Il gruppo anglo-australiano Rio Tinto ha avviato delle trattative preliminari per l’acquisizione della società anglo-svizzera Glencore, che andrebbe a creare la compagnia mineraria più grande al mondo con un valore di mercato combinato di quasi 207 miliardi di dollari.
COSA (NON) SAPPIAMO
Per il momento, le aziende hanno diffuso pochi dettagli sulla loro eventuale fusione: non si sa, ad esempio, quali asset saranno interessati dall’operazione né chi sarà a guidare la nuova società. Quanto alle modalità, Rio Tinto dovrebbe procedere all’acquisizione totale o parziale di Glencore, ma non è stato specificato se sarà previsto un premio.
Non si tratta nemmeno della prima volta che le due società si ritrovano a negoziare una combinazione delle loro operazioni. Sul finire del 2024 era stata Glencore ad approcciare Rio Tinto, ma l’affare non andò in porto. Stavolta, Rio Tinto avrà tempo fino al 5 febbraio per presentare a Glencore un’offerta formale o per comunicare che non intende procedere oltre.
LA REAZIONE DEI MERCATI
A giudicare dalla reazione dei mercati, gli investitori di Rio Tinto non sono troppo convinti della bontà dell’operazione, ritenendola troppo costosa. Le azioni del gruppo anglo-australiano sono infatti calate del 6,3 per cento, mentre il titolo di Glencore ha guadagnato il 6 per cento.
QUANTO VALGONO RIO TINTO E GLENCORE
La capitalizzazione di mercato di Rio Tinto ammonta a 142 miliardi di dollari, mentre quella di Glencore a 65 miliardi. Fondendosi, riuscirebbero a superare la valutazione del gruppo australiano Bhp – attualmente la compagnia mineraria più grande al mondo -, di 161 miliardi.
TRA RAME E CARBONE
Il “matrimonio” tra Rio Tinto e Glencore sarà incentrato sul rame, un metallo richiestissimo per via della sua elevata conducibilità elettrica e termica, che lo rendono indispensabile nei cavi per gli impianti energetici e i data center. Questa settimana i prezzi del rame hanno superato i 13.000 dollari alla tonnellata, un record, e secondo S&P Global la domanda mondiale aumenterà del 50 per cento entro il 2040, senza però essere supportata da un aumento significativo dell’offerta: la società stima un deficit annuale di oltre dieci milioni di tonnellate.
Sia Glencore che Rio Tinto possiedono grandi siti estrattivi di rame. Acquisendo la società anglo-svizzera, ad esempio, Rio Tinto si garantirebbe una quota della miniera di Collahuasi in Cile, uno dei depositi di rame più ricchi al mondo. D’altra parte, Glencore è parecchio attiva nel settore del carbone mentre Rio Tinto – essendo già uscita da questo settore nel 2018, e volendo mantenere una struttura snella e focalizzata sulle attività principali – potrebbe non sapere che farsene. Gli investitori di Rio Tinto difficilmente gradiranno un ritorno al carbone: il futuro dell’operazione con Glencore, insomma, potrebbe essere determinato da questo combustibile fossile.




