Economia, Pagamenti digitali / Fintech

Una Carta Unica per i conti bancari. Il progetto del governo

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Come diffondere i pagamenti elettronici? Con una tessera che sarà insieme carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare un conto presso qualsiasi sportello bancario o postale. Tutti i piani del Tesoro

Obiettivo: agevolare la diffusione dei pagamenti elettronici anche a quelle fasce come gli anziani meno avvezze all’utilizzo di carte e bancomat.

Come fare per raggiungere l’obiettivo? Una Carta Unica.

Obiettivi e mezzi sono allo studio del governo.

La Carta Unica è stata così descritta da Alessio Villarosa, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze.

Sarà una tessera che avrà «carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare un conto di pagamento presso qualsiasi sportello bancario o postale», si legge sul Sole 24 Ore.

I lavori sono in corso perché dovrà « garantire gli standard internazionali sui quali ci si è accordato con gli altri Paesi ma troveremo la quadra», ha aggiunto il sottosegretario M5s all’Economia.

Il governo dunque tira dritto sulla tracciabilità dei pagamenti. Un’operazione imperniata su più interventi ma che avrà come punti fermi gli incentivi. Incentivi destinati sia ad attività economiche e professionali che si doteranno di Pos e altri terminali per la moneta elettronica sia a chi effettua i pagamenti.

“Nel primo caso sotto forma di credito d’imposta per coprire i costi di installazione e gestione del Pos, almeno all’inizio. Nel secondo caso con un cashback, ossia un rimborso fiscale di una percentuale dei pagamenti effettuati con strumenti alternativi al contante”, aggiunge il Sole.

Insomma, un doppio bonus fiscale per agire con un contrasto di interessi che renda appetibile l’alternativa al cash per tutti. Sulla falsariga di quanto già fatto con i carburanti, per i quali dal 1° luglio 2018 solo il pagamento tracciabile dà diritto a deduzione dei costi e detrazione dell’Iva e allo stesso tempo è stato previsto un credito d’imposta per i benzinai.

Un’idea, quella del Tesoro e del governo, che trova il plauso anche dei banchieri. Ha scritto oggi il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli:

La legge di Bilancio dello Stato per il 2018, per «contrastare con maggiore efficacia l’evasione e le frodi nel settore della commercializzazione e distribuzione dei carburanti», ha introdotto l’obbligo della fatturazione elettronica nella filiera del carburante e concomitanti sgravi fiscali. In particolare, tale legge ha disposto che «le spese del carburante per autotrazione sono deducibili… se effettuate esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate». Inoltre, la medesima legge, ha disposto che «agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante spetta un credito d’imposta pari al cinquanta per cento del totale delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate… tramite sistemi di pagamento elettronico mediante carte di credito». Questa esperienza si sta dimostrando positiva superando le problematiche antecedenti e diffondendo e incoraggiando l’uso dei pagamenti elettronici e garantendo maggiori livelli di sicurezza per quegli esercenti che sono divenuti meno esposti ai rischi di rapine dei contanti. Quell’esempio può essere perseguito in altri settori merceologici, mentre non sono realistiche le ipotesi repressive scarsamente efficaci. La frequenza dell’uso dei “pos”, cioè dei sistemi di pagamento elettronico con carta, può divenire un importante indicatore degli accertamenti fiscali che potranno essere più frequenti per chi usa meno i pagamenti elettronici e, invece, più rari per chi li usa più diffusamente. 

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