Energia

Chi gioisce (e chi no) per l’addio ai dazi Ue sul solare cinese

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Effetti e scenari dopo la decisione della Commissione europea di non prorogare le misure anti-dumping contro i pannelli solari prodotti in Asia. Articolo di Giusy Caretto 

Alla mezzanotte di lunedì 3 settembre sono scadute le misure protezioniste che dal 2013 colpivano celle e moduli solari fabbricati in Cina: la Commissione Ue ha annunciato di non voler più estendere le misure di anti-dumping e anti-sussidi contro i pannelli solari prodotti in Asia.

Una svolta per i rapporti Bruxelles-Pechino, ma anche per il commercio in generale. A gioire dell’addio ai dazi, tra gli altri, anche Federvini. Ma andiamo per gradi.

IN VIGORE DAL 2013

Partiamo dall’inizio. Le misure erano in vigore dal 2013 e hanno colpito in particolare pannelli solari, wafer e celle cinesi. A marzo dello scorso anno sono state prorogate per 18 mesi, fino a settembre 2018.

La Commissione Europa ha agito con l’obiettivo di evitare la vendita sottocosto dei pannelli solari e impedire la presunta concorrenza sleale del Paese asiatico, provando a ridare slancio al mercato europeo di settore.

IL BLOCCO DELLA UE

Questa volta, però, la questione è diversa: dopo aver considerato gli interessi di produttori, utenti e importatori di pannelli solari della Ue, la Commissione ha bloccato tutto e ha deciso di non rinnovare la proroga dei dazi.

CHI GIOISCE PER LO STOP AI DAZI

C’è una parte del mondo che gioisce per la decisione. Pechino è convinta che l’addio ai dazi sul fotovoltaico “riporterà il commercio Ue-Cina del fotovoltaico a una normale condizione di mercato, fornirà un ambiente imprenditoriale più stabile e prevedibile per la cooperazione tra le industrie delle due parti e realizzerà veramente un vantaggio reciproco per entrambe le parti”.

Insieme a Pechino, a gioire sono le principali aziende cinesi di settore: Trina Solar e Yingli Solar.

A sorpresa, anche SolarPower Europe, soggetto europeo che rappresenta importatori e installatori, sostiene che la mossa della Commissione darà una scossa al settore e ne permetterà la crescita del settore.

A festeggiare anche aziende non strettamente di settore. “I produttori di vino possono così tirare un sospiro di sollievo. Perché? Perché questo dazio era utilizzato dalle autorità cinesi come arma ricattatoria per fare pressioni sull’Europa, in particolare su Francia e Italia, in materia di importazioni vinicole”, si legge in una nota di Federvini.

La reazione cinese ai dazi “non si era fatta attendere. Già nel giugno 2012 il ministero del Commercio estero della Repubblica Popolare Cinese (Mofcom) aveva sottoposto al Governo la pratica di avvio di un’indagine conoscitiva sul settore vino, in particolare su quello proveniente dall’Unione europea. Il sospetto era che il commercio fosse viziato da dumping. Da quanto emerse da fonti ufficiose, nel mirino del ministero sarebbero stati in realtà gli aiuti comunitari dati per la promozione, previsti dall’Ocm vino per tutti i Paesi terzi. L’indagine conoscitiva sarebbe stata sollecitata dall’industria vinicola locale, preoccupata dal crescente ritmo delle importazioni di vino estero in Cina. Ma alcuni osservatori già allora avevano suggerito che l’indagine antidumping sul vino potesse essere una sorta di “ripicca” alla simile indagine promossa dall’Unione Europea tra febbraio e marzo scorsi sulle importazioni dalla Cina di pannelli e vetri solari. L’indagine cinese sui vini era poi stata chiusa nel 2014, ma sul comparto enoico europeo continuava a pendere la “spada di Damocle” delle misure antidumping sui pannelli solari. ”

CHI NON GIOISCE

C’è anche chi non concorda con la decisione Ue: Eu ProSun è convinta che l’Europa avrebbe dovuto continuare ad imporre le tariffe per salvaguardare il mercato del Vecchio Continente, perchè c’è ancora il rischio che la Cina possa vendere sottocosto i pannelli solari.

Ricordiamo che era stata proprio Eu ProSun, nel 2012, a sollecitare una decisione Ue in merito alla questione.

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