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Ecco il piano del nuovo governo tedesco per le rinnovabili

Germania

Tutti gli obiettivi del ministro tedesco dell’Economia e del Clima, Robert Habeck, sull’energia. L’articolo di Pierluigi Mennitti

 

Un primo pacchetto di misure entro fine aprile e un secondo entro l’estate per accelerare lo sviluppo degli impianti per le energie rinnovabili.

È il piano straordinario annunciato dal ministro tedesco dell’Economia e del Clima Robert Habeck per mettere nel mirino un doppio obiettivo: raggiungere entro il 2030 la quota dell’80% di energia prodotta da fonti rinnovabili e fare della Germania un paese a neutralità climatica entro il 2045.

Una doppia scossa legislativa, necessaria – come ha detto il ministro verde in conferenza stampa – per recuperare il ritardo accumulato negli ultimi anni.

Dati alla mano, solo nel 2020 la Germania ha mantenuto fede agli impegni assunti di contenere del 40% le emissioni di gas a effetto serra: ma quello è stato l’anno più duro della pandemia, con un lockdown quasi totale che ha paralizzato per due mesi la vita economica e sociale. L’obiettivo non è stato più centrato nel 2021, e secondo le stime di Habeck, non lo sarà neppure nel 2022 e nel 2023.

Dunque è il momento di imprimere una vera svolta che, nelle ambizioni dei Verdi, porterà a triplicare la velocità con cui la Germania intende ridurre le emissioni nocive.

“Dobbiamo essere più veloci per recuperare il ritardo”, è stata la frase con cui il ministro ha presentato il suo piano.

C’è anche un motivo politico: nelle ultime settimane i Verdi erano finiti più volte all’angolo nei bracci di ferro all’interno della maggioranza sui temi energetici e di politica estera, spesso oramai intrecciati fra di loro. Tra ieri e oggi due colpi che li rimettono in sella, almeno di fronte ai propri elettori: il no a Scholz su un ammorbidimento della posizione tedesca sul nucleare nella tassonomia europea e la ripresa dell’iniziativa per le rinnovabili nelle mani di colui che è diventato l’uomo di punta del partito, il vice cancelliere Habeck.

Se sul primo punto – nucleare e tassonomia europea – la Germania rischia di fare un buco nell’acqua e di riscoprirsi ininfluente a livello europeo dopo molto tempo (è assai probabile che alla fine la Commissione Ue includerà l’atomo nella lista delle fonti energetiche necessarie alla transizione), sul secondo la partita è tutta da giocare.

“Ci sono voluti trent’anni per giungere al risultato di ricavare per il 42% energia da fonti rinnovabili”, ha aggiunto Habeck, “ora abbiamo otto anni di tempo per raggiungere l’obiettivo iscritto nel programma di governo, l’80% entro il 2030”. Sarà uno sforzo gigantesco, anche perché bisognerà invertire la tendenza che, negli ultimi anni, si è mossa in senso opposto, come dimostra ad esempio il rallentamento degli investimenti per i parchi eolici e addirittura il blocco per quelli offshore. Solo due Länder (Schleswig-Holstein e Assia) hanno seguito la direttiva di fornire quasi il 2% del proprio territorio per impianti eolici.

Per questo il piano di Habeck prevede l’aumento dei bandi di gara per l’energia elettrica rinnovabile da eolico e solare e norme per preparare il terreno alla realizzazione di nuovi impianti. Previsto, ad esempio, un obbligo per l’installazione di impianti solari sui nuovi edifici commerciali, misura che dovrebbe diventare la regola anche per quelli di abitazioni private e condomini. Aspetto quest’ultimo su cui c’è però la frenata dell’Fdp, scettica su obblighi per nuovi edifici abitativi privati.

L’annuncio di Habeck casca però nel momento in cui i prezzi dell’energia sono schizzati alle stelle, riportando in primo piano anche il tema della sostenibilità sociale della transizione energetica. Punto su cui l’Spd non ha troppa intenzione di lasciare ai Verdi il pallino della regia.

Così, appena qualche minuto prima della conferenza di Habeck, il partito del cancelliere Scholz ha proposto la costituzione di una Commissione specifica: “La transizione energetica è un enorme progetto di trasformazione”, ha detto un peso massimo dei socialdemocratici, il ministro regionale di Ambiente ed Energia della Bassa Sassonia Olaf Lies, “per il cui successo è di grande importanza l’accettazione non solo economica, ma anche sociale”.

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