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Bitcoin, come in Sud Corea i top manager hanno truffato i clienti

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Secondo un’indagine, a Seul alcuni dirigenti di piattaforme di criptovalute avrebbero trasferito il denaro dei clienti su conti correnti privati. Articolo di Giusy Caretto

Il virtuale non elimina il male, purtroppo. La diffusione delle criptomonete ha aumentato gli attacchi hacker e anche le truffe, come testimonia quanto accaduto in Corea del Sud. I pubblici ministeri di Seul hanno arrestato i capi di due exchange di criptovaluta, inclusa una delle più grandi società del Paese, con l’accusa di appropriazione indebita dei beni dei clienti, l’ultima di una serie di azioni di contrasto legate a presunti illeciti nel mercato bitcoin del paese.

I FATTI

A spiegare quanto accaduto è il Wall Street Journal: i pubblici ministeri hanno arrestato l’amministratore delegato di Coinnest, Kim Ik-hwan, il capo di un’altra borsa bitcoin non identificata e altri due alti dirigenti. Coinnest, secondo il sito di ricerche Coinhills, è il sesto più grande exchange di criptovalute del Paese per volume di scambi di bitcoin in termini di valuta locale: si contano 500 mils utenti registrati a partire dal 23 gennaio (dati della Korea Blockchain Association).

L’ALLARME: TROPPI ATTACCHI HACKER

Gli episodi che hanno fatto insospettire le autorità locali sono stati una serie di attacchi hacker verificatisi nei mesi scorsi a tre siti di scambi di criptovalute sudcoreane, tra cui Coinnest.

LA TRUFFA

E’ partita dunque un’inchiesta del governo, in cui è emerso che una parte del denaro virtuale era stato trasferita su conti bancari privati di proprietà dei top manager delle società. Arrivano già le prime ammissioni di colpa: Kim Ik-hwan, ceo di Coinnest, sul sito della piattaforma di scambio ha chiesto scusa “per aver causato gravi preoccupazioni”, ma si ritiene estraneo ai fatti, dal momento che avrebbe già rimosso i dirigenti interessati.

“Siamo passati a operare con un sistema di gestione professionale”, si legge nella dichiarazione, “Il nuovo consiglio di amministrazione è composto da esperti di finanza, sicurezza e tecnologia impegnati a proteggere i beni dei clienti e garantire un ambiente di scambio sano”.

COREA DEL SUD, STRETTA SUL BITCOIN

Intanto, la Corea del Sud ha deciso di intervenire per una stretta importante sulle criptomonete. Seul ha obbligato le banche locali a vietare operazioni provenienti da conti anonimi per il trading in criptovalute. Una mossa, questa, che dovrebbe poter rendere tracciabili e trasparenti le transazioni e mettere un freno al riciclaggio e alle attività criminali, oltre che alla speculazione e all’evasione fiscale.

E ancora. Come spiegato dal vice presidente della Financial Services Commission coreana, Kim Yong-beom, è previsto il divieto di trading per i residenti all’estero che non hanno conti correnti bancari in Corea e per i minori di 19 anni.

C’è di più. Le banche, come chiesto dal Governo di Seul, dovranno monitorare tutti i conti che movimentano più di 10 milioni di won (circa 9.300 dollari) al giorno o 20 milioni di won la settimana e dovranno segnalare alle autorità finanziarie i conti detenuti da aziende e attività sospette. Sempre con le nuove norme, saranno chiusi tutti i conti esistenti utilizzati per le criptovalute.

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