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Perché il Sole di Confindustria ustiona Draghi per la tassa sugli extraprofitti energetici

Extraprofitti

Il Sole 24 Ore pubblica un’analisi molto critica della tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. Confindustria, che controlla il quotidiano, l’aveva definito un contributo “a rischio di impugnative costituzionali”. Tutti i dettagli

 

Oggi Il Sole 24 Ore – il cui editore, il Gruppo 24 Ore, è controllato da Confindustria – ha ospitato un contributo di Paolo Puri, professore di Diritto tributario all’Università del Sannio, molto critico verso la cosiddetta “tassa sugli extraprofitti”. Indicata formalmente come “Contributo straordinario contro il caro bollette”, si tratta appunto di una tassazione sui profitti “straordinari” (così li definì il presidente del Consiglio Mario Draghi) registrati dalle società energetiche negli ultimi sei mesi grazie all’aumento dei prezzi delle materie prime.

COME FUNZIONA IL PRELIEVO DEGLI EXTRAPROFITTI

La base imponibile del prelievo viene calcolata a partire dal saldo tra le operazioni attive e quelle passive (al netto dell’IVA) nel periodo 1 ottobre 2021-31 marzo 2022, e il saldo nel periodo 1 ottobre 2020-31 marzo 2021.

Se l’incremento del profitto è superiore a 5 milioni di euro, verrà applicato un contributo del 10 per cento.

L’obiettivo del governo è raccogliere, attraverso questa misura, 4 miliardi di euro, da utilizzare per contenere l’impatto dell’aumento del costo dell’energia sulle imprese e i consumatori.

UN TRIBUTO NATO MALE, SECONDO PURI

Secondo Puri, “ci sono tributi che nascono male già dalla scelta dell’appellativo”, perché nella norma sugli extraprofitti – scrive –  “non si [fa] mai riferimento al termine «profitto» che, d’altra parte, nulla avrebbe a che fare con un contributo che colpisce «l’eccedenza di valore aggiunto» fra un semestre e un altro, piuttosto che la differenza fra costi e ricavi come invece evocherebbe il concetto di profitto”.

“Anche il termine «contributo»”, prosegue il professore, “appare incoerente se, nella sua declinazione applicativa, non riesce a raggiungere lo scopo solidaristico del trasferimento della ricchezza prodotta dalle imprese avvantaggiate a favore dei soggetti colpiti dalla crisi energetica. Uno scollamento tra funzione e struttura del contributo che, come osservato dai tecnici del Senato, potrebbe minarne la tenuta costituzionale, indipendentemente dalla questione etimologica”.

Puri scrive che la tassa confonde il profitto (“che evidentemente può rappresentare una ricchezza imponibile”) con un margine lordo invece inespressivo di capacità contributiva.

APPROCCIO SBAGLIATO

Puri ritiene che la misura si basi su una errata selezione delle imprese “i cui extraprofitti risalgono a una speculazione sui prezzi di vendita della materia prima (alle quali la norma sembrerebbe naturalmente destinata), rispetto a quelle capaci di ottenere analoghi differenziali in virtù di maggior efficienza e penetrazione sul mercato”.

“Illogica”, secondo il professore, è anche la scelta di utilizzare, come metro di paragone per determinare l’esistenza di un extraprofitto, “un semestre caratterizzato da produzioni e consumi depressi dalla pandemia”: 1 ottobre 2020-31 marzo 2021, appunto.

L’ATTACCO DI CONFINDUSTRIA

Il mese scorso Confindustria fece sapere che la tassa sugli extraprofitti era “a rischio di impugnative costituzionali”. Su Rai Radio 1 il presidente dell’associazione, Carlo Bonomi, criticò il calcolo degli extraprofitti perché “calcolare la differenza tra le operazioni attive e passive nell’arco dei sei mesi (2021-2022 su 2020-2021) rischia di non intercettare i reali extraprofitti, perché vengono prese in considerazione anche operazioni o attività di natura straordinaria”.

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