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Bruxelles si muove per rilanciare il settore Fintech in Europa

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Tra le proposte in arrivo con il nuovo anno le licenze pan-europee per combattere il predominio statunitense e asiatico di un’industria in crescita

 

Bruxelles proporrà licenze pan-europee per aiutare alcune società Fintech ad operare in tutta l’Unione europea a combattere il predominio americano e asiatico di un’industria in piena espansione. La Commissione europea presenterà una bozza di provvedimento all’inizio del prossimo anno con l’obiettivo di eliminare gli ostacoli amministrativi che si frappongono al funzionamento transfrontaliero dei siti di crowdfunding e dei servizi di prestito peer-to-peer online offrendo alle imprese europee la possibilità di crescere e competere.

Il piano fa parte di una campagna Ue per sostenere il settore

Il progetto di Bruxelles di realizzare delle licenze valide in tutta Europa ed estendibili anche ad altre branche del settore Fintech, fa parte di una campagna Ue per sostenere il settore che si auspica possa andare a competere con le banche tradizionali. Il settore Fintech – le imprese tecnologiche create per competere con i gruppi di servizi finanziari tradizionali – è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, occupandosi di tutto ciò che riguarda il lavoro delle banche, dall’aiutare le persone a gestire la spesa mensile fino ad offrire soluzioni di pagamento più economiche e opzioni per le imprese in cerca di investimenti. L’Ue si è già mossa per aprire il mercato dei servizi di pagamento online, concedendo alle società Fintech diritti legali di accesso ai dati bancari più chiari, nell’ambito della Psd2, la normativa Ue che entrerà in vigore il mese prossimo.

Per Dombrovskis le licenze paneuropee potrebbero incoraggiare le economie di scala in Europa

Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea e responsabile dei servizi finanziari, ha dichiarato al Financial Times che le licenze paneuropee potrebbero incoraggiare l’industria del Fintech a sfruttare le economie di scala. “L’Europa è certamente ben posizionata sulle nuove tecnologie emergenti del Fintech, sia in termini di competenze necessarie che di finanziamenti per innovazione e disponibilità di capitale – ha dichiarato -. Tutto è a portata di mano perché l’Europa sia un ottimo punto di partenza per queste tecnologie”. Nonostante ciò, Dombrovskis ha ammesso che tra gli Stati membri dell’Ue ci sono troppe barriere che impediscono alle imprese di crescere: “Non abbiamo ancora un mercato unico del digitale e questo è uno dei motivi per cui vediamo molte aziende Fintech europee andare negli Stati Uniti o in Asia per crescere”.

Progetto urgente dopo la Brexitbrexit

I piani di concessione delle licenze pan-europee fanno parte di un più ampio programma dell’Ue, noto come Unione dei mercati dei capitali, volto ad eliminare i requisiti amministrativi nazionali e le norme che ostacolano gli investimenti transfrontalieri. Dombrovskis ha ammesso che il progetto è diventato urgente con l’imminente ritiro del Regno Unito dall’Ue, che porterà la City di Londra, il principale hub finanziario europeo, al di fuori del mercato unico. “Stiamo aumentando il livello di ambizione”, ha detto Dombrovskis. Si prevede, inoltre, che la Brexit offra ad altre piazze finanziarie dell’Ue la possibilità di contrastare lo status di Londra quale principale centro della tecnofinanza europea, dato che gli imprenditori valutano la necessità di delocalizzare per rimanere all’interno del blocco europeo. Dombrovskis ha precisato che i piani europei di concessione delle licenze per il crowdfunding e i prestiti peer-to-peer sono volti a prevenire la “regulatory gold-plating”, in cui i governi nazionali impongono alle imprese requisiti amministrativi supplementari rispetto a quelli previsti dal diritto dell’Ue, rendendo più complicato per le imprese operare a livello transfrontaliero. “È qualcosa che vediamo spesso”, ha detto il commissario Ue.

Vigilare sui “rischi potenziali” che come riciclaggio di denaro e tutela consumatori

All’interno del nuovo piano europeo anche la creazione di “sand-box normative” per dare alle aziende Fintech la possibilità di testare i servizi che vogliono offrire in modo limitato e supervisionato, senza dover rispettare tutte le normative esistenti. Dombrovskis ha infine sottolineato la necessità di vigilare sul monitoraggio dei “rischi potenziali” che possono derivare dall’innovazione finanziaria, comprese le questioni relative alla tutela dei consumatori e al riciclaggio di denaro.

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