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Pniec

Cosa non va nel nuovo Pniec

Il Pniec ha diversi punti deboli, al di là del nucleare: dove verrà installata la potenza fotovoltaica stabilita? E come si farà a raggiungere l'obiettivo sulle immatricolazioni di auto elettriche? L'analisi di Sergio Giraldo tratta dalla newsletter Out.

Il Governo ha presentato a Bruxelles il Piano nazionale energia e clima (PNIEC), che dovrebbe rappresentare la guida fondamentale per lo sviluppo del settore energetico italiano nei prossimi 25 anni.

Un documento di 491 pagine, criticatissimo dalle associazioni ambientaliste per due motivi: 1) l’inserimento del nucleare come obiettivo (7.600 MW al 2050); 2) gli obiettivi “deboli” sulle rinnovabili. Altre critiche riguardano l’iter seguito per la redazione del piano, che non avrebbero coinvolto adeguatamente la società civile.

Però, i punti deboli del piano non sono questi. Il nucleare può piacere o meno, ma non è l’argomento principale del piano, che invece punta alla riduzione delle emissioni cambiando sostanzialmente il panorama energetico. Ad esempio, al 2030 dovremmo arrivare a 79.253 MW di potenza fotovoltaica (oggi ne abbiamo 30.000 o poco più). Dove mettiamo i 50.000 MW che mancano, tenuto conto dell’irraggiamento, del territorio e dei vincoli di rete? Tutti in Sicilia? Che impatti ci sono sulle reti, visto che il consumo maggiore è al nord? Boh. Sarebbe bello che un contributo alla discussione arrivasse su questo.

Altro punto, l’auto elettrica. È abbastanza difficile pensare che l’obiettivo indicato nel PNIEC sia rispettato: al 2030 dovrebbero esserci 4,3 milioni di auto elettriche “pure” (non ibride plug-in né ibride), cosa che influisce sull’obiettivo di emissioni nei trasporti al 2030. Vorrebbe dire immatricolare in 7 anni, in media, poco meno di 600.000 auto elettriche all’anno, 2024 compreso. Ma nel 2023 le immatricolazioni di questo tipo di veicolo sono state 66.300. Come si pensa di colmare questo enorme gap? Boh.

Vi sono poi obiettivi di riduzione complessiva dei consumi energetici:

In ossequio alla direttiva sull’efficienza energetica (Direttiva (EU) 2023/1791) si pone un obiettivo di riduzione complessiva del consumo energetico. Un obiettivo che evidentemente non sarà raggiunto e che peraltro ha poco senso, anche perché vi sono alcune frasi sul “cambiamento dei comportamenti” nell’uso dell’energia che sanno di vecchio dirigismo.

Insomma, è chiaro che il nucleare non piace a tutti, ma gli aspetti deboli e critici del PNIEC sono altri e di questi bisognerebbe discutere. Per fare polemica sul nucleare è sempre stagione.

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