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Energia, ecco limiti e contraddizioni del piano Ue

Razionamenti

Il piano europeo per la riduzione dei consumi elettrici appare una misura marginale. Ecco perché. Il commento di Sergio Giraldo, manager nel settore energetico

 

Ursula von der Leyen parla e i prezzi del gas salgono.

Se è vero, come molti osservatori interessati hanno raccontato, che l’accenno della Presidente all’introduzione di un price cap sul gas ha fatto scendere i prezzi a fine agosto, deve anche essere vero che il discorso sullo stato dell’Unione di mercoledì ha ottenuto l’effetto contrario.

Dopo essere cresciuto del 10% in quel giorno, ieri il prezzo è salito ancora sino a 244 €/MWh, prima di chiudere a 214 €/MWh. Ammettendo sia vero che le parole di Bruxelles influiscano sui prezzi del gas, al mercato non deve essere sfuggita la sostanziale assenza di contenuti del verboso panegirico pronunciato da von der Leyen a Strasburgo.

Ai fini della risoluzione della crisi energetica non sono state annunciate novità: cassato il tetto al prezzo del gas, l’armamentario della Commissione è ridotto a una tassa straordinaria, una riduzione dei ricavi per le fonti rinnovabili e il razionamento dei consumi.

Occasionalismo ed empirismo, tasse ed obblighi, annunciati con abbondanza di aggettivi ridondanti, ma senza alcuna soluzione strutturale, del resto ormai fuori portata con l’equinozio d’autunno in arrivo tra una settimana.

L’insieme dei provvedimenti è depressivo e foriero di una recessione economica.

Le due nuove tasse pagate dai produttori di energia elettrica e gas serviranno a reperire risorse da destinare all’abbassamento del costo medio delle bollette. Ma è il taglio obbligatorio dei consumi elettrici ad essere sotto i riflettori, sia per alcuni aspetti tecnici sia per il fatto che si tratta di un obbligo.

La settimana scorsa il ministro Roberto Cingolani ha presentato il piano per il taglio dei consumi di gas. Sull’energia elettrica, invece, oltre a chiedere un generico risparmio del 10%, la bozza della Commissione recita: “Ciascuno Stato membro riduce il proprio consumo lordo di elettricità durante le ore di punta dei prezzi (peak price hours). […] L’obiettivo di riduzione (5%) è calcolato come differenza tra il consumo di energia elettrica per le ore di punta individuate e il consumo di energia elettrica previsto dai gestori del sistema di trasmissione”.

Il tutto, con l’idea di risparmiare 1,2 miliardi di metri cubi di gas a livello europeo, ovvero un’inezia. Se poi l’obiettivo è abbassare i prezzi, è tutto da dimostrare che spostando i consumi in altre ore effettivamente i prezzi si abbassino, potrebbe ben accadere il contrario: se tutti accendono la lavatrice alle 22 che prezzo avremmo in quell’ora, in cui non c’è neppure il fotovoltaico ad abbassare il prezzo marginale? Rispetto agli obiettivi appare davvero una misura marginale e poco sensata. Intanto, notiamo che si parla di ore di picco di prezzo, non di consumo: le due cose spesso coincidono, ma non sempre. Poi, la riduzione del 5% dovrebbe essere esercitata rispetto alla curva dei consumi prevista giornalmente dal gestore di rete (Terna). Quindi, l’esercizio dovrà essere dinamico e andrà effettuato con un adeguato utilizzo delle risorse del bilanciamento elettrico nel mercato dei servizi di dispacciamento (MSD ex-ante e MB, mercato del bilanciamento).

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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