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Smog in calo nel 2025, ma le città italiane restano lontane dagli obiettivi europei

Calano le concentrazioni medie annuali di biossido di azoto e di PM10 nelle città italiane, ma la diminuzione non basta a garantire il rispetto dei target europei per il 2030. Tutti i dati del rapporto MobilitAria 2026, presentato al Cnr

Migliora la qualità dell’aria nelle città italiane, ma il percorso verso gli standard europei e le raccomandazioni dell’Oms resta ancora lungo. È il quadro tracciato dal rapporto MobilitAria 2026, presentato al Consiglio Nazionale delle Ricerche, che analizza i dati relativi al 2025 nelle principali aree urbane del Paese e mette in evidenza una situazione “in chiaroscuro”. Da un lato segnali incoraggianti, dall’altro criticità persistenti, legate soprattutto al traffico e al modello di mobilità fortemente centrato sull’auto privata.

Nel 2025 si registra una riduzione delle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto e di PM10. Tuttavia, questo non basta a garantire il rispetto dei nuovi target europei previsti per il 2030, né dei valori più restrittivi indicati dall’OMS. Le concentrazioni di NO₂, PM10 e PM2,5 risultano ancora superiori ai livelli raccomandati, confermando come un problema strutturale nel contesto urbano italiano.

I SUPERAMENTI DEL PM10 A MILANO, NAPOLI, PALERMO E TORINO

A pesare, in particolare, sono i superamenti giornalieri del PM10. Nel corso del 2025, Milano ha registrato 66 giornate oltre i limiti consentiti, seguita da Napoli con 63, Palermo con 59 e Torino con 46, contro la soglia normativa di 35 giorni. Il fenomeno evidenzia inoltre picchi di inquinamento frequenti e pericolosi per la salute pubblica.

Anche sul fronte del biossido di azoto a Napoli si raggiunge una media annua di 38 microgrammi per metro cubo, mentre Milano e Torino si attestano intorno ai 32, quando il futuro limite europeo è 20 microgrammi. Si tratta di concentrazioni principalmente legate al traffico veicolare.

IL RAPPORTO AUTO-ABITANTI NELLE CITTÀ ITALIANE

Il rapporto evidenzia l’Italia tra i Paesi europei con il più alto tasso di motorizzazione, a Torino si contano 822 auto ogni mille abitanti, a Roma 701, a Catania 807, a Reggio Calabria 711 e a Napoli 610. Anche le città con valori più bassi, come Venezia e Genova, rimangono sopra gli standard europei, segno di una dipendenza diffusa e radicata.

Questa forte presenza di veicoli privati si accompagna a un ritardo strutturale del trasporto pubblico locale. Nelle principali città europee, l’offerta è mediamente doppia rispetto a quella italiana in termini di posti disponibili per abitante e di chilometri di rete ferroviaria. In Italia il settore sconta anni di sottofinanziamento e una dotazione infrastrutturale insufficiente, soprattutto su ferro.

LE DIFFERENZE TRA NORD E SUD

A questo si aggiungono forti differenze territoriali. Il rapporto sottolinea una mobilità più sostenibile a velocità diverse tra Nord e Sud e anche all’interno delle stesse città. Nel Centro-Nord maggiore diffusione del trasporto pubblico e della mobilità attiva, nel Mezzogiorno scarsità di infrastrutture alternative e dipendenza dall’auto privata. Lo stesso vale per la ciclabilità: Venezia e Bologna presentano una rete più sviluppata, in molte realtà del Sud le piste ciclabili sono quasi assenti.

COSA PREVEDE IL PIANO NAZIONALE PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELL’ARIA

In questo scenario, il Piano di Azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria 2025-2027 prevede interventi integrati su mobilità, energia, agricoltura e riscaldamento, ma la capacità di attuazione andrà verificata.

La sfida sarà trasformare i segnali di miglioramento del 2025 in risultati strutturali nel trasporto pubblico, nella mobilità elettrica, nelle infrastrutture ciclabili e nei modelli “Città 30”, dove la velocità ridotta favorisce sicurezza e sostenibilità. “Il Piano rappresenta uno strumento centrale proprio per colmare questo divario e superare le procedure di infrazione che l’Italia ha ricevuto dall’Europa per i superamenti di PM10 e biossido di azoto”, dichiara Francesco Petracchini, direttore Cnr-Dsstta. “È un piano che mette a sistema interventi su mobilità, energia, agricoltura e riscaldamento: il punto decisivo è garantirne un’attuazione efficace e coordinata”.

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