Pagamenti digitali / Fintech

Che cosa succederà tra banche e fintech

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Pubblichiamo il primo capitolo del saggio “Banche e Fintech: strategie e modelli di business” a cura di Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno della Banca d’Italia tratto dalla rivista Bancaria

Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Information and communication technology – Ict) ha creato i presupposti per la nascita di nuove iniziative volte a modificare, rendere più efficiente e ampliare la sfera dei servizi bancari e finanziari: l’applicazione di tecnologie Ict ai servizi bancari e finanziari – Fintech – può comportare innovazioni di prodotto, di processo e organizzative per le banche tali da rivoluzionarne i modelli di attività (business model). L’introduzione di tecnologie a supporto dell’innovazione finanziaria ha peraltro impatti diretti e rilevanti sui processi organizzativi, sul sistema dei controlli interni e sulla gestione del rischio. Il Fintech è definito come «la tecnologia a supporto dell’innovazione finanziaria in grado di creare nuovi modelli di business, applicazioni, prodotti o processi con un effetto dirompente sui mercati finanziari, le istituzioni, l’offerta di servizi finanziari». In questa definizione rientra un’ampia rosa di tecnologie2: valute virtuali, Blockchain (o Distributed Ledger Tecnology), Smartcontracts, Big Data, Crowdfunding, Mobile payments, Robo-advisors.

A queste si aggiungono la gestione dei dati, lo sviluppo di applicazioni o algoritmi di scoring, l’implementazione di piattaforme on line. Attualmente il Fintech svolge un ruolo significativo solo in alcuni segmenti del settore finanziario, come i pagamenti al dettaglio, la gestione patrimoniale e i piccoli prestiti, ma è presumibile ritenere che si vada incontro a una progressiva penetrazione anche di altri settori di business, come ad esempio il credito, minacciando una consistente erosione dei profitti che le banche generano dal segmento retail. Scegliere le modalità attraverso cui adottare le nuove tecnologie nei propri modelli di business risulta essere una priorità strategica per le banche tradizionali, sia nell’ottica di recuperare adeguati livelli di redditività sia al fine di contrastare la pressione concorrenziale esercitata da parte di operatori che offrono servizi bancari con un migliore rapporto qualità prezzo oppure prodotti alternativi a quelli bancari.

Il potenziale impatto del Fintech sul sistema bancario tradizionale è stato oggetto di numerosi studi: in particolare, secondo un sondaggio elaborato dalla società di consulenza Pwc nel 2017, in Italia i soggetti che vengono percepiti come maggiormente in grado di apportare innovazioni «dirompenti» (disruptive) nel settore bancario e finanziario tradizionale sono, nell’ordine, le start-up (90%), i social media o piattaforme Internet (65%) e le grandi aziende tecnologiche (60%). Gli intermediari tradizionali non sono invece percepiti come forza dirompente, ma sono gli attori che meglio possono sfruttare l’innovazione Fintech facendo leva sulle attività caratteristiche dell’intermediazione bancaria e finanziaria. Per quanto riguarda l’Italia, le maggiori aree di attività delle start-up Fintech nel 2017 sono state la realizzazione di piattaforme web e di social collaboration, l’analisi dei Big Data, la realizzazione di applicazioni mobile per migliorare l’esperienza degli utenti e la Blockchain. In ambito Fintech occorre inoltre distinguere due diverse prospettive: da un lato, lo sviluppo e l’impiego delle nuove tecnologie da parte degli intermediari esistenti al fine di rinnovare i propri modelli di business e offrire nuovi servizi bancari e finanziari; dall’altro, lo sviluppo di queste tecnologie da parte di società specializzate (start-up), sia come fornitori di servizi tecnologici per gli intermediari tradizionali, sia come erogatori diretti di prodotti e servizi finanziari nei mercati bancari, finanziari, assicurativi e dei sistemi di pagamento, in concorrenza con le banche e le società finanziarie.

Infine, va considerata la presenza delle grandi aziende globali dell’Ict e dell’e-commerce (le cosiddette Big Tech, in particolare statunitensi o cinesi). Nonostante il cambiamento potenzialmente associato al Fintech non implichi necessariamente conseguenze negative, l’intermediazione bancaria e finanziaria si troverà a fronteggiare nuove sfide sul piano sia della competitività sia della capacità di assicurare il rispetto della normativa vigente. Peraltro, una transizione ordinata verso l’adozione delle nuove tecnologie in modo tale da non mettere a rischio la sana e prudente gestione delle banche e senza compromettere la tutela dei clienti rientra tra gli obiettivi delle Autorità di settore a livello nazionale e internazionale. La finalità del presente lavoro è quella di mappare e descrivere le diverse strategie (accordi di collaborazione, esternalizzazione, investimenti finalizzati allo sviluppo interno delle nuove tecnologie, fusioni o acquisizioni con società tecnologiche esistenti) che gli intermediari bancari tradizionali possono perseguire al fine di adottare l’innovazione tecnologica nei propri modelli di attività. Il lavoro si articola come segue: dopo una panoramica delle iniziative poste in essere dalle Autorità nazionali ed europee in tema di Fintech, verranno discusse le tendenze (trend) che motivano le banche a considerare l’adozione delle nuove tecnologie informatiche; verrà poi analizzato l’impatto del Fintech sull’ambiente competitivo in cui le banche si trovano a operare; si procederà quindi ad esaminare i possibili effetti del Fintech sui modelli di business bancari tradizionali.

Una volta completata l’analisi, verranno esposte le strategie adottabili dai vari attori per trasformare la propria attività in funzione dell’innovazione tecnologica e i rischi ad essa associati; da ultimo, verranno presentate le leve organizzative attivabili al fine di rendere sostenibile tale trasformazione del business model tradizionale.

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