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Perché l’Antitrust Ue sfruculia Facebook sul dossier Libra

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Libra

Bruxelles apre un’indagine su Facebook per Libra. Tutti i dettagli

 

Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, la Commissione europea sarebbe preoccupata dai possibili comportamenti anticoncorrenziali legati alla struttura organizzativa di Libra Association, il consorzio con sede a Ginevra deputato alla governance della moneta digitale, che oltre alla stessa Facebook, annovera tra i suoi 28 membri colossi del calibro di Visa, Mastercard e PayPal, eBay, Spotify, Booking, Uber, Lyft, Iliad, Vodafone e altri ancora.

COME SI MUOVE L’EUROPA SU FACEBOOK E LIBRA

Nel dettaglio, l’Autorità avrebbe espresso dubbi sulla natura corporativa dell’associazione, troppo chiusa all’ingresso di altri operatori e sull’eccessivo potere di mercato dei suoi membri, idoneo a escludere ingiustamente possibili concorrenti soprattutto «con riguardo alle informazioni scambiate e ai dati personali» raccolti dagli utenti tramite le App (essenzialmente Whatsapp e Messenger) in cui Libra dovrebbe essere integrata.

I PASSI DELL’ANTITRUST UE

Già all’inizio del mese la Commissione avrebbe sottoposto un questionario ai diretti richiedendo un feedback entro tre settimane e ora sarebbe pronta ad avviare un’indagine formale che, qualora le accuse venissero confermate, potrebbe concludersi con l’applicazione di una sanzione fino al 10% del fatturato globale della società, pari alla fine del 2018 a 16,9 miliardi di dollari.

COME FUNZIONERA’ LIBRA ASSOCIATION

La blockchain alla base della criprovaluta sarà gestita dalla Libra Association, che raggruppa società tech, operatori tlc, colossi finanziari e soggetti del mondo cripto, tra cui Facebook. Ma allo stesso tempo il social network, che vanta oltre due miliardi di utenti, è l’unico soggetto, tramite la sua divisione Calibra, ad aver già annunciato un wallet digitale per Libra a disposizione degli utenti di WhatsApp e Messenger.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

“Anche se Facebook ha cercato di fare di tutto per lasciare intendere che non sarà la “sua” criptovaluta, è evidente che il timore che il colosso di Zuckerberg possa ampliare il suo enorme potere mettendo le mani anche sulle informazioni finanziarie dei propri clienti, per di più dopo aver dimostrato di avere una gestione quantomeno allegra dei dati personali”, ha commentato il Sole 24 Ore.

LE PRESE DI POSIZIONI PRECEDENTI

Dalla Fed a Donald Trump e al suo ministro del Tesoro Mnuchin, dal G7 a più d’una banca centrale in Europa fino alla Bank of Japan, in molti hanno sollevato più d’un dubbio sull’affidabilità e sui rischi di una criptovaluta che si candida ad avere valore davvero globale. Da parte sua Facebook ha chiarito di voler ottenere il via libera regolamentare dalle autorità finanziarie dei paesi in cui vorrà operare. Ma ora Bruxelles apre a nuovi scenari legati alla potenziale posizione dominante nell’ambito delle informazioni e dei dati.

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