Via Domenico Cempella è un nuovo tassello toponomastico dell’aeroporto di Fiumicino. Un doveroso omaggio che Enac e il suo presidente, Pierluigi Di Palma, ha voluto rendere all’ex amministratore delegato Alitalia scomparso cinque anni fa. Un riconoscimento non scontato, visto che è la prima volta che accade nella storia dell’aviazione italiana.
Il nome Alitalia, del resto, resterà legato sempre a tre nomi: Bruno Velani, il capoazienda dell’avvio della compagnia aerea, Umberto Nordio, il presidente degli anni Ottanta che voleva comprare Aerolinas Argentinas, e, appunto, Domenico Cempella, il manager del prodigioso risanamento industriale e l’uomo che per primo comprese come in Europa stava terminando la stagione delle compagnie di bandiera e occorreva lavorare a una integrazione internazionale. Il famoso progetto di fusione con Klm che per l’epoca era qualcosa di visionario, ma ci torneremo.
LA GAVETTA A CIAMPINO
Per raccontare Domenico Cempella occorre partire dall’inizio, dal 1957. Il ventenne Domenico, da poco orfano di padre, viveva in un pensionato universitario, quando fece domanda di assunzione alla compagnia di bandiera. Fu preso per un periodo di prova, contratto di due mesi, con paga decurtata in quanto minorenne, visto che all’epoca la maggiore età si conseguiva a 21 anni.
Prima mansione addetto al check-in all’aeroporto di Ciampino (lo scalo di Fiumicino avrebbe aperto solo quattro anni dopo). L’apprendistato fu subito sul campo. Il suo tutor, chiamiamolo così, lo accolse con uno sbrigativo: “Guarda, questo è un biglietto aereo. Quando si presenta il passeggero tu te lo fai consegnare, strappi questa parte, pesi il suo bagaglio e lo fai imbarcare. Io torno tra un po'”. Detto ciò, l’impiegato senior sparì per riaffacciarsi a fine turno.
Comunque, Cempella se la cavò e ottenne la conferma al termine dei due mesi. Portò la madre a Roma, da Montefiascone, andando a vivere in un appartamento economico alla periferia della Capitale. Per riuscire a rientrare delle spese svolgeva il doppio turno, dalle 5.30 alle 21.30, con partenza da casa alle 3 di mattina. In questo incipit di storia professionale c’è la ragione del rispetto e della considerazione con cui, da dirigente prima e amministratore delegato poi, verrà sempre considerato dai colleghi. Per molti di loro, quando da capoazienda passava per l’aeroporto era sempre Mimmo.
SCALATA PROFESSIONALE
Nella sua carriera ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità, durante le varie gestioni Cesare Romiti, Umberto Nordio, Gianni Bisignani, da responsabile scali a capodivisione passeggeri, fu lui, ad esempio, a introdurre il frequent flyer – il MilleMiglia – nella compagnia.
Per diversi anni guidò anche Aeroporti di Roma da direttore generale, quando la società aeroportuale era ancora sotto il controllo di Alitalia. La compagnia di bandiera accompagnò la nascita e la crescita di varie società aeroportuali, con quote azionarie e Adr era parte della holding AZ. Per un breve periodo lasciò Alitalia e un aspetto poco conosciuto del curriculum di Cempella è la collaborazione che avviò in quel periodo con Raul Gardini. Tramite una intercessione di Gianfilippo Cuneo, i due si incontrarono a Parma durante una assemblea di Confindustria. Lì incontrai Gardini, disse a Cempella che era interessato al dossier della privatizzazione degli aeroporti e gli chiese se voleva lavorare su questo. La sua società Isa spa aveva da poco rilevato una quota di minoranza dello scalo di Forlì. Cempella, nominato presidente di Seaf preparò un piano industriale che prevedeva di puntare allo sviluppo del traffico cargo e a un accordo con la Repubblica di San Marino per fare dello scalo romagnolo l’aeroporto di riferimento della Repubblica del Titano.
Il progetto si fermò nel luglio del ’93 quando Cempella fu chiamato da Renato Cassaro dell’Iri per andare a guidare Autostrade. Anche quella esperienza non fu segnata dalla buona sorte, per la non facile convivenza con il presidente Giancarlo Elia Valori e una governance poco definita dall’azionista. In questo caso l’Iri propose a Cempella, dopo un paio d’anni, di tornare a occuparsi di trasporto aereo, diventando l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, che era nel frattempo uscita dal perimetro Alitalia.
ALITALIA TORNA A VOLARE
La seconda stagione in Adr di Cempella dura però pochi mesi perché la situazione in Alitalia si sta facendo sempre più critica. La gestione “americana” con il ticket Renato Riverso (ex Ibm) e Roberto Schisano (ex Texas Instruments) sta portando la compagnia verso il fallimento. Si parla di una possibile vendita a British Airways. Il clima è tesissimo, i sindacati in rivolta. L’Iri decide di voltare pagina e convoca Cempella. “La situazione della compagnia è fuori controllo. Lei è un uomo Iri e ora l’Istituto ha bisogno di lei. Se la sente di prendere la guida dell’azienda? Nessuno la conosce come lei”, gli dice il presidente Michele Tedeschi, con accanto il direttore generale Enrico Micheli, futuro sottosegretario alla presidenza del consiglio con Romano Prodi.
Cempella, dopo essersi preso 48 ore di tempo, risponde a Tedeschi “”Presidente, non torno in Alitalia per spegnere la luce. Rientro con l’obiettivo di risollevarla e farne una grande compagnia aerea”. “E’ anche il nostro programma”, conclude il presidente Iri.
