Innovazione

5G, tutti i perché dei turbamenti Usa

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Perché gli Usa sono preoccupati di interferenze cinesi sul 5G? E’ per caso dovuto all’assenza di compagnie nord-americane tra i fornitori mondiali del settore? Seconda puntata di un approfondimento a cura di Ottavio Carparelli, ex senior manager nel settore delle tlc, oggi consulente in strategia aziendale

 

Nella prima parte di questa serie ho provato a spiegare che, in un futuro prossimo venturo, una buona parte delle comunicazioni terrestri passerà attraverso la rete 5G (ma sarebbe meglio dire le reti 5G). Ho sostenuto che quasi certamente non tutte le comunicazioni passeranno via la 5G, ma comunque una porzione sufficientemente importante lo farà, e questo suscita inevitabilmente l’attenzione di un gran numero di entità economiche, ideologiche, politiche, militari, e via dicendo.

Ho anche sostenuto che forse la domanda chiave che dovrebbe precedere i vari dibattiti in corso è la seguente: cosa vuol dire controllare la rete 5G? Infatti, secondo il tipo di risposta che si dà a tale domanda, il dibattito prende inevitabilmente pieghe diverse.

Cerco di fare qualche esempio (la lista è molto lunga). Prima di tutto si può rispondere pensando agli aspetti di sicurezza nazionale interna, sappiamo tutti che per le organizzazioni di sicurezza (per motivi legati alla lotta al crimine e/o al terrorismo, e per motivi legati alla risposta a catastrofi di qualsiasi natura) è estremamente importante riuscire ad osservare utenti che rispondano a certe caratteristiche. In un caso semplicissimo, e probabilmente non controverso, se c’è una catastrofe in atto in una zona, la protezione civile deve essere capace di contattare in modo rapidissimo tutte le persone che sono vicine alla catastrofe, e questo è possibile grazie alle informazioni di geo-localizzazione che sono necessarie sui telefonini; controllare la 5G può voler dire permettere o impedire azioni di questo tipo, e questo, ovviamente, deve essere messo in controbilancio con considerazioni sui diritti della persona.

Si può anche rispondere alla domanda sul controllo della 5G pensando ad aspetti di sicurezza nazionale, le stesse considerazioni fatte per la sicurezza interna si possono applicare su scala più ampia a livello di un paese o di un’alleanza; immaginiamo, in caso di conflitto, o di imminenti elezioni, cosa potrebbe combinare un paese nemico che volesse creare scompiglio in casa nostra se avesse accesso alle stesse tecniche che sono usate dai nostri sistemi di sicurezza interna.

Poi ci sono gli aspetti di tipo economico, molto sentiti in questi anni di discussione sovranista; la 5G è un business colossale, si può accettare che aziende estranee al nostro paese (o almeno al nostro parterre economico/politico) ricavino tutto il beneficio economico?

Si può anche discutere il problema da un punto di vista ecologico, chi controlla le regole di consumo energetico, e di impatto ecologico in generale, che devono essere rispettate dagli attori economici in un paese per poter accettare la messa in opera di una tale infrastruttura che potrebbe impattare l’ambiente per molti anni a venire?

Per cercare di non perderci nei meandri delle discussioni possibili, focalizziamoci sugli aspetti economici e di sicurezza, e proviamo innanzitutto ad organizzare le idee secondo uno schema semplificato.

Quando si guarda ad una rete di comunicazione (ma è uguale per reti idriche, elettriche, ecc.) si possono essenzialmente distinguere 4 attori economici chiave; da un lato: 1. l’utente (chi usa il servizio), e 2. il fornitore di apparecchiature utente (per esempio il costruttore di un telefonino); dall’altro: 3. il fornitore di servizio di telecomunicazione presso cui ci si abbona (per esempio, in Italia: Telecom Italia, Vodafone, Wind Tre, Iliad, Fastweb e via dicendo), ed, ovviamente, 4. il fornitore di tecnologia per il fornitore di servizio (per semplificare in modo elevatissimo, a mo’ d’esempio, i costruttori di antenne/stazioni radio e quelli di centrali).

In questo schema iper-semplificato a 4 attori, dove si trova il punto più fragile da un punto di vista de controllo possibile delle comunicazioni via 5G?

Certamente non sull’utente, almeno per ora si può immaginare che la 5G non permetta un accesso diretto al nostro cervello; per ora, allo stato delle conoscenze di cui dispongo, il controllo del pensiero dell’utente va fatto con tecniche psicologiche di informazione e disinformazione. Si può escludere in un certo qual modo anche il fornitore di servizio. In ogni paese in cui si sia fatto un lavoro serio di gestione della concorrenza, esistono vari fornitori di servizio pubblico, i quali devono sottostare a regole molto strette, a rischio di perdere licenze.

Per giunta, il modello economico della 5G rischia di cambiare in modo definitivo il concetto stesso di operatore, si tratta di una discussione interessantissima ma di un altro tipo (magari ci ritorneremo in futuro); per oggi basterà dire che, in Germania, per esempio, non più tardi del 25 settembre scorso, sono state assegnate 74 licenze ad entità che vogliano operare reti 5G private. Insomma il numero di reti di tipo 5G esploderà, perché la tecnologia 5G servirà a fornire servizi di comunicazione d’impresa, non solo servizi di comunicazione per il consumatore individuale (come è stato essenzialmente per le reti cellulari a cui siamo stati abituati). Se si accetta che il numero di reti di tipo 5G sarà probabilmente elevato, si deve concludere che sarà difficile controllare tutti gli operatori di tali reti.

