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L’Ue aggancia il treno della Fintech Revolution

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A febbraio la Commissione europea presenterà una serie di raccomandazioni per aiutare l’industria Fintech a crescere in tutta l’Unione

Il primo scorcio del nuovo anno sarà fondamentale per dare una spinta decisiva alla promozione della finanza tecnologica nell’Unione europea. Il prossimo mese la Commissione europea dovrebbe svelare, infatti, una serie di raccomandazioni politiche su tutti i temi del settore Fintech come la blockchain, i servizi cloud-data, e la sicurezza online con l’obiettivo di contribuire a far crescere l’industria della tecnofinanza in tutta l’Ue. Tuttavia, per evitare un’eccessiva regolamentazione del nascente settore – che di fatto è il motivo principale del ritardo della Commissione nella fase di avvio dell’azione, insieme a una battaglia burocratica tra i servizi finanziari e i commissari digitali lo scorso anno – Bruxelles proporrà una normativa rigida solo per il crowdfunding e i prestiti peer-to-peer. Per la parte restante del settore, Bruxelles cercherà invece di individuare mezzi alternativi per incoraggiare le migliori pratiche con l’aiuto degli organismi di vigilanza finanziaria dell’Ue.

Il Commissario Dombrovskis: Non dobbiamo soffocare il settore

“Dobbiamo stare attenti a ciò che vogliamo regolamentare, in modo da non soffocare il settore prima ancora che nasca – ha dichiarato Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile dei servizi finanziari al sito Politico.eu –. Ecco perché stiamo discutendo sulla necessità o meno di legiferare e di fornire un quadro normativo a livello europeo con la creazione di licenze valide in tutta l’Europa su alcune iniziative, come i prestiti peer-to-peer”. In sostanza la Commissione Ue ha intenzione di rendere uniforme su tutto il territorio dell’Unione la pratica del fundraising e dei prestiti online eliminando lo squilibrio attualmente esistente tra i vari regimi nazionali che rende problematico lo scambio transfrontaliero. Garantendo però, al contempo, una protezione degli investitori. Se per il crowdfunding e i prestiti peer to peer la soluzione sembra essere quella di un passaporto per le imprese valido per operare in tutto il mercato unico, per quanto riguarda la blockchain – conosciuta anche come Distributed ledger technology (Dlt) – la Commissione è intenzionata a garantire che le attuali norme dell’Ue non ne ostacolino la crescita. Il Dlt viene utilizzato principalmente dalle criptovalute come metodo per conservare le ricevute digitali. Queste ricevute sono molto difficili da manipolare, e aprono la tecnologia a una serie di usi pratici come la registrazione, la condivisione dei dati e la riduzione delle attività di riciclaggio del denaro. Per contribuire ad ampliare la diffusione del Dlt nella prassi comune, la Commissione intende istituire un “Osservatorio blockchain” che si occuperà di tutte le questioni giuridiche e di governance legate all’uso della tecnologia.

Il problema dei servizi cloud

La Commissione intende, inoltre, affrontare le preoccupazioni suscitate dall’uso crescente dello storage di dati in cloud, da parte di grandi società come Amazon. Queste aziende offrono capacità di archiviazione digitale sui loro server per le aziende che gestiscono molti dati, ma non hanno l’hardware per assicurare la manutenzione. Le imprese finanziarie, in particolare, sono tra quelle che si avvalgono maggiormente dei servizi in-the-cloud, ma ciò solleva interrogativi anche su come e dove vengano memorizzati i dati privati. Anche le norme relative all’archiviazione cloud differiscono da uno Stato membro all’altro e devono essere semplificate. Inoltre, ci sono solo una manciata di provider di servizi simili nel mondo, e ciò solleva il problema di una eccessiva concentrazione. Per questo la Commissione è intenzionata a garantire che le imprese possano facilmente passare da un fornitore all’altro.

La sicurezza online

Un altro problema pressante a cui deve far fronte il settore finanziario è quello della sicurezza online. Sono finiti i giorni in cui i banchieri salvaguardavano il contante nelle casseforti. I soldi al giorno d’oggi sono poco più dei numeri su uno schermo e senza difese adeguate gli hacker possono trasferire milioni di euro da qualche altra parte in un batter d’occhio. Un metodo efficace per frenarli è quello di condividere i dati sui cyberattacchi tra le imprese finanziarie, e la Commissione Ue sta valutando il modo migliore per farlo in tutta l’Unione. Nel quadro delle raccomandazioni che la Commissione farà del mese di febbraio potrebbero essere previsti degli stress test su scala europea per testare le difese online del settore finanziario. E in quest’ottica i tre organismi di vigilanza finanziaria dell’Ue dovrebbero fare molto di più in questo ambito, come la Commissione europea ha sottolineato più volte nella proposta di revisione delle autorità europee di vigilanza (Esa). Ma Bruxelles ha presentato la proposta solo a settembre, il che significa che le autorità dovranno attendere ancora un po’ prima che le loro nuove responsabilità nel Fintech siano recepite nel diritto europeo. Ciò non ha impedito comunque all’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni di prepararsi all’ azione. In un’intervista a Politico, il presidente dell’Eiopa Gabriel Bernardino ha ammesso: “È nel nostro dna includere il rischio cibernetico come uno dei rischi emergenti che dovremo includere negli stress test”. L’Eiopa non è l’unico organismo a prendere in considerazione le novità del Fintech e i rischi ad esso connessi.

L’Autorità bancaria europea vuole rafforzare la cooperazione in materia di rischi legati alla sicurezza informatica

Anche l’Autorità bancaria europea sta valutando il modo di armonizzare le prassi di vigilanza e rafforzare la cooperazione transfrontaliera in materia di rischi legati alla sicurezza informatica. Ciò porterà, probabilmente, a una serie di relazioni dell’Authority bancaria nel corso del 2018 su temi che spazieranno dalle sandbox ai rischi della tecnologia per i modelli commerciali esistenti. Il lavoro dell’Eba potrebbe portare, inoltre, alcune modifiche normative ai regimi di autorizzazione e registrazione delle Fintech nei paesi dell’Ue. Un discussion paper dell’Eba stilato ad agosto ha evidenziato che il 31 per cento delle aziende della tecnofinanza non erano soggetto ad alcun regime normativo comunitario o nazionale. Eppure molte di queste imprese sono coinvolte in settori fondamentali dell’economia. Parallelamente, l’organo di vigilanza del settore bancario, sta studiando diversi approcci alle sandbox normative e i centri di innovazione. Le aziende Fintech, da parte loro, sono molto contente dell’attenzione che le autorità di regolamentazione stanno mostrando nei loro confronti, anche se ciò comporterà sicuramente richieste normative più elevate. Ma per le imprese l’introduzione di regole più severe sulle attività e il rafforzamento della cybersicurezza sono importanti e utili anche e soprattutto per la crescita futura.

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