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Serve sforzo nazionale per far decollare Fintech italiano

In Italia è poco sviluppato il venture capital. Non esprimiamo quella capacità che potremmo realizzare tenendo conto che abbiamo una buona ricerca e un sistema universitario che non è secondo a nessuno

 

Il settore Fintech comprende molte componenti come “il Crowdfunding, i robo adviser e la Blockchain. Quest’ultima è una grande innovazione tecnologica realizzata con la creazione di una piattaforma che semplifica le transazioni fornendo a tutti la visibilità sulle transazioni stesse. Poi ci sono le valute virtuali come il Bitcoin che stanno crescendo in maniera forte e sulle quali si stanno costruendo anche dei derivati. Infine il digital payment e il peer lending attivo soprattutto nei paesi emergenti. Tutte queste innovazioni determinano però uno spiazzamento del sistema bancario e non bisogna dimenticare il problema dei controlli”. Lo ha detto il Presidente del Fondo italiano d’investimento SpA, Innocenzo Cipolletta nel corso dell’audizione in Commissione Finanze, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo.

“A monte di questi fenomeni di innovazione della finanza tecnologica c’è il venture capital – ha precisato Cipolletta -: in Italia è poco sviluppato. Non esprimiamo quella capacità che potremmo realizzare tenendo conto che abbiamo una buona ricerca e un sistema universitario che non è secondo a nessuno. Inoltre abbiamo spirito imprenditoriale e produciamo risparmio. Nel Fintech il ruolo del venture capital sta crescendo, è una curva crescente come numero di operazioni e come ammontare complessivo. Quello che è interessante è la forte ascesa del corporate venture capital cioè l’investimento delle imprese – ha ammesso Cipolletta -. Nel mondo sta avvenendo un fatto curioso e cioè che l’innovazione non si produce più nella grande impresa. E ciò per un motivo semplice: le innovazioni attuali sono distruttive di quello che esiste. Fino a che erano incrementali la grande impresa era fortissima mentre è inefficiente” nel caso di una innovazione disruptive “per una naturale resistenza dell’impresa stessa a realizzare qualcosa che elimini quanto già esistente. Anche la grandi banche italiane investono in questo settore. Naturalmente gli Usa sono in testa mentre è fortissima l’Asia. Soprattutto la Cina perché non avevano grandi strutture preesistenti. L’Italia sta comunque andando avanti e ci sono parecchie aziende su cui il Fondo italiano ha investito come Sardex, MoneyFarm, SatisPay, Borsa del credito italiano, Prestiamoci e così via. Credo sia importante che ci sia uno sforzo nazionale in questo settore perché altrimenti lo sviluppo delle iniziative va all’estero. Abbiamo alcune capacità di investimento iniziale che poi si bloccano favorendo investitori di altri paesi. E questo non va bene”, ha concluso Cipolletta.

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