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Terremoto Ravenna, ecco tutte le stupidaggini dei complottari anti trivelle

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É l’una di notte circa (vivo a Ravenna), poco fa una ruggente scossa di terremoto mi ha tirato giù dal letto e non faccio tempo a godermi qualche minuto di sano – e per una volta legittimo – spavento, che già mi girano le scatole.

La “botta” è stata forte, forse anche la più forte che abbia sentito ma con ancora il batticuore è improbabile essere obiettivi. Accendo la televisione alla ricerca di qualche informazione, più che altro per distrarmi dal lampadario della cucina che dondola insistentemente. Scopro che il digitale terrestre ha preso il tremito della terra quasi peggio di me ed è in sciopero. Tento allora la fortuna con internet, ma sono passati meno di 5 minuti e non ottengo soddisfazione; è a questo punto che commetto un errore da dilettante dei media: apro Facebook… Prima ancora che l’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia diffondesse qualche dato, i complottari di tutto il mondo si erano già uniti riuscendo nella funambolica impresa di collegare: terremoto, estrazioni petrolifere in alto Adriatico, tsunami e Salvini.

Per dovere civico ne commento una soltanto: il sottosuolo della riviera abbonda di ottimo gas naturale ma in alto Adriatico, di petrolio, non se n’è mai vista l’ombra. La folle e spregiudicata distanza dalla ragione mi fa molta più paura dei capricci della terra. Non è la paura di un frastuono improvviso; piuttosto rende scomodo il cuscino come lo spettro di una malattia.

Di questo male, che prende in questa occasione il nome di complottismo e che altro non è se non una forma di fanatismo, mi terrorizza l’efficienza. È sempre pronto a dissetare gli sventurati che ne vanno in cerca. Ma cosa cerca un fanatico? Una cura al dubbio. Una risposta facile che non trascuri di ordinare nessuno dei tasselli di cui gli importa, una volta e per tutte. Questo desiderio è antico come l’uomo. Marx sentenzia che sia all’origine delle religioni, Platone lo riconosce come malattia mortale dello Stato; oggi le chiamiamo camere dell’eco: il centro di gravità permanente cantato da Battiato. Sono luoghi dell’anima deputati a dispensarci dalla fatica di mutar consiglio, di rivedere le nostre posizioni, di esaminare le alternative al sentiero che sceglieremmo d’istinto. La cura per il dubbio diventa patologica per la società proprio realizzando il sogno dell’individuo di sconfiggere il più umano dei patimenti, così come una cellula quando sconfigge la morte che è programmata al suo interno evolve in tumore.

L’atrocità di questo fenomeno è la sua banalità. A questa si unisce il fatto che nessuno ne è davvero immune. Prendo come cavia le mie stesse opinioni: non so cosa potrei studiare, e con quanta dedizione, prima di persuadermi (autonomamente) che le scosse di poco fa sono state causate dalle piattaforme gasifere. Forse – e questo è quello che mi spaventa più di tutto – potrei acconsentire a questo che riconosco ora come irragionevole complottismo – se qualche autorevole consorzio di accreditati scienziati mi mostrasse solide ricerche. Si perdoni la sovrabbondanza di aggettivi, ma mai come in questo caso sono lontani dall’essere retorici. Senza autorevolezza, ossia il riconoscimento fondato di un’autorità, unito alla consapevolezza della sua insuperabile parzialità. Nulla che sfoci nel paternalismo e che manifesti l’intenzione di sostituirsi alle altrui coscienze ma una guida che mostri sentieri già battuti e tracciati con metodo. Senza la solidità del metodo che solo la ragione e la condivisione possono mantenere vitale, le opinioni sono solo espressioni di individualità indisciplinate. Il sapere è quasi il contrario dell’individualità, che è invece sovrana dell’opinione (e questa non è una mia opinione ma di Aristotele, che quanto ad autorevolezza non scherza affatto!). Il rischio è che il dubbio fiacchi lo spirito al punto da confondere autorevolezza con autoritarismo. Basta un attimo. Come quando ci si distrae e si manca uno svincolo in autostrada; tornare indietro è un lavoraccio e potendo evitare di farlo… .

È una trappola confortevole, crea aggregazione tra tutti quelli che ci sono capitati dentro e talvolta ha persino una qualche lontana parentela con la verosomiglianza (non il caso di tsunami a Marina di Ravenna causati da estrazioni petrolifere, sia chiaro). Il discorso sarebbe lungo, complesso, tanto noioso quanto cruciale, specialmente per un paese come il nostro, funestato da un’epidemia di analfabetismo funzionale prossimo al 50% e che spiega quasi da sè tanto lo scenario politico attuale che quello economico.

Non so se esistano cure per i dubbi, certo non lo è il sapere che mentre si espande estende i confini dell’ingnoto, inimmaginabile fino ad un’attimo prima. “Chi dubita sa, e sa il più che si possa sapere”.

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