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Come sarà la criptovaluta di Telegram, tutti i dettagli

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Telegram

Investitori della Silicon Valley puntano milioni di dollari sull’offerta iniziale di monete lanciata dalla piattaforma delle chat “segrete” per sviluppare il Ton Wallet. L’approfondimento di Patrizia Licata

 

Telegram è pronta a battere tutti i record con la sua offerta iniziale di monete o Ico: la app di messaggistica fondata in Russia, che conta oggi 180 milioni di utenti attivi mensili, ha annunciato una raccolta di fondi tramite token virtuali per mettere insieme una cifra di oltre 1 miliardo di dollari, necessaria per realizzare un nuovo, ambizioso progetto, lo sviluppo di una criptomoneta. L’interesse suscitato dalla Ico (e dal progetto) di Telegram è così elevato che alcuni dei primi investitori della piattaforma hanno potuto vendere i token che già possedevano al doppio del valore, realizzando guadagni milionari.

TOKEN A RUBA

Telegram è un servizio di chat simile a Whatspp divenuto noto per le funzioni di sicurezza, in particolare la crittografia client-to-client, che consente conversazioni “segrete”. L’azienda aveva indicato a metà mese che intendeva raccogliere fondi per 1,2 miliardi di dollari tramite una Ico (un finanziamento mediante l’utilizzo di criptomonete in cui gli investitori ricevono una certa quantità di token, che possono poi rivendere, convertire in valute tradizionali o usare per acquistare nuovi token o valute virtuali); l’Ico si svolge in due fasi, una privata (fino a fine febbraio) riservata a investitori istituzionali, l’altra aperta al pubblico (a marzo). Il primo round pre-sale, però, ha fruttato molto più dei 600 milioni attesi: per Business Insider si è arrivati a 850 milioni di dollari. Gli investitori esistenti sono riusciti a vendere i token in loro possesso al doppio del prezzo: secondo quanto riporta Quartz, il token di Telegram vale 0,30 dollari, ma i primi investitori stanno vendendo ai nuovi investitori a prezzi doppi, con un ricavo complessivo notevole; per esempio, un pacchetto da 5,3 milioni di token ha fruttato, tolte le spese, 3,2 milioni di dollari; un’altra tranche della stessa entità, di un venditore diverso, sarebbe stata offerta a 0,57 dollari per token, con un guadagno di 3 milioni. Una di queste transazioni si sarebbe svolta tra AID Partners, società di private equity di Hong Kong (venditore), e un venture capitalist negli Usa (compratore). Ora Telegram sta tenendo un secondo round pre-sale, cosicché il valore dell’Ico potrebbe facilmente salire a 1,6 miliardi di dollari prima che l’operazione sia aperta al pubblico, scrive The Verge; per alcuni analisti Telegram potrebbe arrivare a mettere insieme addirittura 3,8 miliardi di dollari, un record per un’offerta iniziale di monete, che tipicamente non supera i 300 milioni di dollari.

INVESTITORI ENTUSIASTI (NON TUTTI)

Secondo Sid Kalla, fondatore della società di consulenza sulle Ico Smith and Crown, gli investitori che hanno venduto i token al doppio del prezzo hanno sfruttato l’interesse del mercato per le dimensioni del business di Telegram. Il numero di hedge fund che investe nelle offerte con criptovalute è molto aumentato e non capita spesso di trovare una Ico in cui piazzare molto denaro tutto insieme: Telegram vale abbastanza per fare scommesse corpose, afferma Kalla. Alla vendita “privata” partecipano alcune delle maggiori società di venture capital della Silicon Valley, come Benchmark, Sequoia Capital, Kleiner Perkins Caufield & Byers, e l’investitore Yuri Milner in prima persona. Si tratta di investitori di calibro ma non abituati a puntare sulle criptovalute; al contrario, le società che solitamente investono in monete virtuali hanno avuto una reazione più tiepida, temendo che Telegram venga sovrastimata e che i token perdano presto valore. “Troppi soldi per un’azienda così piccola”, sintetizza Vinny Lingham, fondatore di una startup della blockchain, Civic, e socio della società di investimenti Multicoin Capital. I progetti di Telegram avrebbero scadenze troppo vicine per un team di nemmeno venti persone.

TON, IL WALLET CHE POTREBBE FARE IL BOOM

Il progetto che alcuni investitori ritengono eccessivamente ambizioso e su cui altri sono pronti a puntare milioni di dollari è però altisonante: Telegram vuole creare una sua criptovaluta, il Ton, basata sulla tecnologia blockchain, come conferma un documento della Sec, l’ente di vigilanza di Borsa degli Stati Uniti. Il Ton (Telegram Open Network) finanziato con la Ico servirebbe a abilitare micropagamenti, scambio di file e altri servizi sulla piattaforma di messaggistica di Telegram; l’idea dell’azienda è di fare del Ton una delle soluzioni di pagamento con borsellino virtuale più adottate al mondo. E mentre gli investitori più scettici si lamentano di non aver visto ancora nemmeno una linea di codice di questo prodotto, gli entusiasti della Silicon Valley affermano che Ton non è una scommessa su una tecnologia, ma sull’adozione di un prodotto da parte degli utenti. Per questo la Ico di Telegram attrae investitori americani non interessati alle criptovalute quanto a un prodotto consumer dalle grandi potenzialità, sottolinea ReCode.

SOTTO LA LENTE DEI REGOLATORI

Le Ico sono una forma di raccolta fondi sempre più sfruttata dalle startup e dai progetti innovativi in genere: in tutto il 2017 le offerte con criptovaluta hanno raccolto 3,7 miliardi di dollari negli Usa (dati Bloomberg) e 5,6 miliardi di dollari a livello globale (dati Fabric Ventures-TokenData). E’ un sistema legale e trasparente? Quali garanzie vengono offerte agli investitori contro le speculazioni o le frodi? Se lo chiedono le autorità: in Cina le Ico sono state vietate lo scorso ottobre e negli Usa la Sec ha cominciato a studiare una possibile regolazione.

 

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