Energia

Rifiuti nucleari, a che punto siamo con il deposito nazionale

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Che cosa ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa, sul deposito nazionale di scorie nucleari e il parco tecnologico collegato

Ancora troppi ritardi sul deposito nazionale di scorie nucleari e il parco tecnologico collegato. Ma forse comincia a intravedersi uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, almeno stando alle parole del sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa, che in commissione Industria al Senato la scorsa settimana ha rilanciato il percorso di pubblicazione della Cnapi (la Carta delle aree idonee alla costruzione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari): “È a buon punto”, se si considera il fatto che l’iter è partito nel 2015 e “il tempo perso nella scorsa legislatura”. Per questo “si ritiene auspicale che la pubblicazione della Cnapi avvenga entro i prossimi 6-9 mesi”.

COS’È LA CNAPI

La CNAPI è la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il Deposito Nazionale – che raccoglierà tutte le scorie nucleari italiane – e il Parco Tecnologico (per studio e ricerca), nella quale sono individuate le aree le cui caratteristiche soddisfano i criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29 di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) oltre che i requisiti indicati nelle linee-guida della IAEA (International Atomic Energy Agency).

Come indicato nella Guida Tecnica “si intende per aree potenzialmente idonee le aree, anche vaste, che presentano caratteristiche favorevoli alla individuazione di siti in grado di risultare idonei alla localizzazione del deposito, attraverso successive indagini di dettaglio e sulla base degli esiti di analisi di sicurezza condotte tenendo conto delle caratteristiche progettuali della struttura del deposito”. Queste caratteristiche favorevoli si determinano sulla base di Criteri di Esclusione e di Approfondimento, che escludono le aree interessate da, ad esempio, elevato rischio vulcanico e sismico, fagliazioni, frane, alluvioni o che insistono su aree protette o insediamenti civili, industriali e militari.

IL NODO DELLA CLASSE SISMICA 2 (POI ESCLUSA)

Proprio sulla pubblicazione della Cnapi il sottosegretario ha ricordato l’esclusione delle aree con classe sismica 2 dalla mappa e la richiesta di modifica della Cnapi lo scorso 1° aprile al Mise proprio in tal senso, “che sarà trasmessa nei prossimi giorni dalla Sogin all’Isin per le procedure di verifica e validazione”.

Nel mese di ottobre 2018 il MiSE aveva, infatti, richiesto all’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) di indicare la specifica classe sismica associata alle aree ritenute idonee nell’ultima proposta di CNAPI (Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee alla localizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi), predisposta dalla Sogin. Dopo aver visionato l’elenco, il MiSE, su indicazione del sottosegretario Crippa, ha richiesto all’ISIN, lo scorso mese di febbraio, di apportare delle modifiche alla CNAPI, escludendo preventivamente dalla aree potenzialmente idonee alla realizzazione del Deposito, quelle classificate in zona sismica 2 “in cui forti terremoti sono possibili”. L’ISIN ha poi risposto al Mise accordando la finalità di prevenzione della richiesta e affermando che non sussistono motivi per non procedere con la modifica relativa all’esclusione delle aree classificate in zona sismica 2.

DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA CARTA AL VIA L’ITER PER IL DEPOSITO NAZIONALE

Nel corso del suo intervento in commissione a Palazzo Madama, Crippa ha poi spiegato che una volta pubblicata la Carta “potrà partire l’iter per la costruzione del Deposito nazionale” che prevede “una prima fase di consultazione pubblica” con i soggetti e le popolazioni interessate. Intanto, giovedì “è stata convocata la prima riunione del Tavolo permanente istituito al Mise per il coordinamento e il monitoraggio dell’attività di decommissioning”, che si è occupata di “stabilire le modalità di funzionamento del tavolo”, come ha spiegato il sottosegretario. Ma anche per capire, “se la capacità organica dell’Isin è in grado si supportare la mole di lavoro” che si prospetta con questo nuovo impegno.

GIROTTO: COSTI LIEVITATI NEGLI ANNI

A lanciare un allarme simile ci aveva pensato anche il presidente della commissione Industria e commercio del Senato Gianni Girotto (M5s) a ottobre scorso precisando che “il quadro normativo su questo fronte si presenta non sufficientemente preciso ed esaustivo” e “le strutture di controllo non hanno, allo stato attuale, la dotazione organica idonea per fronteggiare con la massima competenza le emergenze connesse alle attività di decommissioning. In questa enorme patata bollente ereditata a causa del lassismo dei governi del passato – evidenziava -, desta preoccupazione poi la questione relativa ai costi” di gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari in Italia “le cui stime sono lievitate a 7,2 miliardi dai 6,8 previsti inizialmente”.

DAL 2001 AL 2017 IL PROGRAMMA DI SMANTELLAMENTO È STATO REALIZZATO PER UN TERZO DELLE ATTIVITÀ, COSTANDO 3,6 MILIARDI DI EURO

Girotto ricordava, in particolare, che dal 2001 al 2017 “il programma di smantellamento è stato realizzato per un terzo delle attività, costando 3,6 miliardi di euro, cioè il 50% del budget. A seguire – aggiungeva – vanno inclusi gli 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito di scorie nucleari e il costo di esercizio annuale non ancora stimato. In generale, le inadempienze e i ritardi nell’applicazione della direttiva europea in materia sono molteplici. Per questo è urgente completare – cosa mai fatta e che ci ha posto pertanto in procedura d’infrazione europea – la definizione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, comprendente tutti i tipi di combustibile esaurito e di rifiuti radioattivi soggetti alla giurisdizione nazionale, ed è quanto mai necessario rendere funzionale l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin). Sono passaggi non più rimandabili: riguardo a una questione così delicata l’Italia si è adagiata e si è perso troppo tempo, lasciando al loro posto dei rischi per i cittadini che non vogliamo far più correre loro. E’ nostro dovere, pertanto, conoscere tutti i particolari possibili sull’argomento e rimetterlo al centro dell’agenda politica”, concludeva Girotto.

PROGRAMMA NAZIONALE PER LA GESTIONE DEL COMBUSTIBILE ESAURITO PRIMA DELL’ESTATE

Nel corso dell’audizione il sottosegretario Crippa ha poi aggiunto che l’obiettivo è “chiudere il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito prima dell’estate”, specialmente considerando la procedura d’infrazione aperta verso l’Italia per la mancata trasmissione del Programma alla Commissione Ue. Per il sottosegretario l’obiettivo è di approvare il Programma, tramite dpcm, “prima dell’udienza di discussione davanti la Corte di Giustizia Ue, per neutralizzare le penalizzazioni della procedura d’infrazione”. Secondo quanto ha spiegato il sottosegretario il Mise ha proposto al Mattm una modifica al Programma nazionale che però “è ancora d approvare” che rende più flessibile la procedura consentendo la possibilità di smaltire “in sicurezza dei rifiuti radioattivi generati in Italia sia nel territorio nazionale sia, parzialmente, anche in impianti di smaltimento situati in un impianto di smaltimento di un paese membro dell’Unione europea o in un paese terzo sulla base di preventivi accordo conclusi gli stessi”.

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