Energia

Quella discontinuità che in Sogin continua a non esserci. L’intervento di Pirani (Uil)

di

Sogin

L’intervento di Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec, dopo le nomine ai vertici di Sogin

Non abbiamo niente di personale contro i nuovi vertici di Sogin designati due giorni fa, ma quello che non condivido è la logica che sta dietro alla scelta di Emanuele Fontani e Luigi Perri (nella foto) rispettivamente come amministratore delegato e presidente della società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi.

L’assemblea degli azionisti ha legittimamente compiuto una propria determinazione e chi scrive ha pubblicamente dissentito sintetizzando l’accaduto come una vera e propria continuità nel fallimento. Ma occorre spiegarsi meglio.

In Sogin occorreva una scelta di rilevante discontinuità col passato che riguardasse l’intero gruppo dirigente: l’ad, il presidente, tutto il cda. Insomma, ci voleva una profonda ristrutturazione rispetto alle gestioni precedenti, ma non se ne è fatto nulla.

I problemi sono tanti ma i vertici di questa società si sono particolarmente contraddistinti per una manifesta incapacità nella gestione dei rifiuti nucleari a causa di una vera e propria crisi di sistema e per una costante difficoltà di manutenzione dei siti, a cominciare dai sistemi di distribuzione elettrica, presenti presso gli impianti nucleari. Purtroppo, questo stato di cose è destinato a non cambiare.

Riguardo alla crisi di sistema della società in questione, i costi i complessivi, che traguardano la fine attività fino al 2050, ammontano ad un valore superiore ai 7 miliardi di euro. Per quanto concerne l’attività manutentiva, l’invecchiamento dei siti gestiti da Sogin, a causa degli enormi ritardi accumulati nel decommissioning, è sotto gli occhi di tutti e riguarda non solo gli impianti nucleari, ma anche quelli convenzionali: non facendo manutenzione su questi ultimi, si possono verificare sovente degli incidenti gravissimi.

La situazione è davvero insostenibile.

Le operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, la loro messa in sicurezza durante tutte la fasi dei lavori, il condizionamento dei rifiuti radioattivi, negli ultimi anni hanno accumulato notevoli ritardi; ciò ha comportato una crescita dei costi dai quasi 4 miliardi di euro preventivati nel 2008 ai 7,3 miliardi di euro del piano elaborato dall’ultima gestione. A questi vanno aggiunti più di 2 miliardi di euro per la realizzazione del deposito nazionale e per il conferimento di tutti i rifiuti stoccati in depositi temporanei. Si tratta di soldi che vanno sulle bollette elettriche e che pagano gli utenti.

Per dire dei ritardi, nel triennio 2016-2018 sono stati eseguiti lavori di smantellamento solo per un terzo di quanto previsto dal piano industriale del 2013. E per l’anno in corso, ad oggi sono stati eseguiti lavori di smantellamento per 25 milioni di euro rispetto ad un preventivo 2019 di 115. Si tratta di cifre che rappresentano una società statale che non funziona da tempo. E che purtroppo non funzionerà. Davvero nulla di personale, val la pena di ripetere, contro il duo Fontani-Perri che poco, o niente, potranno fare per sovvertire l’ordine inaccettabile delle cose.

L’assemblea degli azionisti, che risponde agli equilibri dell’esecutivo in carica, poteva e doveva agire diversamente. Non lo ha fatto ed ancora una volta il prezzo lo pagherà la collettività. Ci volevano, mai come ora, delle personalità differenti che conoscessero gli aspetti tecnici e gestionali, anche quelli più peculiari, della Sogin, in modo da poter rapidamente modificare in meglio il corso negativo delle cose. Non è andata così e dispiace.

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