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Perché Goldman Sachs scommetterà sul Bitcoin (gelando Jp Morgan)

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bitcoin Tesla

Per Goldman Sachs, il Bitcoin non è una frode e potrebbe anche diventare una moneta tradizionale in tutti quei Paesi in cui la moneta locale ha perso valore. Approfondimento di Giusy Caretto

La banca d’affari Goldman Sachs, una delle più grandi di Wall Street, comincerà a investire in Bitcoin. Una decisione che contrasta con quanto detto ed affermato dagli altri grandi istituti finanziari, che in questi anni hanno preso le distanze dalla criptomoneta, invitando a fare estrema attenzione.

Proprio qualche mese fa, mentre il Bitcoin volava verso cifre record, il ceo di Jp Morgan, Jamie Dimon, tacciava la moneta come una frode, per poi, però, abiurare pubblicamente.

LA DECISIONE DI GOLDMAN SACHS

Le indiscrezioni del New York Times parlano chiamo: la banca statunitense Goldman Sachs farà trading di Bitcoin. L’istituto, inizialmente, acquisterà e venderà titoli futures sulla criptovaluta, scommettendo sul valore di un indicatore, e non comprerà e venderà direttamente Bitcoin (cosa che farà in una seconda fase: è a lavoro per ottenere le autorizzazioni necessarie per poterlo fare).

UN INVESTIMENTO CONOSCIUTO, ANCHE SE RISCHIOSO

A spiegare lo spirito della Banca è Rana Yared, manager di Goldman Sachs, che al New York Times ha affermato: “Ci colpisce quando un cliente dice voglio detenere Bitcoin o future legati al Bitcoin perché penso che sia un metodo alternativo valido per accumulare valore”, ha spiegato la manager. I Bitcoin non rappresentano “un nuovo rischio di su non sappiamo nulla. Si tratta semplicemente di un rischio elevato con il quale dobbiamo andare estremamente cauti“.

BITCOIN NON SONO FRODE

Il Bitcoin “non è una frode”, avrebbe affermato un dirigente della banca americana, facendo il verso a quanto detto da Jamie Dimon a settembre 2017.

Che l’istituito finanziario crede nel valore della criptomoneta, comunque, era già chiaro mesi addietro, quando ne vedeva un’alternativa a tutte quelle monete che oramai avevano perso il loro valore.

VERSO VALUTA TRADIZIONALE?

Come spiegato da Goldman Sachs in un report, molte valute nell’Africa subsahariana hanno perso valore a causa dell’alta inflazione e della cattiva gestione dell’approvvigionamento: il denaro straniero costituisce oltre il 90 per cento dei depositi e dei prestiti nella Repubblica Democratica del Congo, mentre lo Zimbabwe ha demonetizzato la sua valuta nel 2015.

“Negli ultimi decenni il dollaro USA ha raggiunto una sua buona stabilità”, hanno scritto gli analisti di Goldman Sachs, Zach Pandl e Charles Himmelberg. Ma “in quei paesi e angoli del sistema finanziario in cui i servizi tradizionali di denaro non vengono forniti in modo adeguato, i Bitcoin (e le criptovalute più in generale) possono offrire valide alternative”.

GUADAGNI TROPPO BASSI?

Certo, se le  monete digitali diventeranno una forma di valuta ampiamente utilizzata, gli investitori non dovrebbero aspettarsi ritorni astronomici, come quelli registrati nel 2017. “Il nostro presupposto è che i rendimenti di criptovaluta di lungo periodo dovrebbero essere pari (o leggermente inferiori) alla crescita dell’output globale reale, un numero nelle basse cifre singole”, hanno detto gli analisti. “Pertanto, le valute digitali dovrebbero essere considerate come attività a rendimento basso o pari a zero, simili all’oro o ad altri metalli.”

JP MORGAN: LA BANCA CREDE O NO NEL BITCOIN?

Mentre il pensiero di Goldman Sachs sembra essere abbastanza lineare, diversa e incoerente sembra essere la posizione di Jp Morgan.
A settembre 2017, Jamie Dimon, ceo della Banca, aveva definito la moneta una “frode”, destinata a “fare una brutta fine”. “Se avessimo trader che fanno trading di Bitcoin li licenzierei in un secondo” dichiarava Dimon. Il ceo di Jp Morgan, parlando di moneta virtuale ricordava la bolla dei tulipani olandesi. In Olanda, nel 1600 alcuni speculatori fecero salire i costi dei bulbi a prezzi esorbitanti, per poi vederli crollare all’improvviso.

Solo poche ore dopo queste dichiarazioni, però, la banca era entrata sul mercato, acquistando Bitcoin tramite XBT, un Exchange Traded Note quotato sulla Borsa di Stoccolma. Già allora, qualcosa non quadrava. Le parole di Jamie Dimon apparvero alla stampa americana un’accusa gratuita nei confronti della tecnologia in generale che sostiene il bitcoin. E l’accanimento contro la moneta virtuale, comunque, sembrava ancora più strano alla luce del fatto che per ben 175 volte, come scrive Bitcoin.com, JP Morgan ha richiesto un brevetto per un“Bitcoin alternativo” negli Stati Uniti, dal 2013. La società starebbe anche lavorando, secondo indiscrezioni, ad una piattaforma blockchain, lavorando in collaborazione con Zcash. Il progetto si chiamerebbe “Quorum”.

Solo poche settimane dopo, però, Jamie Dimon ha abiurato pubblicamente sulle proprie opinioni. “Il Bitcoin sta diventando davvero grande, anche se non sono ancora molto interessato all’argomento”, ha detto Dimon.

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