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Le Fintech Usa si fiondano nei prestiti subprime sulle carte di credito

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Le imprese innovative Usa stanno pian piano colmando un vuoto lasciato dalle banche: il prestito a clienti “cattivi pagatori”

Le start-up del settore Fintech stanno cercando sempre di più di colmare un vuoto lasciato dalle banche che emettono carte di credito: i prestiti a clienti con storie di credito “difficile”. In breve i “cattivi pagatori”.

LendUp Global e Fair Square Financial che si concentrano maggiormente sui debitori più rischiosi, secondo quanto riporta il Financial Times, hanno inviato ad esempio circa 35 milioni di offerte di carte di credito nel primo semestre dell’anno, secondo la società di ricerche di mercato Competiscan, rispetto ai 7 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. CreditShop, società specializzata in prestiti personali a richiedenti a rischio, acquisita lo scorso anno dalla società d’investimento Värde Partners, ha lanciato una carta di credito all’inizio di quest’anno. Lo stesso ha fatto Elevate Credit, specializzata in finanziamenti rateali ad alto costo, che ne ha lanciata una nel mese di luglio.

La concessione di mutui subprime può essere redditizia. La maggior parte di queste carte ha tassi d’interesse sopra il 20%, significativamente superiori al tasso d’interesse medio della carta di credito che negli Stati Uniti si aggira attorno 14,1%, secondo la Federal Reserve. I Rewards programs, uno dei maggiori costi per i grandi emettitori di carte che inseguono i clienti meritevoli di credito, sono rari.

fintechLE BANCHE USA STANNO RIDIMENSIONANDO LA LORO CRESCITA IN QUESTO SETTORE

Ma i rischi abbondano: di fronte all’aumento delle perdite su crediti, in particolare tra i mutuatari più rischiosi, le banche stanno ridimensionando la loro crescita in questo settore. Secondo una ricerca, i saldi delle carte di credito subprime di sette grandi banche statunitensi sono aumentati del 3% nella prima metà dell’anno rispetto all’anno precedente, rispetto a un aumento del 13% nel periodo precedente. I saldi subprime di Capital One Financial hanno rappresentato il 32% dei saldi delle carte di credito nazionali nel primo semestre 2018, rispetto al 36% dello stesso periodo dell’anno precedente.

CI SONO ENORMI OPPORTUNITÀ NEL SETTORE

Il Gruppo Orogen, una società d’investimento guidata dall’ex capo di Citigroup Vikram Pandit, ha dichiarato a maggio che stava impegnando 100 milioni di dollari in azioni di Fair Square, che distribuisce le carte ai mutuatari con punteggi di credito non elevati. LendUp ha recentemente annunciato che il co-fondatore di Capital One, Nigel Morris, e l’ex chief credit officer di Capital One, Frank Rotman, sono entrati a far parte del suo consiglio di amministrazione. La popolazione di richiedenti prestiti subprime “è vicina a metà dell’America, e c’è un’enorme opportunità di offrire un grande prodotto in grado di competere in questo spazio”, ha detto Morris in un’intervista come ricorda il Financial Times. Le start-up Fintech rappresentano ancora una fetta relativamente piccola del mercato delle carte subprime. Alla fine del 2017, Fair Square aveva aperto 124.000 conti, più della metà dei quali è andato ai clienti con i punteggi più alti di credito al momento. Capital One, invece, ha circa 32 miliardi di dollari di saldi di carte di credito subprime nei suoi libri contabili.

UN AIUTO NELLA SCELTA DEGLI OPERATORI ARRIVA DAL MACHINE LEARNING E DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

I nuovi operatori affermano che l’uso del machine learning e dell’intelligenza artificiale per la sottoscrizione li aiuta a gestire il rischio. Inoltre, per lo più concedono piccole linee di credito, spesso tra i 500 e i 2.000 dollari, limitando l’entità delle perdite potenziali. Secondo Fair Isaac, una software company americana, circa 60 milioni di adulti statunitensi ha necessità inferiori a 650 dollari, la soglia in cui le banche focalizzate sui principali mutuatari interrompono l’attività di prestito. Circa 53 milioni di adulti americani, invece, non hanno alcun punteggio di credito perché hanno poca o nessuna storia di prestiti. I finanziatori Fintech si sono rivolti a entrambi i gruppi, spesso utilizzando dati non inclusi nei rapporti di credito dei richiedenti, come la frequenza con cui cambiano indirizzo e se pagano le bollette per tempo, per determinare se approvarli o meno.

LE FINTECH DEVONO APPGGIARSI ALLE BANCHE PER EMETTERE LE LORO CARTE

Le start-up Fintech che cercano di entrare nel settore delle carte di credito hanno alcune sfide che le banche non affrontano. In genere devono collaborare con le banche per emettere le carte per loro conto in conformità con le regole stabilite dalle reti di carte Visa e Mastercard, e hanno bisogno di una fonte di finanziamento su cui appoggiarsi. LendUp, ad esempio, utilizza Transportation Alliance Bank per emettere la sua carta di credito Arrow e ha una linea di credito di 100 milioni di dollari da Victory Park Capital Advisors, una società di investimento con sede a Chicago.

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