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PagoPa spa, che cosa farà la nuova società in house che trasloca da Agid a Palazzo Chigi. Obiettivi e interrogativi

di

Agid

Novità, numeri, approfondimenti e polemiche su PagoPa società per azioni

Sulla governance del digitale italiano, l’esecutivo giallo-verde ha deciso una sterzata radicale rispetto al passato, concretizzatasi all’interno del dl Semplificazioni, che ridisegna l’intero assetto dei poteri che verranno accentrati sempre di più a Palazzo Chigi. Nel frattempo il mandato dell’attuale commissario Luca Attias proseguirà fino al 31 dicembre 2019 e non più fino al 2020 per lasciare spazio alle novità.

AL VIA LA RIFORMA DEL DIGITALE ITALIANO

Il primo obiettivo della riforma giallo-verde è il maggior potere attribuito alla presidenza del Consiglio. A partire dal 1 gennaio del 2020 gli obiettivi dell’Agenda digitale italiana e le funzioni e i poteri del commissario saranno “attribuiti al Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro delegato che li esercita per il tramite delle strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri dallo stesso individuate, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze per le materie di sua competenza”.

ESPERTI A SOSTEGNO

Ci sarà poi un contingente di esperti messi a disposizione dalle strutture “in possesso di specifica ed elevata competenza tecnologica e di gestione di processi complessi, nonché di significativa esperienza in tali materie, ivi compreso lo sviluppo di programmi e piattaforme digitali con diffusione su larga scala”. Il numero, le qualifiche e i compensi verranno decisi con Dpcm e il provvedimento ha assegnato 6 milioni di euro a partire dal 2020.

COME SARA’ E CHE COSA FARA’ PAGOPA SPA DI PALAZZO CHIGI

Il decreto sulle Semplificazioni prevede anche lo sviluppo di io.italia.it, il punto di accesso telematico dei servizi online della PA e la piattaforma digitale nazionale dati, che permetterà di estrarre conoscenza dai big data della Pubblica amministrazione. Ma soprattutto la costituzione entro aprile 2019 di una nuova SpA interamente partecipata dallo Stato sui pagamenti digitali verso la pubblica amministrazione che aiuterà il Presidente del Consiglio a diffondere PagoPA.

I COSTI DELLA NUOVA SPA

Questa nuova spa “In house” passa di fatto da AgID (l’Agenzia per l’Italia digitale ora diretta da Teresa Alvaro) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – sono previste spese per 5 milioni di euro all’anno fino al 2021 – con l’obiettivo secondo il governo di rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione e per “assicurare la capillare diffusione del sistema di pagamento elettronico attraverso la piattaforma” stessa.

I VOLUMI DELLE TRANSAZIONI

Per capire l’importanza dei pagamenti digitali della Pubblica amministrazione basti pensare che il valore delle transazioni al 31 ottobre 2018 ha superato i 2,3 miliardi di euro con 15 milioni di operazioni da comuni, Asl, Regioni, scuole e attraverso una miriade di canali che vanno dagli sportelli fisici (tabacchi, sportelli bancari, supermercati, Poste, bar), agli sportelli Atm, fino home banking, smartphone o tablet necessari per pagare tasse, prestazioni sanitarie, iscrizioni scolastiche.

LE CRITICITÀ DEL NUOVO ASSETTO VOLUTO DAL GOVERNO GIALLO-VERDE

Questa articolazione potrebbe portare però delle criticità, come ha spiegato Paolo Coppola, Professore associato di informatica all’Università di Udine, su AgendaDigitale.eu: “Raramente il legislatore ha la competenza necessaria a individuare con esattezza un esecutore che può realizzare in sistema informatico, una piattaforma o un servizio. Sarebbe meglio che la legge definisse gli obiettivi e nella realizzazione si lasciasse maggiore elasticità. In particolare, non mi è chiaro perché per la gestione del sistema di pagamenti elettronici non si può far ricorso al mercato e, in particolare a SIA S.p.A., che ha come mission ‘fornire le migliori piattaforme per tutti i pagamenti digitali di istituzioni, cittadini, imprese’ ed è partecipata per quasi il 50% da CDP. Non dico che possa essere la migliore soluzione, ma non capisco perché il legislatore debba escludere a priori l’affidamento con gara a società che hanno un know how specifico”.

I DUBBI DEL PROF. COPPOLA

Altro dubbio di Coppola riguarda la determinazione dei 5 milioni di stanziamento su cui c’è “il rischio che, magari con un futuro Governo meno attento a queste tematiche, ci sia uno spreco è alto. Il Legislatore dovrebbe prevedere meccanismi efficienti”. Analogo discorso vale per il contingente di esperti: “Il Commissario straordinario e la sua struttura erano pensati a termine. È ancora così o si è deciso di rendere la struttura permanente? Perché nel secondo caso sarebbe necessario allestire dei concorsi”. Infine sui poteri relativi al digitale: “Erano pensati per una fase transitoria e comunque prevedevano un bilanciamento. In particolare, quelli sostitutivi previsti dal comma 4 vedevano l’azione concorde di due soggetti, Commissario e Presidente del Consiglio. Ora, invece, nel caso non vi sia un Ministro delegato, il potere è completamente in mano al Presidente del Consiglio. Sicuramente un aumento di efficienza, ma un rischio da tenere sotto controllo”.

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