Energia

Che cosa faranno i Caschi gialli per l’energia italiana

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Il 16 marzo a Ravenna si riunirà ancora una volta il popolo dell’energia italiana nella “Manifestazione Nazionale: energia lavoro, ambiente”. L’articolo di Filippo Onoranti

Il 16 marzo a Ravenna si riunirà ancora una volta il popolo dell’energia italiana nella “Manifestazione Nazionale: energia lavoro, ambiente”. L’evento sarà condotto sotto l’insegna del casco giallo, divenuto simbolo dell’impegno e della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori contro il blocco della ricerca e della produzione di gas naturale italiano.

Ciò che anima la riflessione che seguirà è il desiderio – forse ardito – di rispondere ad una domanda: “Perché manifestare contro un provvedimento già emanato?”.

Perché non ci possiamo permettere comportamenti – assolutamente comprensibili – di sdegnato distacco. Perché quando il gatto non c’è i topi ballano, e a venir rosicchiata oggi è l’economia italiana. Il logorio nasce dalla perniciosa azione congiunta dei ministeri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dell’ambiente. Il triumvirato a cinque stelle che li presiede sfoggia invece una grande competenza (mediatica), orientandola al consolidamento del proprio consenso ed immolando come agnello sacrificale le infrastrutture strategiche del paese.

Manifestare è mostrare che non si è fiaccati da un uso malevolo del potere e delle competenze. Farsi scudo con un uso fittizio della democrazia diretta è un trucco che non incanta tutti; a più riprese e su più fronti è stato chiesto di aprire ad un dialogo, dall’appello dei lavoratori del 9 febbraio alla lettera del consigliere regionale Gianni Bessi, sono stati strategicamente ignorati e passati sotto silenzio. Manifestare è anche l’unico modo per non accettare una imposta condizione di sudditanza al potere imposto; chi tace è infatti complice e questo – che è vero per ciascuno – vale in misura maggiore quando a tacere sono i partner di governo. Tutto è politico. Ma i fatti non hanno colore.

Sono fatti – con un costo tremendamente alto e che non sarà la politica ma la società a dover pagare – i blocchi che stanno frenando la nostra economia: dal passante di Bologna alla Tav, all’uso del gas naturale italiano. Le commissioni di valutazione sono un altro trucco viziato all’origine dalle opinioni del committente. Per dirla con una battuta: si può far valutare una steackhouse da un comitato di vegani?

L’analisi della realtà resta la terapia più efficace contro i falsi miti delle narrazioni dominanti. Con questi si prova a frammentare il corpo sociale, facendo leva su particolarismi emotivi e costruendo così ad arte un “noi” e un “loro” come se la società (e l’economia) non fosse unica. Divide et impera sembra l’unica nozione di storia nota ai nostri governanti… Non chinare il capo, non smettere di negare la falsità è l’unica risposta possibile e per molti versi anche un dovere civile. Anche perché nessuno può sentirsi al sicuro dalla ghettizzazione: oggi tocca all’oil&gas, ma domani? Nessuno può sapere quale sarà la prossima vittima sacrificata sull’altare dei consensi di parte.

Esistono alternative alla testimonianza del vero? Forse chiedere la grazia o diventare aguzzini. Esserci è un esercizio di libertà, di democrazia e di potere, per opporsi al potere di chi sbatte il pugno sul tavolo; di chi si sottrae al dialogo negando la dignità ai propri interlocutori.

Anche se siamo un paese che rischia di finire in mutande la libertà è continuare a puntare il dito sul re nudo.

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