Energia

Eni e Saipem 12000, ecco tutto quello che la diplomazia (non) ha fatto

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Fatti, novità e attese sul blocco di Saipem 12000 nell’articolo di Giusy Caretto


Venerdì 9 febbraio 2018 la nave Saipem 12000 noleggiata dall’Eni è stata bloccata nel Mar Mediterraneo orientale dalla marina militare della Turchia, mentre navigava verso Cipro per cominciare i lavori di perforazione ed esplorazione di un giacimento concesso al Cane a Sei Zampe da Nicosia, ma conteso dalla Turchia. Sono passati ormai diversi giorni e la situazione non si è ancora risolta.

Italia, Cipro, Grecia. Tutti gli attori colpiti dalla mattana di Erdogan hanno manifestato il loro dissenso alla mossa della Turchia, tutti si sono mossi per via diplomatica per provare a sbloccare la situazione. Ma la diplomazia, forse, è stata troppo diplomatica. Anche se persino gli Usa sono intervenuti. Ecco tutti gli ultimi aggiornamenti.

erdoganPERCHE’ L’ALT DELLA TURCHIA

Il governo turco ha spiegato che il sequestro della nave-piattaforma si deve al fatto che le attività di esplorazione si sarebbero dovute svolgere in una zona in cui erano in corso delle “attività militari”. Una scusa che poco regge: la Turchia infatti è interessata al gas cipriota e, soprattutto, a mantenere un ruolo di importanza strategica nel Mediterraneo (quale via per i gasdotti).

IL RUOLO DELLA FARNESINA

Fin dalle prime ore, la Farnesina ha avvisato che avrebbe seguito gli sviluppi “al più alto livello”, in raccordo con le ambasciate italiane a Nicosia e ad Ankara, ed è pronta a compiere “tutti i passi diplomatici possibili” per risolvere la questione.

Martedì 13 febbraio, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, ha incontrato a Kuwait City, a margine della riunione ministeriale della Coalizione anti-Daesh, il ministro degli Affari Esteri turco Mevlut Cavusoglu. In quella occasione, Alfano ha evidenziato l’importanza di individuare una soluzione condivisa nel rispetto del diritto internazionale e nell’interesse sia dell’Eni, sia dei Paesi della regione, sia delle due comunità cipriote.

LE PAROLE DI TAJANI

Dure le parole del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani:  “Ho parlato con il presidente cipriota e gli ho espresso la solidarietà della Ue. La Turchia viola le regole del diritto internazionale con una provocazione inutile”.

ANCHE LA GRECIA CONDANNA LE MOSSE DELLA TURCHIA

La condanna alla mossa greca è arrivata anche dalla Grecia, che in un comunicato ha definitivo la mossa della Turchia “provocatoria” e ha invitato Ankara a “desistere da ulteriori azioni illegali e rispettare gli obblighi che derivano dal diritto internazionale”.

COSA HA FATTO CIPRO?

Anche Cipro, diretto interessato, ha scelto la via diplomatica. Bisogna dare tempo alla diplomazia per ottenere risultati, in modo che vengano prese le decisioni corrette”, aveva commentato Nicos Christodoulides.

In questi giorni, infatti, pur coscienti di una certa emergenza nel risolvere la situazione, Cipro è stata sempre attenta a non offendere Ankara e si è ben guardata dal creare situazioni che potessero inasprire ulterioremnete i rapporti.

L’INTERVENTO AMERICANO

La questione ha interessato anche gli Usa di Donal Trump. Gli Stati Uniti, come riporta l’Agenzia Nova, riconoscono il diritto della Repubblica di Cipro di sfruttare le risorse naturali nella propria Zona economica esclusiva (Zee). La posizione di Washington non è cambiata e “le risorse di gas e petrolio, come tutte le risorse dell’isola, dovrebbero essere divise in maniera equa tra le due comunità nel contesto di una soluzione complessiva” alla questione cipriota, avrebbe commentato  un portavoce del Dipartimento di Stato di Washington, invitando “ad evitare azioni e retorica in grado di aumentare le tensioni nella regione”.

TurchiaUNA VOLTA NEI PROSSIMI GIORNI?

Le coraggiose mosse diplomatiche, però a nulla sono valse, come accennavamo. La nave Saipem è ancora bloccata. Forse qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi giorni: giovedì, come riporta il CyprusMail, infatti, dovrebbe scadere il Navtex(comunicazione tra imbarcazioni), ovvero il messaggio di Alt emesso dalla Turchia. Dopo due settimane di blocco e tanta diplomazia, la nave sarà autorizzata a ripartire?

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