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Quali sono gli obiettivi della direttiva Ue sulle case greeen

Casa Green

Vale 6mila miliardi di euro il patrimonio immobiliare italiano. Quali saranno gli impatti della direttiva che vuole far diventare più green la casa degli europei?

 

Il prossimo 9 febbraio inizierà la discussione in Commissione Ue della direttiva europea che vuole rendere più green le case degli europei entro il 2030. Una norma che dovrebbe vedere la luce non prima di sei mesi ma che già preoccupa, in Italia, i tanti proprietari di casa che dovranno adeguarsi.

IL PATRIMONIO IMMOBILIARE ITALIANO VALE 6 MILA MILIARDI DI EURO

Il patrimonio immobiliare italiano vale, secondo dati di Immobiliare, il portale per la locazione e la vendita di immobili, più di 6 mila miliardi di euro. Del resto più di 42,7 milioni di persone che vivono in Italia, il 72,5%, risiedono in in case di proprietà.

LE CONDIZIONI DEGLI IMMOBILI ITALIANI: IL 75% DEGLI IMMOBILI EDIFICATI PRIMA DEL 1991

La casa green non è una prerogativa dell’Italia. Il patrimonio immobiliare italiano è tendenzialmente datato e poco efficiente. A certificarlo sono i dati SIAPE elaborati nell’ambito dell’ultimo “Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici”. Dei circa 1,3 milioni di APE analizzati, il 75% riguarda immobili edificati prima del 1991 e dunque prima della legge 10/91, la norma finalizzata a migliorare i processi di trasformazione dell’energia, a ridurre i consumi di energia e a migliorare le condizioni di compatibilità ambientale dell’utilizzo dell’energia. Poco più del 3% degli APE analizzati è riferito a nuove costruzioni, quasi il 4% alle riqualificazioni energetiche e meno del 2,5% alle ristrutturazioni importanti. “Questo fa capire che l’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano è abbastanza carente – ha detto il presidente ENEA –. Tuttavia c’è una lieve riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche più infime (F e G), riprendendo la tendenza al miglioramento arrestatasi nel 2020”. Tra il 2020 e 2021 la percentuale di immobili nelle classi energetiche F e G si è ridotta di circa il 2%, in favore di quelle C-E (+0,5%) e quelle A4-B (+1,5%). Questi dati mettono in chiaro che più di metà del patrimonio immobiliare (classi G ed F) andrebbe ristrutturato entro il 2030, circa 12,2 milioni di edifici residenziali.

LA DIRETTIVA PER LA CASA GREEN FA PARTE DEL PROGETTO FIT FOR 55

La direttiva che vuole rendere le case italiane più green fa parte del progetto Fit for 55, una politica ambientale che, entro il 2030, vuole ridurre i livelli di Co2 del 55% rispetto ai dati del 1990. Gli edifici rappresentano il 40% del consumo energetico e il 36% dell’emissione di gas nocivi. La direttiva, dunque, punta a spronare gli stati membri affinché revisionino il patrimonio edilizio riducendo il consumo di fonti fossili e combattendo la povertà energetica nelle case come nelle città.

I CHIARIMENTI DI CIARÁN CUFFE: SI COMINCIA CON IL 15% DEGLI EDIFICI PIÙ INQUINANTI

In un’intervista al Sole 24 Ore Ciarán Cuffe, relatore al Parlamento europeo della proposta di direttiva che vuole rendere gli edifici europei più efficienti dal punto di vista energetico, ha chiarito alcuni aspetti nevralgici dell’atto normativo. Prima di tutto la proposta di direttiva presentata “prevede che ciascun paese individui il 15% del parco immobiliare più inquinante (appartenente quindi alla classe G) e che ne migliori l’efficienza energetica”. Nella proposta di direttiva “gli edifici con le peggiori prestazioni (cioè appartenenti alle classi G, F ed E), pubblici e non residenziali” devono raggiungere “la classe D entro il 2030”. Invece “gli edifici residenziali e di edilizia sociale hanno tempo fino al 2033 o più per raggiungere questo obiettivo”.

LE DEROGHE E LE ECCEZIONI PREVISTE DALLA DIRETTIVA EUROPEA SULLA CASA GREEN: TUTELATO IL PATRIMONIO STORICO

Le deroghe sono previste, come, per esempio, “una temporanea carenza di lavoratori” o nel caso in cui alcuni Stati membri “vogliano adeguare i requisiti di prestazione energetica per alcune parti del patrimonio edilizio”. Sono previste anche delle eccezioni che, assicura il deputato Ciarán Cuffe, tengono conto del patrimonio immobiliare storico del nostro paese. “Il testo della direttiva prevede eccezioni: gli immobili storici, quelli protetti (…) secondo la legislazione nazionale, saranno esentati dalle ristrutturazioni – dice l’eurodeputato -. La stessa definizione di immobile storico sarà demandata ai singoli Paesi membri, e non intendiamo chiedere di abolire leggi che attualmente proteggono i centri storici. In ogni caso, i monumenti non sono coperti dalla direttiva. Pertanto, non sono previsti requisiti per i monumenti nazionali”.

CREARE POSTI DI LAVORO NELL’ECONOMIA VERDE

L’eurodeputato, che smentisce le voci secondo le quali gli immobili molto inquinanti non potrebbero essere affittati o addirittura venduti, sottolinea che uno degli scopi della direttiva è creare posti di lavoro nell’economia verde. “Oltre a migliorare l’efficienza energetica e più in generale la sicurezza degli edifici, l’obiettivo è anche di creare nuovi posti di lavoro nel settore verde – ha detto Cuffe -. Molti si chiedono da dove giungerà il denaro. Ho parlato con molte istituzioni finanziarie che mi dicono: una volta che l’impianto legislativo sarà approvato, i flussi di denaro arriveranno”.

FEDERICA BRANCACCIO (PRESIDENTE ANCE): “SERVONO INCENTIVI STATALI”

Qualche giorno fa la presidente dell’Ance Federica Brancaccio ha sottolineato che un piano così “rivoluzionario” ha necessità del supporto di agevolazioni statali per la sua realizzazione. “Da mesi chiediamo una proposta di ampio respiro con obiettivi al 2030 e al 2050 – ha detto la presidente dell’Ance -. È giunto il momento di sedersi attorno a un tavolo per dare una prospettiva alla politica degli incentivi, senza fermarsi alle micro modifiche sui bonus o sulle cessioni dei crediti”.

UNA CASA PIÙ GREEN: I LAVORI REALIZZATI GRAZIE AL SUPERBONUS 110%

Dal 1° gennaio 2023 il superbonus 110 è andato in pensione, in favore del superbonus al 90% che, al momento, sembra essere molto meno appetibile e senza considerare che alla fine del 2023 gli incentivi scenderanno al 70%. Questo può far immaginare che sarà più difficile che i condomini trovino le risorse per lavori di ristrutturazione importati come il cappotto termico (il rifacimento delle pareti verticali) che ha riguardato il 26% degli interventi finanziati con il superbonus 110, la sostituzione degli infissi, il 18% degli interventi, o la coibentazione di soffitti e tetti. Quando l’unica agevolazione era l’ecobonus, che praticava uno sconto fiscale del 70% erano preferite ristrutturazioni meno costose come la sostituzione di serramenti, la sostituzione di caldaie a condensazione e solo dopo i lavori su pareti orizzontali.

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