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Vi racconto le strane teorie dei Verdi tedeschi sul gas americano

I Verdi tedeschi propongono di interrompere le importazioni europee di Gnl americano, come ritorsione per i dazi di Trump sulla Groenlandia. Ma è l'Ue a essere vulnerabile sul gas, non viceversa: ecco perché.

Secondo il partito tedesco dei Verdi, l’Unione europea dovrebbe valutare la sospensione delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dagli Stati Uniti come forma di ritorsione per le minacce americane sulla Groenlandia.

LA CRISI TRA EUROPA E AMERICA SULLA GROENLANDIA, IN BREVE

L’amministrazione di Donald Trump, infatti, vorrebbe prendere il controllo dell’isola, che appartiene alla Danimarca, per ragioni di sicurezza nazionale. Secondo la Casa Bianca, gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per rafforzare la loro presenza militare nell’Artico e tutelarsi da eventuali attacchi in questa regione da parte della Russia o della Cina; ma è possibile che Washington sia mossa anche – o soprattutto – dalla volontà di affermare la propria supremazia sull’intero emisfero occidentale e di garantirsi l’accesso alle risorse minerarie groenlandesi.

Non è chiaro in che modo gli Stati Uniti intendano concretizzare questa volontà di annessione della Groenlandia. L’amministrazione Trump ha però annunciato dazi del 10 per cento sui paesi europei che negli scorsi giorni hanno inviato soldati sull’isola per mostrare vicinanza alla Danimarca, membro dell’Unione europea.

LA PROPOSTA DEI VERDI TEDESCHI

All’interno del più ampio dibattito su come l’Unione europea dovrebbe rispondere alle tariffe statunitensi, la leader del gruppo parlamentare dei Verdi tedeschi – Katharina Droge – ha proposto di “rivedere” gli accordi sul Gnl. La scorsa estate, infatti, Bruxelles si è impegnata ad acquistare energia americana dal valore di 750 miliardi di dollari in tre anni.

Secondo Droge, l’Unione europea deve essere pronta ad adottare delle contromisure incisive per far capire agli Stati Uniti che la loro aggressività politica non sarà tollerata. La sospensione degli acquisti di Gnl, dunque, andrebbe interpretata come una leva negoziale da far valere nelle trattative con Washington per convincere quest’ultima a rinunciare alle mire sulla Groenlandia.

Il problema è che, se si parla di energia, sono gli Stati Uniti ad essere in una posizione di forza e non l’Unione europea, che è praticamente dipendente dalle forniture americane.

MA L’UE È DIPENDENTE DAL GNL STATUNITENSE

Gli Stati Uniti, infatti, sono uno dei maggiori fornitori di gas dell’Unione europea: stando agli ultimi dati ufficiali disponibili, nel 2024 l’America è valsa il 16,5 per cento degli approvvigionamenti totali del blocco, superata solo dalla Russia (la cui quota dovrà inevitabilmente ridursi, però) e dalla Norvegia.

Stando a valori più recenti ottenuti da Politico, l’Unione europea sta già importando un quarto del suo fabbisogno di gas dagli Stati Uniti. Considerato il phase-out delle forniture russe, entro la fine del decennio l’America potrebbe rappresentare quasi la metà delle importazioni gasifere europee.

Secondo Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista presso il centro studi Energy Economics and Financial Analysis, “un eccessivo affidamento al gas statunitense contraddice la [politica europea, ndr] volta a rafforzare la sicurezza energetica dell’Unione attraverso la diversificazione, la riduzione della domanda [di gas, ndr] e l’incremento delle fonti rinnovabili”.

Gli Stati Uniti sono i maggiori esportatori di Gnl al mondo e valgono all’incirca il 27 per cento di tutte le importazioni gasifere dell’Unione europea; nel 2021 la loro quota era del 5 per cento appena. I principali acquirenti di Gnl americano nell’Unione sono la Francia, la Spagna, l’Italia, i Paesi Bassi e il Belgio.

UN ERRORE DI PROSPETTIVA

In sostanza, i Verdi tedeschi hanno scambiato una vulnerabilità strategica per una leva negoziale. È vero che gli esportatori statunitensi di Gnl subirebbero un danno economico dall’interruzione del commercio con l’Europa, ma finirebbero per trovare nuovi compratori in altre regioni del mondo. Come potrebbe, invece, l’Unione europea sostituire una quota di importazioni tanto grande in tempi brevi?

In un post su X, l’analista di Bloomberg Javier Blas ha scritto che l’Unione europea ha sostituito la dipendenza energetica dalla Russia con una dipendenza energetica dagli Stati Uniti: nel 2024 l’America è stata la nazione di provenienza del 16 per cento del petrolio e del 45 per cento del Gnl importati dall’Unione.

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