Energia

I vantaggi dell’agricoltura verticale ai tempi del coronavirus

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agricoltura verticale

Tra gli aspetti preoccupanti che emergono dalla fase pandemica di Covid-19 c’è anche il deficit dell’agricoltura locale. In questo contesto, l’agricoltura verticale (o vertical farming) potrebbe svolgere un ruolo significativo

I cambiamenti climatici, la carenza idrica e la crescita della popolazione stanno portando a una riduzione dei terreni coltivabili. Ciò si traduce in un impatto negativo sulla catena di approvvigionamento alimentare globale e nel rischio di lasciare parte della popolazione priva di un’alimentazione adeguata.

Tra gli aspetti preoccupanti che emergono dalla fase pandemica di Covid-19 c’è anche il deficit dell’agricoltura locale. In questo contesto, l’agricoltura verticale (o vertical farming) – di cui si sa ancora poco nel nostro Paese – potrebbe svolgere un ruolo significativo, assicurando l’ottimizzazione delle risorse e la commercializzazione di prodotti ecosostenibili e sicuri per la salute dei consumatori.

PLANET FARMS E IL VERTICAL FARMING IN ITALIA

L’Italia sta facendo alcuni passi in questo senso e chi fa da apripista nel settore è Planet Farms, start-up nata a Milano con l’intento di diventare un’alternativa ai metodi di coltivazione tradizionali, coniugando la tradizione agronoma italiana con la specializzazione tecnica e informatica.

Nato da un’idea di Luca Travaglini, insieme al co-amministratore delegato Daniele Benatoff, il progetto prevede la costruzione della più grande vertical farm in Europa, una delle più grandi al mondo – l’impianto si estenderà su una superficie di oltre 9 mila metri quadrati, pari all’estensione di 45 campi da tennis e più grande del terreno di San Siro – e la più avanzata a livello di tecnologia e automazione, dicono i protagonisti del progetto.

Il primo stabilimento verrà realizzato nei pressi di Milano, a Cavenago di Brianza, e sarà attivo entro la fine del 2020.

L’orizzonte non è solo italiano. In programma c’è anche la costruzione di altri cinque stabilimenti in diversi Paesi europei, tra cui Svizzera e Regno Unito, nei prossimi anni.

Si produrranno, al momento, insalate in foglia, basilico ed altre erbe aromatiche. Ma tra i piani di Planet Farms c’è quello di continuare a lavorare sullo sviluppo di nuovi prodotti, includendo fiori e frutti e un’estensione della gamma vegetale.

I RISPARMI PER L’AMBIENTE

La tecnica di produzione innovativa applicata da Planet Farms permette di avere un prodotto locale, un vero Km zero, risparmiando quasi il 90% di superficie e oltre il 98% dell’acqua utilizzata. Per rispettare questi standard la start-up è forte di un progetto tecnico e commerciale supportato, tra gli altri, da leader come Signify (ex Philips Lightning) per l’illuminazione e Netafim per irrigazione.

COS’È IL VERTICAL FARMING

Concetto ideato da professore Dickson Despommier della Columbia University di New York, le vertical farm sono definite come edifici energeticamente autosufficienti ideati per ospitare la coltivazione di specie vegetali a scopo alimentare attraverso sistemi di produzione agricola indoor interamente organici.

Obiettivo principale di una vertical farm è quello di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse naturali e dei suoli agricoli, rendendo la produzione alimentare indipendente dalle condizioni climatiche e del territorio attraverso una trasposizione all’interno di strutture edilizie appositamente dedicate, ubicate all’interno o in prossimità di grandi centri urbani.

Le vertical farm sono la soluzione ideale nelle situazioni di forte inquinamento atmosferico, territoriale o idrico perché la coltivazione avviene in un’atmosfera controllata, priva di inquinanti, con acqua ed aria pure e senza l’uso di pesticidi.

VERTICAL FARMING E SCENARI POST COVID-19: IL REPORT DI BARCLAYS

Secondo un recente report di Barclays, “le vertical farms potrebbero capitalizzare complessivamente 50 miliardi di dollari sul mercato a livello globale poiché possono coltivare prodotti più gustosi su scala, senza ricorrere alle pratiche agricole convenzionali, che incidono sul cambiamento climatico, e possono garantire un approvvigionamento di alimenti freschi a livello locale”.

Le aziende che si occupano di agricoltura verticale coltivano prodotti in strati o file sovrapposte in ambienti interni e controllati. “Sfruttando la tecnologia avanzata – si legge nello studio –, possono coltivare centinaia di acri di colture su un acro solo con una precisione tale che la produzione è in definitiva più saporita e priva di pesticidi. L’agricoltura verticale non richiede deforestazione o grandi quantità di acqua e non contribuisce all’inquinamento idrico. E poiché queste aziende agricole possono essere posizionate praticamente ovunque e sono altamente automatizzate, la produzione è locale e più fresca, gli sprechi alimentari sono ridotti e si possono raggiungere popolazioni scarsamente servite – caratteristiche che possono essere particolarmente vantaggiose in tempi critici come l’attuale pandemia di Covid-19”.

Visto attraverso l’obiettivo dei cambiamenti climatici, molte delle pratiche agricole odierne potrebbero essere considerate insostenibili. A livello globale, l’agricoltura rappresenta quasi un quarto delle emissioni di gas a effetto serra, utilizza quasi i due terzi delle acque dolci e in molti paesi è anche il principale responsabile dell’inquinamento idrico. “La gravità della situazione – stando al report di Barclays – è sottolineata da una popolazione globale che dovrebbe raggiungere i 9,7 miliardi nel 2050, un aumento pari al 25% rispetto ad oggi. Le vertical farms bypassano molti di questi problemi, poiché non hanno bisogno di molta terra e acqua, possono operare 24 ore al giorno e 7 giorni alla settimana, indipendentemente da condizioni meteorologiche instabili. Inoltre, possono essere ubicate più vicine al punto di consumo, accorciando l’attuale catena di approvvigionamento”

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