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Casa green: perché la direttiva Ue preoccupa

Casa Green

L’Ue fissa i tempi per la direttiva sulla casa green: entro sei mesi il testo dovrebbe essere approvato. Fatti e approfondimenti

 

Una casa green non sarà più un vezzo per pochi ricchi ma un obbligo di legge. Il prossimo 9 febbraio la commissione Industria, Ricerca ed Energia (Itre) dell’Europarlamento dovrebbe riunirsi per votare il testo della nuova direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici.

COSA PREVEDE LA NUOVA DIRETTIVA SULLA CASA GREEN

Il testo della nuova direttiva vorrebbe obblighi di ristrutturazione stringenti per rendere gli edifici a uso abitativo efficienti dal punto di vista ambientale. L’efficienza energetica viene calcolata su una scala che va da A (più efficiente) a G (meno efficiente). Tutti gli immobili europei dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 2030, per poi raggiungere la classe D entro il 2033 alla classe D (il che richiede il taglio del circa 25% dei consumi). A presentare il testo l’eurodeputato irlandese Ciaran Cuffe (Verdi europei) che propone anche l’utilizzo del Fondo sociale per il clima e dei finanziamenti del Recovery, insieme ad ambiziosi target per le pompe di calore e incoraggiare i Paesi Ue a promuovere “ristrutturazioni di comunità” a livello di quartiere. La Commissione non ha ritenuto necessario introdurre sanzioni, lasciando ai governi nazionali questa possibilità.

LE ESENZIONI: IMMOBILI STORICI, SECONDE CASE ED EDIFICI DI CULTO

Sono previste alcune esenzioni a iniziare degli immobili qualificati “ufficialmente” come storici. Ciò significa che gli edifici tutelati dalle norme dei beni culturali non dovranno essere sottoposti a interventi di efficientamento energetico. Tuttavia nel nostro paese sono presenti molti edifici antichi all’interno dei centri storici, non tutti sottoposti a vincolo dalle belle arti. Altre esenzioni sono previste per gli edifici di culto, le abitazioni indipendenti inferiori a 50 metri quadrati e le seconde case (a patto che siano abitate per meno di quattro mesi l’anno).

COS’È FIT FOR 55

Fit for 55 è una politica ambientale che punta alla riduzione della Co2 del 55% entro il 2030, rispetto ai dati del 1990. Il rispetto di tali soglie non è più solo una buona pratica ma diventa un obbligo di legge. “Pronti per il 55%” è un pacchetto di proposte che mira a governare un adeguamento graduale ai livelli del 2030 al fine di:

  • garantire una transizione giusta e socialmente equa;
  • mantenere e rafforzare l’innovazione e la competitività dell’industria dell’UE assicurando nel contempo parità di condizioni rispetto agli operatori economici dei paesi terzi;
  • sostenere la posizione leader dell’UE nella lotta globale contro i cambiamenti climatici.

GLI OBBLIGHI AMBIENTALI DEL GREEN NEW DEAL

I target del Green News Deal sono ambiziosi. Dal 2030 deve essere abbattuto il 40% delle emissioni nocive di cui sono responsabili gli edifici a uso abitativo. “L’obiettivo del 40% di gas a effetto serra è attuato dal sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, EU Emissions Trading System, con gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati membri e l’uso del suolo, Land use, land use change and forestry Regulation – si legge sul sito della Commissione Europea -. In questo modo tutti i settori contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo del 40% sia riducendo le emissioni che aumentando gli assorbimenti”. In concreto significa che “gli edifici dovranno consumare poca energia, essere alimentati per quanto possibile da fonti rinnovabili, e non dovranno emettere in loco emissioni di carbonio da combustibili fossili”, ha spiegato Bruxelles illustrando la proposta di direttiva.

ENTRO SEI MESI L’APPROVAZIONE DELLA DIRETTIVA SULLA CASA GREEN

Sei mesi è il timing che si è data la presidenza di turno svedese dell’Unione europea per approvare la direttiva sulla “casa green”. L’UE vorrebbe arrivare al 2040-50 a zero emissioni da case e appartamenti. Questi ultimi sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni di gas a effetto serra nell’Ue, ciò significa che ridurre il loro impatto è un passaggio imprescindibile per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.

LE CONDIZIONI DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE ITALIANO

Ma quali sono le condizioni del parco immobili italiano? Non buone a sentire la presidente di Ance, Federica Brancacci. “L’Italia ha una posizione quasi unica visto che abbiamo un patrimonio residenziale di proprietà molto frazionata e frammentata, non appartenente a grandi società che lo affittano come spesso avviene all’estero – ha detto la presidente Brancacci al Sole 24 ore -. Se a questo aggiungiamo che è anche il patrimonio più vetusto d’Europa con un grande peso dei centri storici, è chiaro che gli obiettivi della direttiva creano problemi”.  La strada da seguire secondo Ance è quella degli incentivi statali strutturali. “Da mesi chiediamo una proposta di ampio respiro con obiettivi al 2030 e al 2050. È giunto il momento di sedersi attorno a un tavolo per dare una prospettiva alla politica degli incentivi, senza fermarsi alle micro modifiche sui bonus o sulle cessioni dei crediti”, ha aggiunto.

IL 75% DEGLI EDIFICI ITALIANI È ENERGIVORO

Una casa green è possibile in Italia? Secondo il monitoraggio Enea-CTI sugli attestati di efficienza energetica (APE) degli edifici a uso abitativo italiani il 75,4% rientra nelle classi E, F, G e in quest’ultima più di un terzo (35,3%). Oltre a questo il patrimonio immobiliare italiano è molto vecchio. “Ben il 74% dei nostri immobili – prosegue Federica Brancacci -, è stato realizzato prima dell’entrata in vigore della normativa completa sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica”.  Secondo i dati dell’Ance 9 milioni dei 12,2 milioni di edifici residenziali non sarebbero in grado di garantire le performance energetiche previste dalle nuove normative.

LA CRITICA DI FRATELLI D’ITALIA

Annuncia battaglia Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, alla direttiva sulla casa green. “Fratelli d’Italia mette in guardia dal tentativo dell’Unione europea di rifilare all’Italia, con la direttiva sull’ efficientamento energetico, una patrimoniale camuffata che va a ledere i diritti dei proprietari“, ha detto il deputato. “La proposta di subordinare la possibilità di vendita o fitto di un immobile appartenente ad una classe energetica alta è – aggiunge – una ipotesi irrealistica avverso cui abbiamo presentato un’apposita risoluzione in Parlamento”. La misura, secondo Foti, avrebbe “un impatto devastante sul mercato immobiliare, sui cittadini e sulle famiglie. L’Europa non può scaricare sulle famiglie italiane i costi della transizione energetica. Se si esagera sulla sostenibilità ambientale, senza neppure preoccuparsi di una adeguata gradualità temporale entro cui intervenire, si mette a rischio la sostenibilità sociale”.

LE PREOCCUPAZIONI DI CONFEDILIZIA PER LA DIRETTIVA SULLA CASA GREEN

Preoccupata per le ricadute sul mercato immobiliare e sul mercato delle ristrutturazioni anche Confedilizia. “I tempi ridottissimi determineranno una tensione senza precedenti sul mercato, con aumento spropositato dei prezzi, impossibilità a trovare materie prime, ponteggi, manodopera qualificata, ditte specializzate, professionisti ecc. Nell’immediato, poi, l’effetto sarà quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie – avvertono in una nota -. Per migliorare le prestazioni energetiche di milioni di edifici, è necessario porsi obiettivi realistici”.

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