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Fallimento 4.0 per Blockport, quando anche le cripto-valute si frantumano

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Criptovalute

Futuro incerto per Blockport, un exchange di cripto-valuta con sede ad Amsterdam. Dopo non aver raggiunto l’obiettivo di raccolta di un milione di euro sul mercato, ha deciso di dichiarare fallimento.

RACCOLTA FONDI LANCIATA LO SCORSO 16 APRILE E TERMINATA A MAGGIO

Secondo quanto riportato dal sito TheNextWeb il primo round di raccolta fondi (Sto) è stato lanciato lo scorso 16 aprile ed è proseguito fino al 16 maggio, offrendo agli investitori l’opportunità di acquistare Bps (Blockport Securities) in cambio di un investimento minimo di 500 dollari.

OLTRE AI TOKEN ANCHE PARTECIPAZIONI AGLI UTILI E INCONTRI CON IL CDA

La Sto della Blockport si differenziava dalla classica offerta iniziale di monete (ICO) in quanto agli investitori venivano offerti più che semplici token. L’azienda aveva promesso agli investitori una partecipazione agli utili della società e l’accesso agli incontri annuali con il consiglio di amministrazione e il team di gestione di Blockport. Tuttavia, la mossa non è servita e ha portato l’azienda verso il fallimento con la promessa di rimborso agli investitori.

LICHTER (BLOCKPORT): NON RAGGIUNTI GLI OBIETTIVI, DOBBIAMO RIDURRE OPERAZIONI E TEAM

“Dal momento che il nostro primo round di raccolta fondi azionari non ha avuto successo, non possiamo mantenere la nostra traiettoria di crescita pianificata e quindi dobbiamo ridurre significativamente le nostre operazioni e il nostro team”, ha detto Sebastiaan Lichter, fondatore di Blockport a Hard Fork.

NEL GENNAIO 2018, BLOCKPORT AVEVA RACCOLTO OLTRE 15 MILIONI DI DOLLARI CON LA SUA ICO, SECONDO ICOBENCH

Nelle 24 ore successive all’annuncio, il token nativo di Blockport, BPT, è sceso di valore di oltre l’88%. Nel gennaio 2018, Blockport aveva raccolto oltre 15 milioni di dollari con la sua ICO, secondo ICObench.

ANCORA NON OFFLINE LA PIATTAFORMA

Blockport ha sostenuto la necessità di ridimensionare “drasticamente” la propria attività per continuare lo sviluppo dei prodotti, ha ammesso l’azienda in una nota successiva nella quale ha anche dichiarato che avrebbe messo la piattaforma offline alla fine di maggio malgrado attualmente sia ancora operativa. “La piattaforma è ancora online in modo da poterla portare offline e aiutare gli utenti a prelevare i loro fondi – ha ammesso Lichter a Hard Fork -. Comunicheremo la data e un’ora esatta in cui la piattaforma andrà offline”.

SI CONTINUERANNO A SVILUPPARE PRODOTTI IN MODALITÀ STEALTH

Nonostante il fallimento, la piattaforma di trading dice che continuerà a sviluppare i suoi prodotti in modalità “stealth”. Lichter ha confermato a Hard Fork che Blockport è in trattative con “diverse parti per un potenziale rilancio”, ma non è stato in grado di fornire ulteriori dettagli. L’azienda, infatti, non ha l’obbligo legale di riavviare le operazioni, e se lo fa dipende fortemente dalla ricerca di nuovi partner e investitori. L’azienda ha detto che pubblicherà ulteriori aggiornamenti nel terzo trimestre di quest’anno e fino ad allora i titolari di BPT non potranno fare altro che aspettare.

MOLTI I CASI DI FALLIMENTO IN AUSTRIA, ITALIA E GIAPPONE

Non è la prima volta che accadono casi del genere. Un esempio è la Cointed GmbH fondata in Austria nel 2016: dopo un aumento vertiginoso del giro di affari, con attività in più hub europei e vendite per 150 milioni di euro nel 2017 grazie alla holding del gruppo Cointed che gestiva un business ‘minerario’ di criptovaluta e una delle le più grandi reti di ATM di criptovaluta in Austria e nell’Europa orientale, nel settembre del 2018 la compagnia ha presentato istanza di fallimento presso il Tribunale Regionale di Innsbruck. I problemi sono cominciati alla Cointed GmbH all’inizio del 2018 a seguito di un’indagine da parte delle autorità economiche austriache per frode, creazione di uno schema piramidale e violazione delle norme associate all’emissione del prospetto per l’ICO del gruppo Cointed.

Anche l’Italia ha avuto il suo caso: si tratta di BitGrail Srl, un Digital Currency Exchanger (Dce) italiano, con utenti in più giurisdizioni, che ha incontrato per la prima volta delle difficoltà a fine ottobre 2017, dopo che circa 17 milioni di monete virtuali erano state rubate dai wallet degli utenti. Nonostante varie assicurazioni e proposte di regolamento da parte del direttore di BitGrail Srl, a metà anno un rappresentante di un “cliente creditore” ha presentato istanza di fallimento.

Infine Mt Gox, il primo procedimento di insolvenza che coinvolse un Dce, verificatosi a Tokyo il 28 febbraio 2014 in seguito alla scomparsa di 744,800 Bitcoin per un valore equivalente di circa 473 milioni di dollari. Inizialmente presentata come procedimento di riabilitazione civile, la Corte ha successivamente respinto la domanda a favore della nomina di un fiduciario in fallimento e ordinando che la società fosse liquidata.

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