E allora, se non si può controllare facilmente l’utente o il fornitore di servizio, è probabilmente dal lato della tecnologia che esistono i rischi maggiori di controllo (diciamo almeno di accentramento).

In questo intervento su Start, guardiamo all’accentramento possibile dal lato dei fornitori di tecnologia di rete, perché il lato terminale utente (il telefonino, il tablet ed il PC portabile, per intenderci) è più conosciuto al pubblico, e perché è sul lato della tecnologia di rete che ci sono state recentemente le discussioni più delicate a livello internazionale, soprattutto in relazione alla posizione delle compagnie cinesi Huawei e ZTE che sono tra I leader mondiali della fornitura di tecnologie di rete di telecomunicazione.

Ci sono un paio di elementi da tenere in considerazione. Il primo è che, in anni recenti, il mercato dei fornitori di sistemi di telecomunicazione (le compagnie che forniscono le reti agli operatori) si è fortemente consolidato. 25 anni fa una lista di fornitori di sistemi di telecomunicazione sarebbe stata abbastanza lunga: Nortel, Lucent, Motorola, Alcatel, Siemens, NEC, Fujitsu, Ericsson, Nokia, Italtel, in un certo qual modo: Samsung e LG in Corea, poi gli emergenti cinesi (Huawei e ZTE, ma all’epoca ce n’erano altri, BUPT, Shanghai Bell ecc.) e tantissime compagnie specializzate in elementi particolari della rete (HP, Tandem, Digital Equipment, Comverse, Aldiscon, CMG, etc.), e si potrebbe continuare con compagnie ancora più piccole. Nota di chiarimento: Cisco, un vero colosso delle reti, era ed è posizionata in modo tecnologicamente diverso sul mercato delle telecomunicazioni, quindi non fa veramente parte di questa discussione.

5 anni fa (20 anni dopo), grandi nomi come Nortel, Lucent, Motorola, Siemens, Alcatel, Italtel in Italia, erano spariti (almeno come entità indipendenti in questo settore), e la lista dei fornitori internazionali di sistemi di telecomunicazione si era ridotta a: Huawei, Nokia, Ericsson, ZTE (da notare l’assenza di compagnie nord-americane …), mentre anche la lista dei fornitori specializzati in componenti particolari era completamente cambiata (tanto per fare un paio di esempi, in questo settore, HPE ha inglobato l’offerta di HP, Tandem e Digital Equipment, ed abbiamo assistito all’arrivo di compagnie completamente nuove come Mavenir, tanto per dirne una). Per giunta le cose non si son fermate lì, la 5G sta creando dinamiche interessantissime, che non abbiamo il tempo di trattare qui.

Soffermiamoci un attimo sulla mancanza di grandi fornitori americani (Motorola, Nortel e Lucent) nella lista dei leader mondiali. Esaminare tutti i perché i grandi fornitori di rete nordamericani non abbiano resistito ai 20 anni che hanno cambiato l’industria sarebbe lungo e ci porterebbe in direzioni diverse, qui mi piace citare una sola ragione, che dovrebbe far riflettere. Il fatto che gli Stati Uniti si siano ritrovati con uno standard diverso, CDMA (alternativo al GSM), al momento della crescita esplosiva del mercato, non ha certamente aiutato i costruttori nordamericani che si son trovati con un mercato amico più piccolo (a seconda delle interpretazioni politico/economiche di parte si dirà che questi sono i risultati dell’isolazionismo di cui gli Stati Uniti si sono fatti attore molto più spesso di quanto non lo si voglia ammettere, oppure che la mancanza di barriere di protezione tariffarie provoca questi risultati).

Resta il fatto, che, da un punto di vista di offerta tecnologica, non è utopico immaginare che in un futuro prossimo un numero limitato di compagnie possano trattare con i loro prodotti una grandissima porzione della comunicazione terrestre, ed è qui che è sorta la domanda “ma ci si può fidare di tali compagnie”? Il fatto che la domanda sia stata posta in primo luogo dai poteri pubblici e militari americani fa ovviamente sorridere, si può immaginare che la mancanza di attori di primo piano nord-americani abbia messo in moto gli stessi aspetti campanilistici che in realtà probabilmente non aiutarono l’industria americana di telecomunicazioni nel suo insieme. Il secondo aspetto è che le reti di telecomunicazione devono includere nella loro progettazione i meccanismi di sicurezza di cui si è parlato sopra, per permettere l’intervento delle autorità, e quindi un fornitore di tecnologia di cui non ci si può fidare avrebbe la capacità potenziale di attivare o bloccare in modo non legale le operazioni normalmente richieste dalle autorità.

Insomma, anche se forse l’assunto è inquinato da considerazioni non secondarie di campanile economico, a livello teorico, la possibilità che un numero limitato di compagnie possa, con le sue tecnologie, trattare il traffico legato a buona parte della comunicazione mondiale, esiste, e quindi non bisogna essere sorpresi se queste considerazioni sono arrivate fino al pensiero dei leader politici e militari mondiali.

Ma quanto è vero in pratica questo aspetto teorico, e quali sarebbero le vie possibili per limitarne l’ineluttabilità?

Di questo parleremo nelle prossime puntate di questa serie.

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