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Quante e quali imprese stanno davvero diventando green?

Green Economy

Le imprese innovative: tra e-commerce e sostenibilità. L’analisi di Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere

 

Lo sviluppo della “Green economy” rappresenta un tema di estrema attualità che si contrappone ai modelli di sviluppo economico tradizionali, caratterizzati dallo sfruttamento delle risorse naturali senza considerarne il progressivo esaurimento e gli impatti che le attività industriali hanno sull’ambiente, sulla società e in ultima analisi sulla qualità della vita.

Lo sviluppo della Green economy è universalmente riconosciuto come la soluzione principale al problema, racchiudendo quindi tutti gli interventi sul sistema economico e produttivo globale volti a contenerne l’impatto ambientale.

Quindi, la Green economy non è un nuovo settore produttivo, un nuovo comparto che si aggiunge ad altri, si tratta, invece, di un nuovo modello di sviluppo. Pertanto tutti i settori economici hanno le potenzialità per poter essere “green” orientando i propri comportamenti produttivi verso una maggiore sostenibilità. Da qui deriva la difficoltà di identificare un perimetro di analisi per le imprese green.

Sebbene ci siano dei settori “privilegiati” che hanno la peculiarità di sviluppare e fornire prodotti e servizi che rendono maggiormente sostenibili le attività economiche e i comportamenti sociali (come i settori dell’energia, dei rifiuti e dell’inquinamento), al fine di cogliere la pervasività del fenomeno e fornire un’analisi sugli scenari di sviluppo legati alla Green economy si è deciso di fare riferimento ai dati delle startup e PMI innovative, le quali in fase di compilazione delle “vetrine” della propria attività possono dichiarare fino a 3 ambiti di interesse.

Quindi, per ogni impresa (startup o PMI) che compila la propria vetrina, abbiamo a disposizione fino a 3 ambiti di interesse legati alla propria attività, che vanno oltre i limiti dell’inquadramento in un settore di attività ATECO e permettono di individuare quelle imprese che tra le proprie priorità includono la sostenibilità e l’attenzione per l’ambiente.

Al fine di individuare le imprese “green” abbiamo sfruttato una lista di parole chiave da ricercare tra quelle fornite dalle imprese come “ambito di interesse”. Sulla base di queste parole, al 01/11/2021 sono state identificate 1.317 imprese (tra startup e PMI) che dichiarano di porre attenzione ai temi della sostenibilità (l’8,23% del totale).

La concentrazione maggiore di queste imprese è in Lombardia (25,7%) seguita da Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna  (con il 9,3% delle imprese per Veneto e Lazio e l’8,8% per l’Emilia-Romagna). A sud le prime regioni, per numero di startup e PMI che tra le loro attività di interesse includono quelle legate al tema della sostenibilità, sono Campania (con il 6,7%) e Puglia (con il 4,6%).

Per quanto riguarda i settori di attività ATECO di queste imprese, il 65,7% (865 imprese) rientra in “Altri servizi” (che include le sezioni ATECO da J ad U) e il 26,4% (348 imprese) rientra in “Industria in senso stretto” (che include le sezioni ATECO B, C, D, E). In quest’ultimo settore rientrano quelle attività definite “privilegiate”, che producono beni e servizi direttamente collegabili alla sostenibilità, questo evidenzia come in realtà il tema della sostenibilità sia trasversale e venga incluso tra le priorità di imprese operanti anche in settori non direttamente connessi al tema.

Per le startup e PMI è inoltre possibile (sempre grazie alla compilazione delle vetrine) avere un focus sul profilo innovativo delle imprese relativamente a:

  • Spesa in ricerca e sviluppo
  • Possesso di brevetti
  • Forza lavoro con titoli

che rappresentano i requisiti individuati dalla legge per poter iscriversi alla sezione speciale. Il 56,3% delle imprese green dichiara di effettuare investimenti in ricerca e sviluppo, il 30,6% di essere depositaria o licenziataria di brevetti e il 39,1% di avere un team altamente qualificato.

Emerge inoltre che le startup e PMI “green” sono prevalentemente di piccole dimensioni:

  • il 67,8% di imprese ha tra 0-4 addetti
  • il 59,8% ha un valore della produzione tra 0 e 100K euro
  • il 65,4% ha un capitale sociale tra 5K e 50K euro

considerando le sole imprese che hanno dichiarato le informazioni in oggetto.

Infine, per quanto riguarda il profilo imprenditoriale, il 12% delle imprese è femminile, il 15,3% è giovanile (under 35 anni) e il 2,4% delle imprese è straniera (intese come imprese con presenza maggioritaria, forte o esclusiva determinata in base alla % del capitale sociale + % amministratori detenuta dai diversi profili).

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