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Sia, tutte le divergenze fra Cdp-Poste Italiane e banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm)

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Subbuglio tra i soci di Sia, il gruppo attivo nei sistemi di pagamento per banche, imprese e pubbliche amministrazioni.

Sono il futuro e la direzione di marcia di Sia a dividere gli azionisti.

Dal prossimo maggio scade il patto che lega i soci di Sia. Il motivo? La Cassa depositi e prestiti (azionista di Sia tramite il fondo Fsia Investimenti) ha disdetto il patto a metà 2018.

Una decisione da “liberi tutti” che ha destato anche sorprese negli altri azionisti.

La Cdp (controllata dal Tesoro) e Poste Italiane hanno in cantiere un polo nazionale fra Sia e Nexi? E’ quello che si chiedono, e si rispondono di sì, gli altri azionisti di Sia.

Ma non tutti sono d’accordo, anzi. Il fondo F2i e le banche sono pro Ipo e per un’azienda indipendente da singoli azionisti-clienti, cioè da Poste Italiane e istituti di credito.

Ma vediamo cosa fa Sia, chi sono i soci e gli scenari.

COME OPERA SIA

Sia opera a livello europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati a istituti di credito, banche centrali, imprese e pubbliche amministrazioni.

LE AREE DI BUSINESS DI SIA

Le aree da core business sono i pagamenti, la monetica, i servizi di rete e i mercati dei capitali.

LA MAPPA DEL GRUPPO SIA

Sia eroga servizi in 48 Paesi e opera anche attraverso controllate in Austria, Germania, Romania, Ungheria e Sudafrica. La società ha inoltre filiali in Belgio e Olanda e uffici di rappresentanza in Inghilterra e Polonia.

L’AZIONARIATO DI SIA

Il maggior azionista di Sia è il veicolo Fsia Investimenti (che vede Fsi Investimenti di Cdp al 70% e Poste Italiane al 30%) con il 49,48%, seguito da F2i con il 17,05%, dal fondo Hat Orizzonte (8,64%) e dal gruppo di banche storicamente presenti nella compagine: Banco Bpm (4,82%), Intesa Sanpaolo (4,05%), Unicredit (3,97%), Mediolanum (2,85%), Deutsche Bank (2,58%).

LE IDEE DI PALERMO

L’idea di un campione nazionale tra Sia e Nexi non è stata smentita giorni fa dall’amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo. “Nascerà il polo dei pagamenti tra Sia, di cui siete azionisti, e Nexi?”, è stata una delle domande che il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, ha posto a Palermo. Il capo azienda di Cdp ha risposto: “Si tratta di altre due eccellenze italiane. Attendiamo il piano industriale di Sia che sicuramente individuerà le soluzioni migliori per valorizzare ulteriormente la società, che già riveste un ruolo di primo piano, anche oltre i confini nazionali”.

Una risposta che non ha risposto alla domanda di Tamburini. Il silenzio, dunque, può essere considerato assenso: la Cassa controllata dal Tesoro guarda effettivamente a un campione nazionale nel sistema dei pagamenti fra Sia e Nexi. Come d’altronde si auspica ai piani alti della maggioranza di governo, in primis dal Movimento 5 Stelle.

LE MIRE DI POSTE ITALIANE

Secondo le indiscrezioni finanziarie raccolte da Start Magazine, a candidarsi per il ruolo di perno azionario e sistemico in questo progetto di campione nazionale nei sistemi di pagamento è Poste Italiane. Il capo azienda di Poste, Matteo Del Fante, da tempo studia il dossier, tanto che aveva affidato a Jp Morgan un incarico a questo scopo (tentativo poi bloccato dalle banche, che temono l’avanzata di Poste in questo settore). D’altronde per Poste, con il calo del business del servizio universale e le prospettive non tutte ottimistiche nelle spedizioni con l’avanzata di Amazon e non solo, l’area dei sistemi di pagamento a partire da Poste Pay è quella ritenuta più profittevole.

IL BIVIO TRA IPO E POLO NAZIONALE

Ma ora dopo la fine del patto fra i soci di Sia e la prospettiva di un’Ipo avviata da Nexi l’idea di un polo nazionale con baricentro pubblico (tramite Poste-Cdp) torna a farsi largo. Opposta la prospettiva auspicata da F2i, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediolanum e Deutsche Bank.

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