Cempella realizza un piano molto ambizioso di turnaround, innanzitutto richiamando uno spirito di squadra con un team formato da Gianni Sebastiani, Claudio Carli, Marco Zanichelli, Franco Raffaele, Gianni Lionetti, Massimo Chieli, Mario Pascucci e i più giovani Giulio Demetrio, Fausto Palombelli, Giancarlo Zeni, Massimo Panagia, Giorgio Callegari, Massimo Polimeni.
Il piano punta sullo spegnere la tensioni sociali con un accordo storico nelle relazioni industriali, un pacchetto di azioni pari al 20% della compagnia viene distribuito ai dipendenti in cambio di un mancato adeguamento salariale e a una maggiore produttività. Nasce Alitalia Team, una compagnia con contratti più efficienti, in grado di rispondere alla concorrenza sempre più aggressiva per gli effetti della deregulation. Si avvia lo spostamento dell’hub da Fiumicino a Malpensa, come richiede l’azionista e la Commissione Europea. E, infine, il grande progetto di integrazione con l’olandese Klm.
Cempella, infatti, prima di tutti i suoi colleghi europei comprende con lucidità che l’epoca delle compagnie aeree di bandiera, sedute su posizioni di rendita, è finita, occorre andare verso dimensioni più grandi e il giardino di casa non è più la singola nazione ma l’Europa. Quando con Leo van Wijk, ceo Klm, inizia a delineare il progetto di fusione tutti gli occhi dell’industria sono puntati su Roma e Amsterdam. Air France, British Airways, Lufthansa, Swissair, Iberia, Sas tutti osservavano con interesse per capire se quella era la strada da seguire. Fino a quel momento si era assistito a delle acquisizioni, ma mai a una integrazione tra pari.
Il progetto poi naufragò quando gli olandesi, esasperati dall’inaffidabilità del Sistema Italia e dai continui cambi sulla ripartizione del traffico tra Malpensa e Linate (il progetto originario prevedeva di lasciare al city airport solo la navetta per Fiumicino) decisero di rompere unilateralmente l’alleanza. Fu una decisione repentina e inaspettata per Cempella che lo apprende una mattina alle 8 d Van Wijk dopo che il giorno prima avevano lungamente discusso dell’organigramma della nuova società, con la valorizzazione di manager sia italiani sia olandesi. Da due anni erano già attive le joint venture per le attività passeggeri (guidata dall’olandese Henry Essenberg) e cargo (guidata dall’italiano Mario Pascucci).
Fu un vero shock per Cempella che aveva lottato per quel progetto superando anche ostilità di alcune parti politiche. Il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, aveva fortemente protestato con il premier Romano Prodi per la scelta olandese, chiedendo invece il matrimonio con Air France, per affinità elettive con la Francia di Jospin delle 35 ore. Incalzato da Bertinotti Prodi convocò Cempella a Palazzo Chigi e gli chiese se poteva cambiare idea e l’amministratore delegato rispose “Romano, certo che possiamo cambiare, ma dovrai farlo con un altro capoazienda, perché io non sono disposto. Tutti i dati ci dicono che Klm è la scelta migliore”. Prodi, ascoltata l’obiezione, lo incoraggiò ad andare avanti con Amsterdam.
LA CERIMONIA A FIUMICINO
Una folla commossa ieri ha partecipato a Fiumicino alla cerimonia di intitolazione della via dedicata a Cempella. Sul palco sono intervenuti il presidente di Enac, Pierluigi Di Palma, l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, il chief innovation, strategic projects and vision di ITA Airways, Francesco Presicce, l’assessore del comune di Fiumicino Raffello Biselli, l’ex direttore generale di Alitalia, Gianni Sebastiani, e il figlio del manager, Pier Giorgio Cempella.
Troncone, nel precisare di non aver mai conosciuto personalmente Cempella ma di conoscere molto bene la sua storia e i suoi successi, ha sottolineato come sia per lui fonte di ispirazione, evidenziando “la grande spinta fatta anche di pensiero, di struttura, di disegno, di visione verso il progresso, verso costruire qualcosa di più grande attraverso naturalmente partnership, quindi allargando il perimetro per complesso che sia, sia infrastrutturale. A quell’epoca naturalmente c’era un progetto infrastrutturale un po’ diverso da quello attuale, allargando ovviamente il perimetro, cercando scala sul mercato con KLM. Questa grande spinta a persistenza è chiaramente quella che noi vorremmo sempre avere con noi per provare naturalmente a perseguire e percorrere la strada del progresso”.
Il figlio Pier Giorgio ha ricordato che il padre “è stato un manager talentuoso, ma soprattutto aveva una dote particolare, era intriso da un’umanità incredibile e aveva la capacità di ascoltare. Questo derivava dal percorso che aveva fatto in una compagnia dove era partito da impiegato a Ciampino per arrivare fino ai vertici. Sì, papà era l’amministratore delegato simbolo di Alitalia, come dice la targa, però tutte le cose che ha fatto, diceva sempre, non sarebbero state possibili senza il supporto di una squadra in cui lui credeva profondamente riconoscendone professionalità e competenza. Ha sempre creduto nella potenzialità dell’Alitalia e grazie a questa convinzione ha portato avanti dei progetti così importanti. Anche all’Aeroporto di Fiumicino papà era profondamente attaccato. Non passava giorno quando poteva, che non veniva nell’aerostazione e non si faceva due passi nei termini, dove tutti lo salutavano e lo riconoscevano e lo chiamavano per nomignolo, Mimmo”.






