Mentre gli incidenti di Chernobyl e Fukushima avevano frenato per anni l’entusiasmo per l’energia nucleare, oggi il vento sta cambiando rapidamente.
Le tensioni geopolitiche, la necessità di elettricità affidabile per l’industria e l’intelligenza artificiale, e la lotta contro i cambiamenti climatici stanno spingendo molti paesi a rivedere le proprie strategie energetiche.
Un ritorno forte del nucleare sembra ormai inevitabile, sia nelle Americhe, in Europa che in Asia, sostenuto da ragioni di sicurezza energetica, indipendenza e basse emissioni di carbonio.
Un recente approfondimento dell’Associated Press fa il punto della situazione a livello globale, rimarcando dove il nucleare avanza e dove ci sono ancora tentennamenti o chiusure nette.
Un cambio di rotta
Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), è convinto da tempo che ci sarebbe stata una ripresa del nucleare. Dopo il deflagrare della guerra in Medio Oriente, ha dichiarato senza mezzi termini: “Sono al 100% sicuro che il nucleare sta tornando”.
Secondo Birol, il nucleare viene visto come un sistema di generazione elettrica sicuro e il suo ritorno sarà “molto forte” in tutto il mondo.
Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), ha aggiunto che il momentum attuale deriva dalla crescente consapevolezza che serve elettricità affidabile e a basse emissioni per soddisfare la domanda energetica mondiale in crescita.
Stati Uniti: il colosso che punta a quadruplicare la capacità
Gli Stati Uniti restano il più grande produttore di energia nucleare al mondo, con 94 reattori operativi che generano circa il 30% dell’elettricità nucleare globale.
Il governo sta peraltro accelerando gli sforzi per sviluppare nuova capacità, con l’obiettivo ambizioso di quadruplicarla entro il 2050.
Thomas DiNanno, sottosegretario di Stato di Trump, ha sottolineato che “il mondo non può alimentare le sue industrie, soddisfare le richieste dell’intelligenza artificiale o garantire il proprio futuro energetico senza il nucleare”.
Cina: la corsa per diventare leader mondiale
La Cina opera già 61 reattori nucleari e sta guidando il mondo nella costruzione di nuovi impianti, con quasi 40 unità in fase di realizzazione.
Il suo obiettivo dichiarato è superare gli Stati Uniti e diventare il principale produttore di energia nucleare a livello globale.
Europa: “errore strategico” e tentativi di recupero
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha ammesso apertamente che è stato un “errore strategico”per l’Europa abbandonare l’energia nucleare.
Nel 1990 il nucleare copriva circa un terzo dell’elettricità europea; oggi è sceso intorno al 15%. Questa riduzione ha aumentato la dipendenza da combustibili fossili importati, mettendo il continente in una posizione di svantaggio, soprattutto dopo la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente.
La Commissione Europea considera ora il nucleare parte delle energie pulite, insieme a eolico e solare, per raggiungere gli obiettivi climatici.
Sta valutando inoltre lo sviluppo di Small Modular Reactors (SMR), reattori modulari di piccole dimensioni che dovrebbero entrare in funzione all’inizio degli anni 2030: più economici, più veloci da costruire e più flessibili rispetto ai reattori tradizionali.
Francia campione europeo
La Francia resta il paese più nucleare d’Europa. Con 57 reattori in 19 centrali, produce quasi il 70% della sua elettricità dal nucleare. Governi di ogni colore hanno sempre sostenuto questa fonte come pilastro dell’indipendenza energetica nazionale.
Nel 2022 il presidente Emmanuel Macron ha annunciato la costruzione di sei nuovi reattori ad acqua pressurizzata, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra e accelerare la transizione energetica.
Nicolas Goldberg di Colombus Consulting ha spiegato che la pandemia da Covid-19 e la crisi del gas provocata dalla guerra in Ucraina hanno messo in evidenza i limiti delle rinnovabili e la dipendenza europea dal gas, rafforzando la strategia francese di mantenere e prolungare la vita degli impianti nucleari esistenti.
Germania: chiusura irreversibile e rimpianti
Al contrario della Francia, la Germania ha spento gli ultimi tre reattori nucleari nel 2023, completando un percorso avviato da decenni sotto governi di diverso orientamento politico. Le proteste anti-nucleari, alimentate dagli incidenti passati, hanno spinto il paese a rinunciare a una tecnologia considerata insicura e insostenibile.
Il cancelliere Friedrich Merz ha ammesso di rimpiangere la decisione, ma l’ha definita “irreversibile”, perché gli operatori degli impianti hanno risposto che i lavori di smantellamento sono già troppo avanzati.
Anche se nel suo schieramento di centrodestra si parla di possibili future generazioni di small modular reactors, un vero ritorno sembra ancora lontano.
Altri Paesi europei
All’interno dell’Unione Europea le posizioni restano frammentate. Svezia e Finlandia hanno guidato il fronte pro-nucleare. Il Belgio ha fatto una svolta importante lo scorso anno, abrogando la legge che imponeva la chiusura dei reattori e prolungandone la vita utile.
Al contrario, la Spagna prevede di spegnere i suoi sette reattori tra il 2027 e il 2035. Austria e Italia hanno invece vietato l’uso del nucleare.
Russia: potenza nucleare domestica ed esportatrice
La Russia ha 34 reattori operativi, tra cui otto di tipo RBMK (lo stesso di Chernobyl), che rappresentano circa un quarto della produzione nucleare nazionale. Questi reattori sono stati profondamente modernizzati con l’aggiunta di misure di sicurezza per correggere i difetti di progettazione che contribuirono al disastro del 1986.
Mosca sta espandendo aggressivamente la propria capacità sia in patria, con nuove unità a Kursk, Leningrado, Smolensk, un impianto in Estremo Oriente e unità nucleari galleggianti, sia all’estero.
La Russia ha già costruito 20 reattori in vari Paesi di Europa, Africa, Asia e Medio Oriente, e ha firmato contratti per altri. Ha realizzato il primo reattore per la vicina Bielorussia, nonostante una parte del territorio bielorusso sia ancora contaminata dal fallout di Chernobyl.
Giappone e resto del mondo
Il Giappone ha riavviato 15 reattori dopo aver analizzato le lezioni del terremoto e dello tsunami che danneggiarono Fukushima nel 2011. Altri 10 sono in fase di approvazione per il riavvio.
In Africa, il Sudafrica possiede l’unica centrale nucleare del continente. La Russia sta costruendo un impianto in Egitto e diversi altri paesi africani stanno esplorando la tecnologia.
In Ucraina
L’incidente di Chernobyl avvenne il 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 esplose mentre l’Ucraina faceva ancora parte dell’Unione Sovietica. La contaminazione colpì vaste aree e diffuse radiazioni in tutta Europa.
Oggi l’Ucraina dipende dal nucleare per circa la metà della sua elettricità. Dopo l’invasione russa del 2022, le centrali nucleari ucraine hanno assunto un ruolo ancora più critico.





