Pagamenti digitali / Fintech

Quali impatti avranno le misure del governo per incentivare i pagamenti elettronici? Analisi

di

pagamenti Epi European payments initiative

Il commento a cura di Valeria Portale e Giorgia Sali dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano sulle conseguenze delle misure sui pagamenti elettronici 

La volontà del Governo di incentivare i pagamenti elettronici, in ottica di un’Italia cashless rappresenta dunque un importante passo in avanti per il nostro paese. Tuttavia, l’efficacia delle misure previste non è scontata. Se da un lato siamo soddisfatti che finalmente è stata data la giusta attenzione al tema, dall’altro abbiamo il timore che non si raggiungano i risultati sperati. Guardando alle misure premiali dei pagamenti cashless, i livelli di efficacia e di persistenza degli effetti variano molto a seconda della tipologia e delle caratteristiche dell’incentivo stesso. Guardando alla manovra segnaliamo due criticità.

La prima criticità è lato consumatore, l’efficacia della lotteria degli scontrini (già sperimentata da altri paesi europei quali Portogallo, Slovacchia, Croazia, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Malta, Lituania, Polonia, Slovenia e Romania) dipende strettamente dalla semplicità di partecipazione da parte dei consumatori e dal meccanismo di funzionamento, oltre ad avere un effetto che si limita alla durata dell’incentivo, poiché ha uno scarso effetto sulle abitudini ricorrenti di pagamento. Ecco, quello che si legge sulla lotteria italiana ci fa temere che non sarà semplice partecipare e quindi l’efficacia possa essere minore rispetto ad una lotteria di altro tipo.

La seconda criticità è lato esercente, il credito di imposta previsto dal decreto, seppur rappresenti un’agevolazione rispetto al passato, difficilmente renderà agli occhi dei commercianti i pagamenti con carta “meno costosi” di quelli in contante (soprattutto per gli esercenti che fanno nero). Questo, infatti, rimane ancora lo strumento preferito in accettazione, sia perché i costi percepiti sono inferiori rispetto ai pagamenti elettronici, sia perché, essendo uno strumento non tracciabile, rappresenta la scelta prediletta da chi vuole fare nero: un credito di imposta medio per esercente tra i 70 e i 115 euro, recuperabile a fine anno, difficilmente può rappresentare una alternativa valida al risparmio immediato percepito in relazione a una transazione in contante oppure a una transazione in nero. E questo a fronte di una spesa per lo stato che si aggirerebbe tra i 100 ed i 165 milioni di euro, considerando che gli esercenti che potrebbero beneficiare dell’incentivo sono circa 1,5 milioni (stime dell’Osservatorio Innovative Payments).

Emerge, infine, come grande assente nella manovra l’articolo 23, che introduceva sanzioni amministrative per la violazione dell’obbligo di POS per commercianti e professionisti e che è stato rimosso dal decreto. Di fatto, l’obbligo di detenere un POS e accettare le transazioni cashless che vige dal 2013 verso gli esercenti non diventerà operativo, dal momento che non viene prevista alcuna sanzione per chi non lo rispetti. In questo caso, crediamo che le sanzioni e gli obblighi siano ben poco efficaci, soprattutto se non vengono ben progettati dei controlli, tuttavia sarebbe potuto essere un segnale per gli esercenti.

Una manovra con luci e ombre quindi: l’importante passo in avanti nel puntare i riflettori sui temi dei pagamenti elettronici e dell’evasione fiscali, a lungo rimasti a torto ai margini della discussione politica, si contrappone a un insieme di azioni che risultano essere ancora troppo timide per essere veramente incisive. Confidiamo molto sui 3 miliardi stanziati dal Governo, ma ancora non spiegati.

È fondamentale agire su tutti i soggetti coinvolti, dai consumatori agli esercenti (come si sta facendo), dalle Pubbliche Amministrazioni all’Agenzia delle Entrate e le banche (con le quali il Governo non sembra aver chiuso accordi per ridurre a monte le commissioni bancarie).

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