, e non ad un’alternativa, almeno per parecchi anni a venire (vorrei segnalare per completezza che molti integralisti del WiFi 6 hanno detto e ridetto che la 5G è uno spreco di soldi, si poteva fare tutto con il WiFi 6 … onestamente penso abbiano torto anche loro, e dovremmo riuscire a dimenticarci di loro abbastanza rapidamente…).

Per finire la discussione tecnica, parliamo dell’internet degli oggetti. Molti oggetti comunicanti odierni usano tecnologie di comunicazione speciali, con nomi meno conosciuti al pubblico come Zigbee, LoRa, Sigfox, e via dicendo. Queste tecnologie sono state studiate apposta per richiedere pochissima utilizzazione di energia, il che permette di creare oggetti (sensori) che si possono mettere in luoghi dove non è possibile ricaricare le batterie (sensori sul corpo, sensori in zone agricole, sensori sugli o negli animali, sensori in zone di montagna o sismiche, e così via). Un giorno, la 5G potrebbe sostituirle, ma non ci siamo ancora, e forse non succederà mai al 100%. I primi oggetti 5G non sono sensori a basso prezzo, da mettere in un campo di pomodori non elettrificato, ma telefonini capaci di mandare video ad alta qualità, e che si devono ricaricare giornalmente. Per giunta, le frequenze che si stanno usando oggi non permettono trasmissioni a basso consumo di energia. Quindi, per vari anni, dovremmo continuare a vedere contatori e sensori che non usano la 5G.

Insomma alla fine della discussione, penso di aver provato a spiegare che il fatto che in un futuro prossimo venturo “tutto” passerà via la 5G potrebbe non essere vero. Però si deve concedere che una grandissima parte della comunicazione terrestre passerà attraverso la 5G; quindi il nodo teorico “chi controlla la 5G controlla tutto” è comunque un nodo che vale la pena di dibattere. Forse, il cuore del dibattito può essere identificato con la domanda: cosa vuol dire controllare la 5G? Ed è dalla risposta a quella domanda che il dibattito si dirige in miriadi di direzioni. Ne parleremo nelle prossime puntate.

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